SCRIPTPHOTOGRAPHY

Hengki KOENJORO                                                    (JAP)

HENGKI KOENTJORO

Sfida suprema è raccontare un paesaggio, la natura non ha un linguaggio e la luce non conosce grammatica, eppure non c’è fotografo che non resista a raccontarla. Ansel Adams diceva che “la fotografia di paesaggio è la prova suprema del fotografo e spesso la sua delusione più grande”, perché l’emozione dello scatto una volta su carta spesso si trasforma in un’immagine muta o, al massimo, balbettante. La fotografia di paesaggio resta uno degli ambiti più difficili da affrontare e, qualora un fotografo intenda cimentarvisi altro non può che “tradurla”. Giusto per intenderci, non c’è traduzione che non sia anche un “tradimento” (i termini condividono la stessa etimologia), ma è un tradimento necessario, modulato, utilizzato perché il fotografo accompagni l‘osservatore a una migliore comprensione del progetto. Le fotografie del fotografo indonesiano Hengki Koentjoro appartengono a questo genere di rappresentazione. Assorbito il respiro stilistico di Michael Kenna, Koentjoro si spinge su un versante nel quale ravvediamo il concretarsi di una spiritualità asiatica in cui è ben visibile lo stretto rapporto sincretico tra l’uomo e ogni cosa lo circondi.  Nelle serie si respira un’aria di rispetto devozionale quasi che Koentjoro avesse voluto rendere omaggio a una natura che ai suoi occhi si trasforma in un paesaggio dell’anima, qualcosa che svicola dal mero esercizio stilistico per parlare un linguaggio più alto, invitando l’uomo a una pacificazione. Eppure una felice composizione, unita a un sapiente utilizzo dell’intera gamma di grigi, dialoga magnificamente con una trascendenza svelata ai nostri occhi come un’alba improvvisa: una rivelazione che solo una buona traduzione è in grado di regalarci. E grazie a questa traduzione Hengki Koentjoro ci invita a muovere i passi in un paesaggio dove tutto ha senso, dove persino l’oscurità della notte smarrisce il mistero e ci chiama alla sua esplorazione; mentre la luce, talvolta violenta, spesso radente ma sempre protagonista, è chiamata a un ruolo di mediatore compositivo determinando il contrappunto alchemico dell’immagine e la sua rigorosa riuscita. Koentjoro ci mostra delle buone fotografie, frutto di una mirabile traduzione del paesaggio e figlie di una misura stilistica ineccepibile. Un equilibrio perfetto.

Giuseppe Cicozzetti

da “Waterscape”; “Wave”; “Detach”; “Noir”

foto Hengki Koentjoro

http://www.hengki-koentjoro.com/

 

Supreme challenge is to tell a landscape, nature has no language and light knows no grammar, yet there’s no photographer who cannot resist telling it. Ansel Adams said that "landscape photography is the supreme test of the photographer and often his greatest disappointment", because the emotion of shooting once on paper often turns into a silent or, at the most, stuttering image.

Landscape photography remains one of the most difficult areas to face and, if a photographer intends to try his hand at it, he cannot but "translate" it. Just to be clear, there is no translation that is not even a "betrayal" (the terms share the same etymology), but it is a necessary, modulated betrayal used for the photographer to accompany the observer to a better understanding of the project.

The pics of the Indonesian photographer Hengki Koentjoro belong to this kind of representation. Absorbed the stylistic breath of Michael Kenna, Koentjoro goes on a slope in which we repent the concretization of an Asian spirituality in which the close syncretic relationship between man and everything around him is clearly visible.

In the series blows such an air of devotional respect almost as if Koentjoro had wanted to pay homage to a nature that in his eyes turns into a landscape of the soul, something that deviates from the mere stylistic exercise to speak a higher language, inviting the man at a pacification.

Yet a fine composition, combined with a wise use of the entire range of grays, communicates beautifully with a transcendence revealed to our eyes as a sudden dawn: a revelation that only a good translation can give us. And thanks to this translation Hengki Koentjoro invites us to take our steps in a landscape where everything makes sense, where even the darkness of the night loses the mystery and calls us to explore it; while the light, sometimes violent, often grazing but always protagonist, is called to a role of compositional mediator determining the alchemical counterpoint of the image and its rigorous success.

Koentjoro shows us good photographs, the result of an admirable translation of the landscape comin’ from an impeccable stylistic measure. A perfect balance.

Giuseppe Cicozzetti

from “Waterscape”; “Wave”; “Detach”; “Noir”

foto Hengki Koentjoro

http://www.hengki-koentjoro.com/

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