SCRIPTPHOTOGRAPHY

SOHRAB HURA

Dicono i poeti che l’Uomo sopravvive a tutto fuorché all'incertezza d’essere amato. Dev’essere vero. Lo è per Sohrab Hura, giovane fotografo indiano da poco alla Magnum, se con “Life is Elsewhere” ha intrapreso un viaggio oscuro, intimo, in cui le trappole della disillusione avevano il potere – come si osserva nelle fotografie – quasi allucinatorie. Un viaggio all’interno delle certezze messe a rischio dalla schizofrenia della madre, una patologia già presente prima della disgregazione del nucleo famigliare ed esplose nella solitudine di una vita senza barra. Argomento coraggioso. La domanda che ha mosso il lavoro di Sohrab Hura ruota intorno all’assunto iniziale e che si addensa terribile nell’eventualità se una patologia mentale possa giungere e con la sua mano invisibile cancellare l’affetto materno per un figlio. Lo smarrimento è glaciale, l’identità in frantumi. C’è da indagare, ricostruire i pezzi uno dopo l’altro, con il coraggio che occorre se si vuole giungere alla verità. Una ricerca da affrontare. Senza paura. Laicamente, perché come sostiene Milan Kundera “Tutto è problematico, discutibile, oggetto d’analisi. Gioventù. Maternità. Anche l’uomo. E anche la poesia”. E lo sostiene in un libro che Sohrab Hura deve avere amato se del libro dello scrittore ceco ha preso in prestito il titolo “La vita è altrove”.
Le fotografie distinguono due differenti piani. I ritratti della madre, così come la consunta quotidianità domestica soggetta alle mutevoli estraneazioni quali terribili doni della patologia, sono a “fuoco”, come a sancire l’assolutezza visiva, la priorità dell’affermazione sull’allusione. Fuori c’è lo smarrimento. Fuori c’è una vita parallela: la propria, abitata da interrogativi, certezze dileguate nella notte e fantasmi irridenti. Tutto restituito in forma di stato allucinatorio, dove ogni spettro può affiorare e atterrire. Qui, in queste foto il bianco e nero struggente quanto violento e un “blurred” accentuato, restituiscono appieno visioni oscure, paure ancestrali dimenticate sotto il cumulo di certezze venute giù con un soffio. Questa è Paura e Delirio nel Bengala dell’Ovest, dove le strade non hanno nome se non tra le paure dell’uomo; e queste, di rimando, amplificano malesseri, acuiscono storture e disagi. Anche in noi, che osservando le immagini siamo travolti da un’oscura energia. Il viaggio di Sohrab Hura è doppio. Il “nemico” è doppio: uno ha preso dimora tra le mura domestica e, drammaticamente, ha sembianze materne; l’altro è in quell’”altrove” che ci permea, si stana e costringe a farci i conti: in noi stessi. Il puzzle emotivo è da comporre, i legami da riannodare sono pesanti come gomene e intricati come rovi ma il lavoro è da affrontare. Sohrab Hura lo ha fatto e ha vinto. “Life is Elsewhere” è il diario di bordo del suo travaglio emozionale, un lavoro che grida la risposta alla sua domanda e che noi, davanti a un lavoro così meritorio, apprendiamo che nonostante la schizofrenia l’amore materno per il figlio fotografo non è mai mutato. Sì è fatto solo più silenzioso, ritirato in uno spazio che nessuna patologia non sa è non può intaccare: il cuore di una madre.

 

Giuseppe Cicozzetti
da “Life is Elsewhere”

 

foto Sohrab Hura
 

https://www.sohrabhura.com/

 

The poets say that Man survives everything except the uncertainty of being loved. It must be true. It is for Sohrab Hura, a young Indian photographer to Magnum, who, with "Life Is Elsewhere", begins a dark, intimate journey in which the traps of disillusion had power - as is observed in photographs - almost hallucinatory.
A journey inside the certainties endangered by the mother's schizophrenia, a disease already present before disruption of the family nucleus and exploded into the loneliness of a helmless life. Brave topic. The question that prompted Sohrab Hura's work revolves around the initial assertion and is dreadful in the eventuality of a mental illness and with his invisible hand to erase mother's affection for a son. Losing is glacial, identity shattered.
There is a need to investigate, reconstruct the pieces one after the other, with the courage that is needed if you want to reach the truth. A research to deal with. Fearless. Laicitally, because Milan Kundera claims, "Everything is problematic, questionable, subject to analysis. Youth. Maternity. Man too. And even poetry”. And he supports it in a book that Sohrab Hura must have loved if the book of the Czech writer borrowed the title "Life is Elsewhere".
The photographs distinguish two different planes. Mother's portraits, as well as the familiar domestic daily life that are subject to changing alienation, such as the terrible gifts of the disease, are "fiery," as to sanction the visual absurdity, the priority of the assertion of allusion. Outside is the loss. Outside there is a parallel life: its own, inhabited by questions, nightly certainty and ghastly ghosts. All returned in the form of hallucinatory state, where every spectrum can emerge and scaring.
Here, in these photos black and white as violent as violent and a "blurred" accentuated, completely give back obscure visions, forgotten ancestral under the cumulus of certainties coming down with a breath. This is Fear and Delirious in West Bengal, where the streets have no name except in man's fears; and these, by referring, amplify maladies, acute scathing and discomfort.
Even in us, that by looking at the images we are overwhelmed by a dark energy. Sohrab Hura's trip is double. The "enemy" is double: one has settled among the domestic walls and, dramatically, has maternal semblance; the other is in that "elsewhere" that permeates us, settles down and forces us to count on us: in ourselves. The emotional puzzle is to be composed, the tangles to re-ring are as heavy as rubbery and intricate as bows but work is to be tackled. Sohrab Hura did it and won it.
"Life Is Elsewhere" is the logbook of his emotional labor, a work that shouts the answer to his question and that, in the face of such a meritorious work, we learn that despite schizophrenia the maternal love for the son photographer is not never changed. Yes, it is only more silent, retreated into a space that no pathology can touch: a mother's heart.

 

Giuseppe Cicozzetti
from “Life is Elsewhere”

 

ph. Sohrab Hura
 

https://www.sohrabhura.com/

 

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