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FAUSTO PODAVINI

Tra i morbi che possono insidiare l’organismo umano l’Alzheimer è certamente il più subdolo. E vigliacco. Arriva, si insinua nella mente umana e con una mano invisibile ne cancella i ricordi, uno dopo l’altro. Chi ne è affetto resta progressivamente un corpo privo di contenuti, senza storia, senza passato. E un uomo senza passato non è un uomo. Non più. A custodire la dignità di un uomo ormai privo, restano i cari. Lavoro duro e pietoso svolto nell’abnegazione e nel rispetto di quanto è stato, inteso come patrimonio non dissolvibile di una vita spesa insieme. Ha detto Borges: “Noi siamo la nostra memoria, noi siamo questo museo chimerico di forme incostanti, questo mucchio di specchi rotti”. Senza memoria dunque non c’è futuro. Il fotoreporter romano Fausto Podavini, si addentra direttamente nel dramma con una sensibilità grandiosa: fotografa una coppia in là con gli anni cui il marito è affetto dal terribile morbo e ci conduce in silenzio – la discrezione è percepibile in ogni singolo scatto, dal che cogliamo quanto rispettoso dev’essere stato il suo lavoro – nella sorda e ripetitiva quotidianità affrontata tuttavia stoicamente da chi non cede alla resa, e con una responsabilità ammirevole, che sa d’amore e pietà, recita ogni giorno il ruolo ancellare di chi custodisce il sacro fuoco della vita. Nel lavoro di Podavini, confluito in un volume con il titolo “MiRelLa” – che ha ottenuto numerosi riconoscimenti in ambito internazionale di cui piace ricordare primo premio alla sezione “daily life” del World Press Photo 2013 – non c’è compiacimento. C’è invece una cruda, silenziosa e partecipe testimonianza in forma di racconto fotografico che commuove per il rispetto dimostrato e sorprende positivamente per la sua delicatezza. Al fotoracconto non sfugge nulla. Di una giornata è colto ogni dettaglio di una quotidianità che si ripete uguale a se stessa, divenendo storia. Ogni momento è raccontato con un garbo versato nei rigidi stilemi di una composizione pressoché perfetta. Ecco dunque il racconto che si apre coraggiosamente con un’immagine di donna colta di spalle, quasi a dirci che non ha tempo per noi. E poi dentro la quotidianità del lavacro, dell’igiene del corpo, delle amorevoli carezze a chi calore non sente ma esiste e dunque ancora destinatario di affetto. Le piccole cose, dopo, indugiando tra gli oggetti, i muti testimoni di una casa che ha visto giorni felici. Le incombenze chissà, una chiamata a un medico, forse a un’amica o al figlio in un dialogo che rompa la solitudine. Poi una pausa, ricordare della propria stessa esistenza, al fumo di una sigaretta. E poi ancora al lavoro, mentre la presenza di farmaci incombe numerosa sulle altre suppellettili. Il cibo, il pasto consumato in uno struggente e solitario silenzio rotto da una voce che ascolta se stessa. Né sono omessi momenti di autentica fatica, quale cifra di un’applicazione sfiancante. E poi, in ultimo, il lampo di genio, la fotografia che da sola spiega ogni cosa, che meglio d’altre ci prende per mano e ci conduce dritti al cuore di ogni differenza tra chi gode di buona salute e chi non più: l’immagine di due lampadari al soffitto, di cui uno solo è acceso: l’altro, ahimè, è irrimediabilmente spento.
Che grandiosa metafora! E che magnifico lavoro!

 

Giuseppe Cicozzetti
da “MiRelLa”

 

foto Fausto Podavini

 

http://www.faustopodavini.eu/

 

Among the diseases that can undermine the human body, Alzheimer's is certainly the most subtle. And coward. It arrives, it insinuates itself in the human mind and with an invisible hand it erases the memories, one after the other. Whoever is affected progressively remains a body without content, without history, without past. And a man without a past is not a man. No more. To preserve the dignity of a man now deprived, the loved ones remain. Hard and compassionate work done in self-denial and in respect of what has been understood as a non-dissolvable heritage of a life spent together. Borges said: "We are our memory, we are this chimeric museum of inconstant forms, this pile of broken mirrors." Without memory, therefore, there’s no future. The Roman photojournalist Fausto Podavini, enters directly into the drama with a great sensibility: he photographs a couple in there with the years in which the husband is suffering from the terrible disease and leads us in silence - discretion is perceptible in every single shot, from which we take how respectful his work must have been - in the dull and repetitive everyday life dealt with stoically by those who do not give in to surrender, and with an admirable responsibility, that smacks of love and pity, he recites every day the role of those who keep the sacred fire of life. In Podavini's work, merged into a photobook named "MiRelLa" - which has received numerous awards in the international arena that likes to remember first prize in the "daily life" section of World Press Photo 2013 - there is no satisfaction. Instead, there is a crude, silent and participatory testimony in the form of a photographic story that moves for the respect shown and positively surprises for its delicacy. Nothing escapes the storytelling. Every day is taken of a day that is repeated to itself, becoming history. Every moment is told with a grace poured into the rigid stylistic features of an almost perfect composition. Here’s the story that bravely opens with an image of a woman taken from behind, as if to say that she has no time for us. And then inside the everyday life of the lavacro, of the hygiene of the body, of the loving caresses to whom heat does not feel but exists and therefore still a recipient of affection. The little things, after lingering among the objects, the silent witnesses of a house that has seen happy days. The tasks, who knows, a call to a doctor, perhaps to a friend or son in a dialogue that breaks the loneliness. Then a pause, to remember own existence, to smoke from a cigarette. And then go back at work, while the presence of drugs looms large on the other furnishings. The food, the meal consumed in a poignant and solitary silence broken by a voice that listens to itself. Nor are moments of genuine effort omitted, as a figure of a exhausting application. And then, finally, the flash of genius, photography that alone explains everything, which takes us by the hand better than others and leads us straight to the heart of every difference between those who enjoy good health and those who no longer: the image of two chandeliers on the ceiling, of which only one is lit: the other, alas, is irremediably switched off.
What a great metaphor! And what a great job!

 

Giuseppe Cicozzetti
from “MiRelLa”

 

ph. Fausto Podavini

 

http://www.faustopodavini.eu/

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