SCRIPTPHOTOGRAPHY

 

HELLEN VAN MEENE

Misteriosa adolescenza, la più turbolenta e fragile delle transizioni. Guardate il volto d’ogni adolescente, vi sembrerà di trovarvi di fronte il mutevole cangiare del rosa dell’aurora. Incantevole. Come una promessa. E le promesse, poiché ancora non sono sorti i lineamenti veri, vi sono tutte. Tutto diviene, più tardi non sarà come prima e noi che sentiamo la freschezza dello spettacolo di forme che mutano, noi che conosciamo la pesantezza della maturità, davanti a tanta primordiale bellezza guardiamo le cangianti espressioni d’un giovane volto come il pensoso marinaio guarda il rapido incresparsi delle onde. Ma il mistero rimane. Intatto. Chiuso nello scrigno di una riservatezza non interpretabile, come un codice il cui accesso ha un tempo. E il nostro è già passato. Ed è per questo, forse, che non c’è artista che non abbia voluto accostarsi al mistero, scavando nelle pieghe d’un ritratto come per sollevare lo spesso velo dell’incomprensibile ma, allo stesso tempo, per celebrare l’inafferrabilità ancora intatta dell’incomprensibile. Dopo sarà tutto esposto a qualcosa che conosciamo: la corruzione.

I ritratti della fotografa olandese Hellen van Meene, che compongono la serie poi confluita in un PhotoBook dal titolo “The Years Shall Run Like Rabbits” (“Gli anni correranno veloci come i conigli”), fermano quell’istante, quel breve periodo in cui tutto è un magma ribollente d’emozioni implosive. Grida mute. E qui, nelle fotografie di van Meene, catturate in un istante di tregua in cui suggellare un patto. O una sfida, da accettare in ognuna delle espressioni, nella decifrazione degli sguardi e nelle pose promiscue che tanto amerebbe Balthus. “The Years Shall Run Like Rabbits” completa il paradigma fotografico, la sue stessa essenza: da un lato intende inoltrarsi nella descrizione di un arco breve, fuggevole; dall’altra ne “congela” la natura temporale consegnando le fanciulle nel recinto in cui le dominanti spazio-temporali sono neutralizzate da una sospensione statica del divenire così temuto. La sfida è accettata e risolta, vinta nell’incongruenza della decifrazione. E noi guardiamo le giovani ritratte come fossero entità che si trovano a dialogare con una lingua un tempo da noi conosciuta e ora dimenticata. Qui è la crisi. Grandiosa e terribile. Van Meene fotografa quanto nell’immediatezza appaiono involucri, ma il suo occhio scava, indaga e quello che ci propone è un ‘voyage’ introspettivo e intimo (questo deve fare la fotografia ritrattistica) tra le insondabili oscurità di anime giovani. Il lavoro, come ogni buon lavoro, inquieta e ci obbliga a riflettere sulle emozioni di una “categoria della vita” troppo spesso lasciata a discutere con se stessa, quasi che l’adolescenza fosse una malattia infantile dell’età adulta. E il richiamo a questo monito lo sentiamo immagine dopo immagine, accogliendo l’invito a rimodulare le nostre affinità, stemperando le durezze cui la vita ci ha sottoposto. L’adolescenza è vita di mezzo, le paure non somigliano a quelle degli adulti, sono più terribili, giocate tra il non sapere chi si è e la paura di non riuscire a essere ciò che si desidera essere. Uno scontro terribile, nella certezza che gli anni correranno veloci come i conigli. E non tornano più.

 

Giuseppe Cicozzetti

http://hellenvanmeene.com/

 

da “The Years Shall Run Like Rabbits”

 

foto Hellen van Meene 

http://hellenvanmeene.com/ 

 

 

Mysterious adolescence, the most turbulent and fragile of transitions. Look at the face of every teenager, you will seem to be in front of the changeable turning of the pink of dawn. Enchanting. Like a promise.

And the promises, since the true features have not yet arisen, they are all there. Everything becomes, later it will not be as before and we who feel the freshness of the show of changing forms, we who know the heaviness of maturity, before so primordial beauty we look at the changing expressions of a young face like the thoughtful sailor looks at the rapid wave rippling.

But the mystery remains. Intact. Closed in the casket of a non-interpretable confidentiality, like a code whose access has a deadline. And ours has already passed. And that is why, perhaps, that there is no artist who has not wanted to approach the mystery, digging in the folds of a portrait as if to lift the thick veil of the incomprehensible but, at the same time, to celebrate the elusiveness still intact incomprehensible. After that everything will be exposed to something we know: corruption.

The portraits of the Dutch photographer Hellen van Meene, who compose the series then merged into a PhotoBook titled "The Years Shall Run Like Rabbits", stop that moment, that short period in which everything is a boiling magma of implosive emotions. Silent cries.

And here, in the photographs of van Meene, captured in an instant of truce in which to seal a pact. Or a challenge, to be accepted in each of the expressions, in the deciphering of looks and promiscuous poses that Balthus would love’em so much.

"The Years Shall Run Like Rabbits" completes the photographic paradigm, its very essence: on the one hand it intends to advance in the description of a brief, fleeting arc; on the other it "freezes" the temporal nature by delivering the girls to the enclosure where the dominant space-temporals are neutralized by a static suspension of becoming so feared.

The challenge is accepted and resolved, won in the incongruity of decipherment. And we look at the young portrayed as if they were entities that are talking to a language once known and now forgotten. Here is the crisis. Great and terrible.

Van Meene takes pictures of how quickly they appear envelopes, but his eye digs, investigates and what he proposes is an introspective and intimate 'voyage' (this must make portrait photography) among the unfathomable darkness of young souls.

Work, like any good job, restless and forces us to reflect on the emotions of a "category of life" too often left to discuss with itself, as if adolescence were a childhood illness of adulthood. And the reference to this warning we feel the image after image, accepting the invitation to reshape our affinities, diluting the hardships that life has submitted to us.

Adolescence is a life in the middle, fears do not resemble those of adults, they are more terrible, played between not knowing who you are and the fear of not being able to be what you want to be. A terrible clash, in the certainty that the years shall run fast as rabbits. And they never come back anymore.

 

Giuseppe Cicozzetti

from “The Years Shall Run Like Rabbits”

 

ph. Hellen van Meene 

 

http://hellenvanmeene.com/ 

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