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BERT HARDY

Londra, 13 maggio 1940. Il Regno Unito è in guerra contro la Germania nazista. In un discorso alla Camera dei Comuni il primo ministro Winston Churchill annuncia che il paese si troverà nel mezzo di un grande calvario cui è possibile uscire solo con “sangue, sudore e lacrime”. I bombardamenti che seguiranno devastano Londra ma non la piegano. Il calvario, con annessi orrori, è raccontato da un fotografo autodidatta, un documentarista che ha saputo accreditarvisi e che ha preso a seguire i movimenti delle truppe in guerra, a partire dallo sbarco degli Alleati in Normandia. Il suo nome è Bert Hardy (1913-1995). Nelle fotografie che propongo alla vostra attenzione Hardy racconta la fase post-bellica di un paese fiero e colmo di speranzosa fiducia che proviene dall’essere uscito vittorioso da un conflitto che ha incendiato l’Europa, ma i cui segni dell’orrore sono impressi nel morale di tutti come un graffio indelebile. A esclusione della prima fotografia, che rimanda al periodo della viva minaccia bellica – vediamo infatti un folto numero di bambini in procinto di allontanarsi da Londra per essere messi in salvo nelle Contee fuori Londra, quale garanzia di un futuro – tutte le altre appartengono al periodo della ricostruzione, in un arco temporale che va dal ’48 al finire degli anni ’50. Londra vuole dimenticare e ripartire. Non sarà facile e in ogni scatto di Bert Hardy cogliamo l’atmosfera confusa di quegli anni, alla quale concorre una spessa coltre di nebbia a rendere un orizzonte ancora più sfumato. Da lì a pochi anni cambierà tutto, una ventata di novità costringerà ogni Britannico, specialmente i giovani, a guardare al futuro con maggiore fiducia. Saranno gli anni dei Beatles e della “Swinging London.” E conosciamo come è andata. Ma la Londra di Bert Hardy, “quella” Londra, ha un assoluto valore testimoniale. Le sue fotografie, tutte scattate rigorosamente con la sua fedelissima Leica, sono più efficaci di un saggio e dalla cui lettura ricaviamo un affresco drammatico e bellissimo. Che si tratti di bambini al gioco, di chiacchiere di vicine, di donne intente alla lettura o di prostitute gravitanti intorno a Piccadilly Circus si respira un’aria di restituzione del sociale di grande efficacia. Di Bert Hardy si dice che «nessuno ha mai raccontato meglio il Regno Unito a cavallo della seconda Guerra Mondiale» e che «se Londra potesse scegliere che occhi offrirsi vorrebbe quelli di Bert Hardy». E poiché il Regno Unito è un paese che non dimentica nessuno dei figli che l’hanno resa grande, una targa apposta sull’uscio della casa ne ricorda l’imperitura memoria, consegnando Bert Hardy nell’Olimpo dei padri della fotografia.

 

Giuseppe Cicozzetti

 

foto Bert Hardy

 

London, May 13, 1940. The United Kingdom is at war with Nazi Germany. In a speech to the House of Commons, Prime Minister Winston Churchill announces that the country will find itself in the midst of a great ordeal that can only be left with "blood, sweat and tears".

The bombings that followed devastated London but did not bend it. The ordeal, with attached horrors, is told by a self-taught photographer, a documentary filmmaker who has been able to accredit him and who has taken to following the troop movements in war, starting from the Allied landing in Normandy.

His name is Bert Hardy (1913-1995). In the photographs I propose to your attention, Hardy recounts the post-war phase of a proud and full of hopeful country that comes from having emerged victorious from a conflict that has set Europe on fire, but whose signs of horror are etched in everyone's moral like an indelible scratch.

Except for the first photograph, which refers to the period of the living war threat - we see in fact a large number of children about to leave London to be saved in the Counties outside London, as a guarantee of a future - all the others belong to the period of reconstruction, in a time span ranging from '48 to the end of the 50s. London wants to forget and starting over.

It will not be easy and in every shot of Bert Hardy we catch the confused atmosphere of those years, to which a thick layer of fog contributes to make an even more nuanced horizon. From there, in a few years everything will change, a wave of novelty will force every Brit, especially the young, to look to the future with greater confidence. They will be the years of the Beatles and of the "Swinging London”.

And we know how it went. But the London of Bert Hardy, "that" London, has an absolute testimonial value. His photographs, all taken rigorously with his loyal Leica, are more effective than an essay and from whose reading we derive a dramatic and beautiful fresco. Whether it's children playing, neighbors chatting, reading women or prostitutes gravitating around Piccadilly Circus, you can breathe such an air of great social restitution.

It is said of Bert Hardy that «no one has ever told the United Kingdom better at the turn of the Second World War» and that «if London could choose which eyes to offer it would like those of Bert Hardy». And since the United Kingdom is a country that does not forget any of the children who made it great, a plaque affixed to the door of the house recalls its imperishable memory, handing Bert Hardy into the Olympus of fathers of photography.

 

Giuseppe Cicozzetti

 

ph. Bert Hardy

 

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