SCRIPTPHOTOGRAPHY

lwsm__dsc1842_5660.jpg

SAM HARRIS

Il tempo non aspetta nessuno. Scorre via, inesorabilmente. Quanti sono i giorni della nostra vita che hanno ci segnato così profondamente da essere ricordati per l’intera esistenza? Non sono molti. Eppure abbiamo vissuto a lungo ma i giorni memorabili, quelli di cui ricordiamo con precisione come li abbiamo trascorsi, come eravamo vestiti, non sono molti. Gli altri? Finiscono da qualche parte della nostra esistenza, evaporati dall’incedere di altri giorni; e poi altri, e poi altri che attendono solo di una scintilla per affiorare nuovamente alla mente. Se però ricordassimo tutto della nostra vita saremmo sopraffatti da un cumulo troppo pesante, un fardello insostenibile in cui ogni ricordo avrebbe il valore di un altro, anche se sappiamo che non è vero. I ricordi non sono tutti uguali, ed è per questo che dobbiamo imparare a ricordare altrimenti il tempo lo farà al nostro posto. Sam Harris, con “The Middle of Somewhere”, affronta il tema struggente di un tempo a lui vicino che non deve svanire né sovrapporsi all’arrivo di un altro tempo. “The Middle of Somewhere” è un racconto in forma di diario di un tempo che si vorrebbe scolpito nella memoria, quello famigliare e più propriamente quello relativo alla vita dei propri figli. Qui la fotografia ci viene in aiuto quasi naturalmente, e Harris proprio perché fotografo, sa bene che nulla, nessun racconto scritto o un tramandamento orale ha la forza di restituire quel particolare momento della nostra esistenza come una fotografia: da un rettangolo di carta impressionata si sprigionano memorie, sentimenti, commozioni e stati d’animo prontamente recuperati “nel mezzo di qualche posto” della nostra esistenza. Sam Harris ha voluto raccontarci le declinazioni d’una scelta, una scelta di vita che ha portato la sua famiglia a trasferirsi da Londra a una località rurale della lontanissima Australia. Il progetto è intimo, piccolo nella sua grandiosità: documentare la vita, i momenti di scoperta e gioia, le curiosità e le aspettative delle sue figlie, Uma e Yali per “congelare” in eterno un tempo altrimenti destinato a essere dimenticato. Harris racconta la quotidianità, una normalità solo apparentemente priva di contenuti ma proprio per questo rivalutata al rango narrativo; e ci vuole talento nello scovare un racconto nelle piccole cose della vita, tra gli episodi “non illustri” della quotidianità ed emendarli nell’eterno. Sam Harris registra tutto. Vuole ricordare tutto e ci consegna un progetto che vediamo crescere insieme alle sue figlie. Non solo. Uma e Yali sono parti attive del progetto. Uscendo dal ruolo oggettivo della rappresentazione, le due figlie sono direttamente coinvolte nell’edizione del libro. I loro post-it, nei quali si scambiano affetto o, talvolta risentimento, sono stati appositamente scansionati e confluiti nel libro, innervando di autenticità un progetto che un’edizione accurata avrebbe strappato alla genuinità. La stessa fresca famigliarità aleggia e si spande su ognuna delle fotografie. Anche qui infatti predomina un senso di informalità nella quale la ricerca compulsiva della composizione avrebbe finito per scorticare la genuinità del racconto. Un pericolo evitato, ma che contiene una maestria: comporre una fotografia senza che appaia costruita. Il tempo non aspetta nessuno. Scorre via, inesorabilmente. Lo sappiamo noi come lo sa Sam Harris, che ha provato a rallentarlo perché chi sfoglia “The Middle of Somewhere” guardi adesso alle piccole cose con il sentimento che meritano. Solo così impareremo a ricordare.

Giuseppe Cicozzetti

da “The Middle of Somewhere”

foto Sam Harris

http://samharrisphoto.com/

 

Time waits for no one. It flows away, inexorably. How many are the days of our lives that have marked us so deeply that we are remembered for the whole existence? They are not many. Yet we have lived for a long time but the memorable days, those of which we remember with precision as we have spent them, as we were dressed, are not many. The others? They end up somewhere in our existence, evaporated from the gait of other days; and then others, and then others who wait only for a spark to come to mind again. However, if we remember everything about our life we would be overwhelmed by too heavy a heap, an unbearable burden in which every memory would have the value of another, even if we know that it isn’t true. Memories are not all the same, which is why we must learn to remember otherwise time will do it for us. Sam Harris, with "The Middle of Somewhere", tackles the tormenting theme of a time close to him that must not fade nor overlap with the arrival of another time. "The Middle of Somewhere" is a story in the form of a diary of a time that you would like to have carved in your memory, the family one and more properly that relating to the life of children. Here photography comes to our aid almost naturally, and Harris, precisely because he’s a photographer, knows well that nothing, no written story or an oral transmission has the strength to give back that particular moment of our existence as a photograph: from a rectangle of impressed paper they release memories, feelings, emotions and states of mind readily recovered “in the middle of some place" of our existence. Sam Harris wanted to tell us about the declinations of a choice, a lifestyle choice that led his family to move from London to a rural location in Australia. The project is intimate, small in its grandeur: documenting life, the moments of discovery and joy, the curiosities and expectations of its daughters, Uma and Yali to eternally "freeze" a time otherwise destined to be forgotten. Harris describes everyday life, a normality only apparently devoid of content but precisely for this reason revalued to the narrative rank; and it takes talent to find a story in the small things of life, among the "not illustrious" episodes of everyday life and amend them in the eternal. Sam Harris records everything. He wants to remember everything and he gives us a project that we see grow together with his daughters. Not only. Uma and Yali are active parts of the project. Coming out of the objective role of representation, the two daughters are directly involved in the edition of the book. Their post-it notes, in which they exchange affection or, sometimes resentment, have been specially scanned and merged into the book, giving a project of authenticity that would have been stripped of genuineness by authenticity. The same fresh familiarity lingers and spreads over each of the photographs. Also here, in fact, a sense of informality predominates in which the compulsive search for the composition would have ended up by scaring off the genuineness of the story. A danger avoided, but that contains a mastery: compose a photograph without it appearing constructed. Time waits for no one. It flows away, inexorably. We know it as Sam Harris knows too, who tried to slow it down because those who browse "The Middle of Somewhere" now look at the little things with the feeling they deserve. Only then will we learn to remember.

Giuseppe Cicozzetti

from “The Middle of Somewhere”

ph. Sam Harris

http://samharrisphoto.com/

 

FOTOTECASIRACUSANA