SCRIPTPHOTOGRAPHY

Sergey MELNITCHENKO                                  (BIELORUSSIA)

SERGEY MELNITCHENKO

I colori della trasgressione. Tra i luoghi frequentati dall’uomo ce ne sono alcuni nati perché si schiuda una complicità notturna, inconfessabile alla luce del giorno e dove a ognuno è concessa la libertà di polverizzare ogni remora, sfogarsi per poi rientrare nelle regole. Un luogo qualunque in Cina. L’ucraino Sergey Melnitchenko, autore della serie “Behind the scenes” lavora come ballerino in un locale per soli uomini dove si esibiscono travestiti e giovani donne per un pubblico che sa quello che vuole. Vi trascorre qualche mese, stabilendo nel frattempo un inevitabile contatto con il resto del personale, con il lato più segreto, più riservato, precluso agli avventori. “Behind the scenes” è il racconto di un’umanità al femminile sorpresa nel “dietro le quinte” di uno spettacolo assai somigliante al dietro le quinte della loro stessa vita. Melnitchenko ci presta i suoi occhi e noi vediamo, in qualità di ospiti privilegiati, un mondo precluso all’attenzione degli avventori a cui forse non interessa nemmeno. Luoghi di passaggio, anfratti più che camerini, spogliatoi nei quali si consuma ogni genere di sensibilità e nei quali, prima e dopo ogni spettacolo e dismesso il ruolo compiacente si resta soli. L’erotismo a buon mercato qui spegne le luci, le lusinghe di un desiderio frettoloso sono lontane assai più di quanto non dica la distanza dal palco e nel tramestio del cambio di scena c’è posto per una allegria che somiglia alla solitudine. “Behind the scenes” indaga senza troppi scrupoli, l’obiettivo di Melnitchenko è asciutto, senza retorica, scruta ma non giudica lasciando all’osservatore la libertà di aggirarsi tra le trame dello sconosciuto. E noi osserviamo come dietro ogni interprete si celi una diversa sensibilità, segno di un mondo conflittuale, dal sentire disomogeneo e dai riverberi personali. L’allegria, il clima apparentemente gioioso e complice è rotto dalle immagini che rimandano a un dramma nel quale cogliere interamente il senso di un disagio non condiviso ma esistente. “Ognuno” ha detto un poeta “è triste a modo suo” e dunque cercare una “faces” univoca alla solitudine è inutile come una semina nel deserto. Ognuna però reagisce come può, come sa. Nessun giudizio, si diceva, ma noi, grazie allo stesso Melnitchenko che ci invita a uno sguardo più approfondito, non possiamo non sentire come una risonanza. Ad aiutarci è il colore. Ognuna delle fotografie è attraversata da una tensione cromatica che sembra sottolineare nell’atmosfera un che di sordido, di scivoloso; e tanto più le tinte sono sature, quasi espressioniste, tanto più sembrano esaltare il rumore di fondo che alligna nella corruzione. Eppure nell’obiettivo di Melnitchenko abita una compassione che ci chiama all’empatia, a un gesto di riguardo verso un mondo dove le trasgressioni, sebbene non siano le nostre, hanno diritto a esplicitarsi. “Behind the scenes” non vuole sorprendere (prerogativa di ogni buona fotografia) quanto mostrare. Mostrare vuol dire offrire alla conoscenza e conoscere significa assumere consapevolezza, come quella che dietro le quinte di questo sconosciuto e lontano locale cinese c’è uno spettacolo che non andrà mai in scena, lo spettacolo grandioso e segreto nel quale vanno in scena tutti i sentimenti, nessuno escluso: lo spettacolo della vita.

Giuseppe Cicozzetti

da “Behind the scenes”

foto Sergey Melnitchenko

http://melnitchenko.com/

The colors of the transgression. Among the places frequented by man there are some born because it opens up a complicity at night, unavowable in the daylight and where everyone is allowed the freedom to pulverize every obstacle, let off steam and then re-enter the rules. Somewhere in China.

The Ukrainian Sergey Melnitchenko, author of the series "Behind the scenes" works as a dancer in a room for men only where they perform transvestites and young women for an audience that knows what he wants. He spent a few months there, establishing in the meantime an inevitable contact with the rest of the staff, with the more secret, more reserved side, precluded to the customers.

"Behind the scenes" is the story of a feminine humanity surprised "behind the scenes" of a show very similar to the backstage of their own life. Melnitchenko lends us his eyes and we see, as special guests, a world closed to the attention of customers who perhaps don’t even care.

Places of passage, crevices rather than dressing rooms, locker rooms in which all kinds of sensibilities are consumed and in which, before and after each show, the complacent role remains alone. The cheap eroticism here extinguishes the lights, the flattery of a hasty desire is far more than the distance from the stage and in the flickering of the change of scene there is room for a joy that resembles solitude.

"Behind the scenes" investigates without much scruples, Melnitchenko's lens is curtened, without rhetoric, he scrutinizes but does not judge, leaving the observer the freedom to wander among the stranger's plots. And we observe how each interpreter hides a different sensibility, a sign of a conflictual world, of a non-homogeneous feeling and of personal reverberations. Cheerfulness, the seemingly joyous and complicit climate is broken by images that refer to a drama in which to grasp entirely the sense of uneasy but existing discomfort.

"Everyone" said a poet "is sad in his own way" and therefore looking for an unequivocal "faces" to solitude is useless as a sowing in the desert. However, each reacts as he can. No judgment, it was said, but we, thanks to Melnitchenko himself who invites us to take a closer look, we can not help but feel like a resonance.

Color helps us. Each of the photographs is crossed by a chromatic tension that seems to emphasize in the atmosphere something sordid, slippery; and the more the colors are saturated, almost expressionist, the more they seem to exalt the background noise that dwells in corruption.

Yet in Melnitchenko's lens lives a compassion that calls us to empathy, to a gesture of respect towards a world where transgressions, although not ours, have the right to be explicit. "Behind the scenes" does not want to surprise (the prerogative of every good photograph) how to show.

To show means to offer to knowledge and to know means to become aware, like that behind the scenes of this unknown and distant Chinese local there is a show that will never go on stage, the grandiose and secret show in which all the feelings are staged, nobody excluded: the spectacle of life.

Giuseppe Cicozzetti

from “Behind the scenes”

ph. Sergey Melnitchenko

http://melnitchenko.com/

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