SCRIPTPHOTOGRAPHY

 

DONATA PIZZI

Luoghi criminali. Luoghi a cui l’uomo ha cancellato la neutrale ordinarietà per farne una scena della sua brutale, intollerante violenza e che d’un tratto mutano la loro quiescente routine per farsi simulacri dell’orrore, cui nessuno più guarderà con gli stessi occhi di prima. Il male si annida ovunque, può esplodere ovunque: il male, per parafrasare un titolo di Remarque, non ha preferenze. “Intolerance Zero” della fotografa Donata Pizzi è un lavoro duro, diretto. E amaro. Un lavoro la cui fatica è stata sostenuta dal desiderio di raccontare storie che, seppure nella diversità criminale, si annodano lungo i luoghi del mondo in un unico grido di insensata violenza. Fotografare i luoghi del crimine non è facile. Il rischio di avventurarsi nella boscaglia del pietismo è concreto e sempre in agguato, tuttavia è innegabile che quei luoghi abbiano una speciale risonanza, qualcosa che una volta di fronte comincia a far tendere in noi corde credute appassite dal passare degli anni e il cui risveglio invece dimostra il contrario, mettendoci in diretta relazione in un triangolo emotivo in cui il crimine, l’impatto emotivo scatenatosi in noi, e la nostra presenza lì e ora, si fondono in un presente capace di superare ogni limite cronologico. Donata Pizzi ci invita a questo dialogo privato. Dalle immagini di “Intolerance Zero” infatti emerge un misterioso silenzio, il tentativo quasi innaturale di un luogo di ritrovare una “normalità” che mai più potrà svilupparsi a causa di quello che Weber chiama “lo spezzarsi irreversibile del quotidiano”, tanto che gli spazi – siano essi pubblici o privati – ci appaiono sì, come tentano di vederli i nostri occhi, ma una volta che siamo stati a conoscenza di quanto vi è accaduto essi non resteranno più anonimi. Mai più. E raccontano i luoghi di “Intolerance Zero”, raccontano più di quanto si creda. Racconta il mare, che ha inghiottito la giovane tunisina Huriya Awwan al largo di Lampedusa, nel tratto di Mediterraneo diventato una bara liquida nel quale depositare corpi e speranze. Speranza. In fondo è questa la vera vittima secondo Donata Pizzi. Infatti c’è un filo rosso che lega ogni vittima e che ne imparenta il destino. L’impegno civile ancorché professionale di Anna Politkovskaja, uccisa nel pianerottolo di casa in condizioni mai chiarite, si intreccia fatalmente con l’assassinio della giovane Eudy Simelane, violentata e uccisa dopo uno stupro di branco in una township nei dintorni di Johannesburg, colpevole solo di essere lesbica e attivista per i diritti civili. Ma l’orrore ha il suo lato domestico, da consumarsi all’interno del nucleo familiare. E’ il caso di Hina Saleem, 21 anni, di origine pachistana e integrata nel tessuto sociale italiano, uccisa e sepolta nel giardino di casa, colpevole solo di volere affermare la propria libertà. O quello di Sanaa Dafani, 18 anni, marocchina, uccisa dal padre che non approvava la relazione con un ragazzo italiano e sepolta in un bosco nei dintorni di Pordenone. Storie che ci hanno colpito, storie note, che hanno avuto risonanza nella cronaca e che ci hanno indignato, perché ogni vittima è martire ma l’uccisione di una donna indigna ancor più. Così come indigna e sgomenta l’assassinio di Dorothy Stang, suora e attivista in difesa delle genti della foresta in Brasile, uccisa da alcuni sicari proprio nelle terre che difendeva. Donata Pizzi esplora. Registra. Espone. Non giudica. Il giudizio è lasciato invece all’osservatore, che nella poltrona di un albergo londinese immaginerà l’ex agente dei servizi segreti Alexander Litvinenko sorseggiare una tazza di tè al polonio servita dai suoi assassini. “Intolerance Zero” è il “Ground Zero” della violenza, e con “Ground Zero”, questo luogo che evoca un’immane tragedia, c’è chi ha legato il suo drammatico destino. E’ il caso di Betty Ann Ong, 45 anni, cinese, hostess, che durante il dirottamento del volo AA11 informa con il cellulare la American Airlines di quando sta avvenendo lassù nei cieli americani. Poi lo schianto. Donata Pizzi intreccia storie, racconti, li lega in un unico compatto progetto privo di sbavature lasciando parlare i luoghi, ormai divenuti “topos” criminali. Così da Tel Aviv a İstanbul, da Haifa a Madrid, da Hilversum a Goma, in Congo, luoghi ordinari come una strada cittadina, un ristorante o una stazione ferroviaria perdono l’immediatezza della banalità per diventare scene dell’orrore di cui è capace l’uomo. “Intolerance Zero” è questo, una lunga e devozionale indagine per immagini, la trasposizione fisica del crimine che deve suonare come un monito. Per non smarrire la memoria delle vittime.

