SCRIPTPHOTOGRAPHY

GORDON PARKS  (1912 - 2006)

Lo spirito del tempo. Una buona fotografia è tale se sa restituire lo spirito del tempo. E se il tempo è un tempo che non abbiamo apprezzato e che vorremmo non si ripetesse, allora la fotografia diviene memoria storica, un monito, un racconto collettivo che riguarda tutti, vittime e carnefici. Questa è la storia di uno sguardo da dentro a un ghetto grande come gli interi Stati Uniti d’America, dove essere neri significava razzismo, segregazione ed emarginazione. Ma questa è anche la storia di un “nero” che conoscerà un successo che non lo farà gioire fino in fondo e che non cancellerà il ricordo della sua appartenenza. Ha detto lui stesso: «Essere il primo fotografo nero di Vogue, il primo fotografo nero di Life, il primo regista nero non mi ha mai riempito di gioia, perchè sapevo che ci sono neri con più talento che meritavano le stesse occasioni, ma se le sono viste negare proprio perché neri». Questa è la storia di Gordon Parks (1912-2006), il primo. In ogni senso: primo fotografo nero a collaborare con la Farm Security Administration (conoscerà per questo le drammatiche condizioni di povertà e segregazione della comunità afroamericana degli stati del sud), primo fotografo nero di Life e Vogue, primo fotografo nero a dirigere nel 1969 un lungometraggio hollywoodiano (“The Learing Tree”, nell’edizione italiana “Ragazzo la tua pelle scotta”) e poi, nel 1971, un secondo che ricordiamo tutti per il successo mondiale, “Shaft”, con cui si inaugura il filone “blaxploitation”, prima che questo diventi un “genere”. Si direbbe una predestinazione, iniziata con l’acquisto al banco dei pegni di una macchina fotografica. Dopo Parks non si è più fermato, mettendo il suo talento a disposizione della scrittura, della musica, del cinema e della fotografia come un uomo di un Rinascimento tardivo e distopico. Gordon Parks fotograferà il suo mondo tra la denuncia sociale e il documentarismo dei mutamenti della comunità nera, segnalandone a un tempo le aspettative, le crisi e quei sommovimenti sospesi tra il desiderio di rivolta delle frange più oltranziste e l’istituzionalizzazione delle rivendicazioni. Lui, Parks, sa da che parte stare: dalla sua, e con una coerenza che diventerà la sua cifra espressiva condotta fin dentro le stanze della Casa Bianca. E’ il caso di “American Gothic”, una fotografia che darà il via alle numerosissime parodie del celebre quadro di Grant Wood. Lì, nel dipinto, una coppia di contadini è ritratta sullo sfondo della loro abitazione mentre l’uomo tiene tra le mani uno strumento del suo lavoro. Nella fotografia il ruolo è ribaltato. Una donna di colore (ne conosciamo il nome, è Ella Watson) campeggia ieratica come un soggetto di una composizione musiva con i “suoi” strumenti di lavoro: è sola, dimessa, quasi rassegnata mentre alle sue spalle troneggia la bandiera americana che incombe su di lei con la potenza di un triste destino. E’ il 1942, le battaglie per i diritti civili degli afroamericani sono lontane a venire e dunque questa fotografia assume il significato di un manifesto, una silenziosa e potente richiesta che solo la cancellazione della segregazione razziale può colmare. Sono anni difficili per la comunità afroamericana, i pregiudizi e le restrizioni ne condizionano fortemente l’esistenza. Parks è stato un infaticabile sostenitore dei diritti civili impegnato a raccogliere storie da raccontare, in silenzio, con la determinazione di chi al “cuore nero” dell’America vuole restituire libertà e dignità. Da allora molto è cambiato. “I am you”, titola un libro fotografico che raccoglie le sue fotografie dal 1942 al 1978, e in cui, proprio a partire dal titolo, si attesta l’insopprimibile bisogno d’uguaglianza che ha attraversato per intero il suo lavoro. Nella sua vita Gordon Parks ha fatto in tempo ad assistere al completo affrancamento della sua gente ma siamo sicuri che non sarebbe soddisfatto, almeno finché l’ultimo nero americano non sarà trattato come il primo tra i bianchi. 

Giuseppe Cicozzetti 
foto Gordon Parks
http://www.gordonparksfoundation.org

The spirit of the time. A good photograph is such if it knows how to restore the spirit of the time. And if time is a time that we did not appreciate and that we would not like to repeat, then photography becomes a historical memory, a warning, a collective story that concerns everyone, victims and perpetrators. This is the story of a look from inside a ghetto as big as the entire United States of America, where being black meant racism, segregation and marginalization.
But this is also the story of a "black" who will know a success that will not make him rejoice to the end and that will not erase the memory of his belonging. He said: «Being the first black photographer of Vogue, the first black photographer of Life, the first black director never filled me with joy, because I knew that there are blacks with more talent who deserved the same occasions, but if they are seen denied precisely because they are black».
This is the story of Gordon Parks (1912-2006), the first. In every sense: the first black photographer to collaborate with the Farm Security Administration (he will know the dramatic conditions of poverty and segregation of the South American African American community), the first black photographer of Life and Vogue, the first black photographer to direct in 1969 a Hollywood feature film,"The Learing Tree", and then, in 1971, a second that we all remember for the worldwide success, "Shaft", with which the "blaxploitation" trend is inaugurated , before this becomes a "genre". It looks like a predestination, started with the purchase of a camera at the pawnshop.
Then Parks never stopped, putting his talent at the disposal of writing, music, cinema and photography as a man of a late and dystopian Renaissance. Gordon Parks will photograph his world between the social denunciation and the documentarism of the changes of the black community, signaling at the same time the expectations, the crises and those upheavals suspended between the desire for revolt of the more extreme fringes and the institutionalization of the claims. He, Parks, knows which way to go: from his, and with a coherence that will become his expressive figure carried out right into the White House rooms.
This is the case of "American Gothic", a photograph that will kick off the numerous parodies of the famous Grant Wood painting. There, in the painting, a couple of peasants is portrayed against the background of their home while the man is holding an instrument of his work in his hands. In photography the role is reversed. A woman of color (we know her name, she is Ella Watson) stands out as a subject of a mosaic composition with "her" working tools: she is alone, resigned, almost resigned while the American flag looming over her of her with the power of a sad destiny.
It is 1942, the battles for the civil rights of African Americans are far to come and so this photograph takes on the meaning of a manifesto, a silent and powerful request that only the cancellation of racial segregation can fill. These are difficult years for the African American community, prejudices and restrictions strongly affect their existence. Parks was a tireless advocate of civil rights committed to collecting stories to tell, in silence, with the determination of those who want to restore freedom and dignity to the "black heart" of America. A lot has changed since then.
"I am you", is the headline of a photographic book that collects his photographs from 1942 to 1978, and in which, starting from the title, we attest to the irrepressible need for equality that has completely crossed his work. In his life Gordon Parks has had time to witness the complete liberation of his people but we are sure he would not be satisfied, at least until the last black American will be treated as the first among the whites.

Giuseppe Cicozzetti
ph. Gordon Parks
http://www.gordonparksfoundation.org

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