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Ed VAN DER ELSKEN (Amsterdam 1925 – Edam 1990)       (Olanda) 

 

ED VAN DER ELSKEN

«Quando ho visto per la prima volta il libro di Ed van der Elsken, ‘Love on the left bank’, ho capito d’avere appena conosciuto il mio predecessore. La sensazione è stata simile a quando incontri un amante, o un fratello». A dirlo è Nan Goldin e l’influenza della delicatissima ruvidezza del fotografo olandese lascerà una traccia indelebile nel lavoro della fotografa statunitense. L’amore al tempo della ribellione. Parigi, anni ’50. Tutto si appresta a cambiare, tutto è destinato a non essere più lo stesso. Tutto fuorché il sentimento dell’amore. Quello no. Quello, a dispetto dei mutamenti sociali, è immutabile. Ed van der Elsken (Amsterdam 1925 – Edam 1990) ambienta il suo racconto – non è improprio definirlo in tal modo – nelle strade attorno a St Germain-des-Prés, dove i giovani “si tuffano nell’abisso dell’Ignoto per trovarvi del nuovo”. Sebbene ‘Love on the left bank’ sia uno dei primi libri fotografici a registrare la nascente controcultura della gioventù europea, divenendo un classico nel genere vérité dalle sgranature monocromatiche, l’intenzione del giovane fotografo olandese è quello di declinare in un racconto intimo, personale, gli effetti di una rivoluzione socio-culturale che, pur essendo il quadro narrativo, resta sullo sfondo, superata dalla volontà di rintracciare nelle espressioni, nelle paure come negli slanci i turbamenti di una libertà così desiderata che una volta ottenuta può atterrire. Nulla come l’amore scatena un racconto né resiste alla tentazione di mostrarsi col suo volto d’eterno, quasi che sia tutto ciò che esiste mentre vola altissimo sulle cose del mondo. E quel mondo di cui ci parla van der Elsken è un mondo che si sviluppa in una dinamica sempiterna: lei, la protagonista, è Ann, una ballerina che beve, flirta, si innamora, vive. Lui è Manuel, un giovane in fuga da se stesso. Sarebbe tutto. E in effetti lo è se non fosse per la dirompente cifra espressiva di fotografie che pure nell’attenzione della messinscena ci appaiono veritiere. Spesso, ha detto qualcuno per raggiungere la verità occorre pronunciarsi sul crinale d’una bugia; e in questo la fotografia è maestra. C’è pertanto in ‘Love on the left bank’ una disperata tensione distribuita equamente tra tutti i protagonisti, come una coltre che lenisce e sgomenta nello stesso tempo, ma che lascia visibile la brama di vivere una vita che dimostra di non temere le future cicatrici. La formula espressiva nella la quale van der Elsken incornicia i soggetti ricorda l’impianto impressionista di un Brassaï catapultato nella modernità e alle prese con una gioventù proto punk che comincia a desiderare ciò che si addensa nei sogni – in questa direzione è assai esplicativa la fotografia in cui Ann è addossata a un muro su cui è scritta la parola ‘rêve’ – e farne un inesauribile manifesto ideologico. In questo senso ‘Love on the left bank’ ha un sapore profetico che proietta il lavoro nella dimensione dell’Importante; infatti non è solo un affresco intimo della ribellione giovanile all’apice del suo cambiamento - può essere visto certamente come tale – ma è, soprattutto, un documento innovativo, un canovaccio che cambia definitivamente l’impostazione visiva del racconto “dal vero” cui molti fotografi attingeranno in futuro. Chi osserva le fotografie di ‘Love on the left bank’ non potrà non rimanere affascinato dagli occhi e dallo sguardo languido di Vali Myers: la sua Ann è attraversata da una corrente di impetuosa sensualità, una sensazione di contagio alla quale è impossibile resistere. Nessuno vi seppe resistere, né Cocteau né Genet né, più tardi una giovanissima Patti Smith che intravide in quella “suprema ragazza beatnik” una musa ispiratrice.  Lavoro fondamentale e lui, Ed van der Elsken il primo e il più importante fotografo di strada olandese. Di strade percorse da anime, si intende.

 

Giuseppe Cicozzetti

da ‘Love on the left bank’

 

foto Ed van der Elsken

 

https://timeline.edvanderelsken.amsterdam/en

 

 

«When I first saw Ed van der Elsken's book, ‘Love on the left bank’, I realized I had just met my predecessor. The feeling was similar to when you meet a lover or a brother». To say it is Nan Goldin and the influence of the delicate roughness of the Dutch photographer will leave an indelible trace in the American photographer’s work. Love at the time of rebellion. Paris, 1950s. Everything is about to change, everything is destined to no longer be the same.

Everything except the feeling of love. Not that one. That, in spite of social changes, is immutable. Ed van der Elsken (Amsterdam 1925 - Edam 1990) sets his story - it ain’t improper to define it in this way - in the streets around St Germain-des-Prés, where young people "dive into the abyss of the Unknown to find the new".

Although 'Love on the left bank' is one of the first photographic books to record the newborn European youth counterculture, becoming a classic in the vérité genre with monochrome cracks, the intention of the young Dutch photographer is to decline into an intimate, personal story , the effects of a socio-cultural revolution which, despite being the narrative framework, remains in the background, superseded by the desire to trace expressions, fears and upsets into the disturbances of a freedom so desired that it can terrify once obtained.

Nothing like love triggers a story nor does it resist the temptation to show itself with its face of eternity, almost as if it is all that exists while it flies very high over the things of the world. And that world of which van der Elsken tells us is a world that develops in a eternal dynamic: she, the protagonist, is Ann, a dancer who drinks, flirts, falls in love, lives. He is Manuel, a young man fleeing from himself. That would be all. And indeed it is if it weren't for the disruptive expressive figure of photographs that appear true to us even in the attention of the staging.

Often, someone has said to reach the truth it’s necessary to talk on the ridge of a lie; and in this photography is a teacher. There is therefore in 'Love on the left bank' a desperate tension distributed equally among all the protagonists, like a blanket that soothes and dismays at the same time, but which leaves visible the lust for living a life that shows that it does not fear the future scars.

The expressive formula in which van der Elsken frames the subjects recalls the Impressionist installation of a Brassaï catapulted into modernity and grappling with a proto punk youth who begins to desire what thickens in dreams - photography is very explanatory in this direction in which Ann is leaning against a wall on which the word 'rêve' is written - and making it an inexhaustible ideological manifesto.

In this sense, "Love on the left bank" has a prophetic flavor that projects work into the dimension of the Important; in fact it is not just an intimate fresco of the youth rebellion at the height of its change - it can certainly be seen as such - but it is, above all, an innovative document, a canvas that definitively changes the visual setting of the story “fly-on-the -wall” that many photographers will use later.

Who observes the photographs of ‘Love on the left bank’ cannot but be fascinated by the eyes and the languid look of Vali Myers: her Ann is crossed by a current of impetuous sensuality, a sensation of contagion which is impossible to resist. No one could resist it, neither Cocteau nor Genet nor, later, a very young Patti Smith who saw in that "supreme girl beatnik" an inspirational muse. Fundamental work and he, Ed van der Elsken the first and the most important Dutch street photographer. Of roads traveled by souls, obviously.

 

Giuseppe Cicozzetti

from ‘Love on the left bank’

 

ph Ed van der Elsken

 

https://timeline.edvanderelsken.amsterdam/en

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