 

Giuseppe Cicozzetti

da “Intolerance Zero”

 

foto Donata Pizzi

 

http://www.donatapizzi.it/dp/

 

Criminal places. Places to which the man has canceled the neutral ordinariness to make a scene of his brutal, intolerant violence and that suddenly change their quiescent routines to become horror simulacrums, which no one will look at with the same eyes as before.

Evil nestles everywhere, it can explode everywhere: evil, to paraphrase a title of Remarque, has no preferences.

"Intolerance Zero" by the photographer Donata Pizzi is a hard, direct work. And bitter. A work whose effort has been sustained by the desire to tell stories that, even if in the criminal diversity, are knotted along the places of the world in a single cry of senseless violence.

Photographing the places of crime is not easy. The risk of venturing into the bush of pietism is concrete and always in ambush, but it’s undeniable that those places have a special resonance, something that once in front begins to sound in us strings believed withered over the years and whose awakening instead demonstrates the opposite, putting us in direct relation in an emotional triangle in which the crime, the emotional impact unleashed whitin, and our presence right there, merged into a present able to overcoming any chronological limit.

Donata Pizzi invites us to this private dialogue. In fact, from the images of "Intolerance Zero" emerges a mysterious silence, the almost unnatural attempt of a place to rediscover a "normality" that will never develop again because of what Weber calls "the irreversible breaking of everyday life", so that spaces - whether they are public or private - they appear to us yes, as they try to see our eyes, but once we have been aware of what has happened, they will no longer remain anonymous.

Never again. And they tell the places of "Intolerance Zero", tell more than you know. Tells the sea, which has swallowed up the young Tunisian Huriya Awwan off the coast of Lampedusa, in the stretch of the Mediterranean became a liquid coffin in which to deposit bodies and hopes.

Hope. After all, this is the real victim according to Donata Pizzi. In fact there is a red thread that binds every victim and join the destiny.

The civil and professional commitment of Anna Politkovskaya, killed in the home landing in misterious conditions, is fatally intertwined with the murder of young Eudy Simelane, raped and killed after a group rape in a township near Johannesburg, guilty only to be lesbian and a civil rights activist.

But the horror has its domestic side, to be consumed within the family unit. This is the case of Hina Saleem, 21, of Pakistani origin and integrated into the Italian social culture, killed and buried in the backyard, guilty only of wanting to affirm her freedom.

Or that of Sanaa Dafani, 18, Moroccan, killed by her father who did not approve of the relationship with an Italian boy and buried in a wood near Pordenone.

Stories that have struck us, known stories, which have resonated in the news, so indignant, because every victim is a martyr but the killing of a woman is more indignant. Just as the murder of Dorothy Stang, a nun and activist in defense of the people of the forest in Brazil, was killed and horrified by some assassins in the lands she defended.

Donata Pizzi explores. Record. She exhibits. She’s doesn’t judge. The judgment is left instead to the observer, who in the armchair of a London hotel will imagine the former secret service agent Alexander Litvinenko sip a cup of polonium tea served by his assassins. "Intolerance Zero" is the "Ground Zero" of violence, and with "Ground Zero", this place that evokes a terrible tragedy, there are those who have linked their dramatic destiny.

This is the case of Betty Ann Ong, 45, a Chinese, hostess, who during the hijacking of flight AA11 informs American Airlines with her cell phone what it’s happening up there in the US skies. Then the crash. Donata Pizzi weaves stories, binds them into a single compact project without smudging, leaving the places to speak, now become criminals "topos". So from Tel Aviv to İstanbul, from Haifa to Madrid, from Hilversum to Goma, in the Congo, ordinary places like a city street, a restaurant or a railway station lose the immediacy of banality to become scenes of the horror of which it is able to 'man. "Intolerance Zero" is this, a long and devotional investigation into images, the physical transposition of crime that must sound like a warning. In order not to lose the memory of the victims.

 

Giuseppe Cicozzetti

from “Intolerance Zero”

 

ph. Donata Pizzi

 

http://www.donatapizzi.it/dp/

© 2014 - 2020 fototeca siracusana

largo empedocle,9 96100 - siracusa (Italy) -  CF 93087090895

  • Instagram - Bianco Circle
  • Pinterest - Bianco Circle
  • Facebook Clean