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SERGEY PROKUDIN-GORSKY

Non c’è modo migliore di predire il futuro che inventarlo. E qualcuno lo ha inventato prima ancora che potessimo definirlo futuro. E’ Sergey Prokudin-Gorsky (Murom, 1863 - Parigi, 1944). 22 maggio 1908, un chimico che aveva messo a punto un singolare quanto rivoluzionario sistema ottico per fotografare a colori un mondo al tempo possibile da restituire esclusivamente in bianco e nero, si reca nei dintorni di Tula e più precisamente in una località chiamata Yasnaya Polyana. Il chimico-fotografo, che fino a quel momento si era limitato a scattare scorci paesaggistici, ora ha davanti a sé il proprietario della tenuta; e il proprietario non è una persona qualunque ma il più grande scrittore russo, Lev Tolstoj. Lo scrittore è ormai un uomo anziano, ha una lunga barba bianca, le gambe accavallate, la schiena leggermente curva e guarda con moderata diffidenza quello strano affare con cui il fotografo si appresta a scattare. La fotografia ha tre ragioni per essere considerata straordinaria: la prima perché è un ritratto di Lev Tolstoj; la seconda perché è l’unico ritratto di Lev Tolstoj; la terza perché è il solo ritratto di Lev Tolstoj a colori. La fotografia di Tolstoj, definita senza retorica “il primo ritratto fotografico a colori senza l’intervento manuale del pennello del pittore” ebbe una popolarità senza precedenti al punto che lo zar di Russia Nicola II Romanov volle conoscere personalmente il realizzatore. Un passo indietro. Di che macchina fotografica disponeva Sergey Prokudin-Gorsky capace di realizzare foto a colori agli albori del secolo scorso? Una fotocamera grossa come un comodino che lui chiamava “lanterna” e su cui erano montati tre diversi obiettivi con altrettanti filtri colorati (rosso, giallo e blu) in grado di produrre tre immagini separate nella fotocamera, realizzando tutte e tre le esposizioni contemporaneamente e della stesso punto di vista, impressionate su lastra. Lo zar Nicola II è entusiasta, qualcosa del genere da quelle parti non si era mai vista. In altre nazioni sì (si pensi allo statunitense Frederic E. Ives, al tedesco Adolf Miethe o all’inglese Sanger Shepherd) ma in Russia questo genere di pionierismo proprio no. Nicola II è conquistato da quel “chimico che governa la luce” e finanzia un progetto che gli permetterà di conoscere le provincie e la gente del suo vasto impero attraverso quella innovativa invenzione fotografica. Prokudin-Gorsky, con in tasca un lasciapassare e una camera oscura finanziata ambulante dallo zar, viaggia dal 1090 al 1917 lungo l’impero, dalle praterie di Bukhara alle alture degli Urali, dalle steppe di Mugan alla fertile Georgia, dalla Siberia a Samarcanda fino alle umide provincie ambite dal Volga contribuendo fortemente alla conoscenza di un coacervo di etnie, costumi e religioni: l’impero russo conoscerà se stesso attraverso le fotografie a colori di Sergey Prokudin-Gorsky. Dura poco però, tutto è destinato a cambiare. Nello stesso anno la Rivoluzione d’Ottobre demolisce il regime zarista e instaura uno stato comunista. Della famiglia Romanov conosciamo il destino, Prokudin-Gorsky ripara all’estero con a famiglia. Con sé ha le fotografie. Molte, quelle considerate oggetto di spionaggio, non lasceranno mai quella che da lì a qualche anno si sarebbe chiamata Unione Sovietica; le lastre saranno ridotte in frantumi e mai più recuperate. Le altre fragili lastre di vetro, furono conservate nello scantinato di un edificio di parigino e lì rimasero fino al 1948 quando la Biblioteca del Congresso di Washington ne acquistò la proprietà dagli eredi. Il lavoro di Sergey Prokudin-Gorsky si era spinto velocemente verso la modernità, ne aveva fame, consegnando alla storia della fotografia opere che ancora oggi, dal punto di vista della qualità, reggono il confronto con le più moderne tecniche realizzative. Sergey Prokudin-Gorsky, “il chimico che governa la luce” è e resta un grande, e non solo della fotografia perché ha inventato il futuro prima che potessimo chiamarlo futuro.

 

Giuseppe Cicozzetti

 

foto Sergey Prokudin-Gorsky

 

 

There’s no better way to predict the future than to invent it. And someone invented it before we could even define it as a future.

It is Sergey Prokudin-Gorsky (Murom, 1863 - Paris, 1944). May 22, 1908, a chemist who had developed a unique and revolutionary optical system to photograph in color a world at the time possible to return only in black and white, he went near Tula and more precisely in a place called Yasnaya Polyana.

The chemist-photographer, who until then had limited himself to taking scenery, now has before him the owner of the estate; and the owner is not just any person but the greatest Russian writer, Lev Tolstoy. The writer is now an old man, has a long white beard, legs crossed, his back slightly bent and looks with moderate distrust that strange deal with which the photographer is preparing to shoot.

Photography has three reasons to be considered extraordinary: the first because it’s a portrait of Lev Tolstoy; the second because it’s the only portrait of Lev Tolstoy; the third because it’s the only portrait of Lev Tolstoy in color. Tolstoy's photograph, defined without rhetoric "the first color photographic portrait without the manual intervention of the painter's brush", had an unprecedented popularity to the point that the Russian tsar Nicholas II Romanov wanted to know the photographer personally.

Step back. What kind of camera did Sergey Prokudin-Gorsky have at his disposal capable of producing color photos at the dawn of the last century? A camera as big as a bedside table that he called "lantern" and on which were mounted three different lenses with as many colored filters (red, yellow and blue) can produce three separate images in the camera, making all three exposures simultaneously and the same point of view, impressed on the plate. Tsar Nicholas II is enthusiastic, something like that had never been seen in those parts.

In other countries, yes (think of the American Frederic E. Ives, the German Adolf Miethe or the English Sanger Shepherd) but in Russia this kind of pioneering does not. Nicholas II is conquered by that "chemist who rules the light" and finances a project that will allow him to know the provinces and the people of his vast empire through that innovative photographic invention. Prokudin-Gorsky, carrying a passport and a dark room financed by the tsar, traveled from 1090 to 1917 along the empire, from the prairies of Bukhara to the Ural highlands, from the steppes of Mugan to fertile Georgia, from Siberia to Samarkand until to the wet provinces coveted by the Volga, contributing strongly to the knowledge of a mix of ethnic groups, customs and religions: the Russian Empire will know itself through the color photographs of Sergey Prokudin-Gorsky. But it lasts little, everything is destined to change. In the same year the October Revolution demolished the tsarist regime and established a communist state. Of the Romanov family we know the fate, Prokudin-Gorsky repairs abroad with a family.

With him he has the photographs. Many, those considered an object of espionage, will never leave what would have been called the Soviet Union from a few years; the slabs will be reduced to shatter and never recovered. The other fragile glass plates were kept in the basement of a Parisian building and remained there until 1948 when the Library of Congress in Washington bought the property from the heirs.

The Sergey Prokudin-Gorsky’s work had quickly moved towards modernity, he was hungry, giving to the history of photography works that still today, from the point of view of quality, hold the comparison with the most modern construction techniques. Sergey Prokudin-Gorsky, "the chemist who rules the light" is and remains a great one, and not only in photography because he invented the future before we could call it future.

 

Giuseppe Cicozzetti

 

ph. Sergey Prokudin-Gorsky

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