SCRIPTPHOTOGRAPHY

Franco FONTANA                                                           (Italia)

FRANCO FONTANA

Tutto obbedisce al colore, o alla coscienza di chi ha inventato una forma. Lui, chi l’ha inventata, è Franco Fontana e il suo linguaggio espressivo è riconoscibile nella cultura visiva come un marchio a fuoco, indelebile, coerente. Tutto obbedisce al colore, e a una geometria che si fa sintesi nel caos dirompente degli elementi. Fontana è un demiurgo, vede per noi e ci consegna i paesaggi di un mondo ideale, logico, assente di contraddizioni. Il colore è protagonista assoluto in una rivoluzione che ha sconvolto il dogma dell’imperante fotografia in bianco e nero. «Vedo a colori e quindi fotografo a colori» ha detto e la polemica dei puristi, delle vestali a guardia della lezione francese – Fontana guarda ai ribelli americani del colore – non si è ancora arrestata. Tanti fotografi gli devono molto, quasi tutto. Gli devono in primis la loro vocazione e l’iscrizione all’albo dei “fontanini”, gli epigoni di un linguaggio così perfetto da essere inviolabile, leggibile e oscuro allo stesso tempo, accessibile e inviolabile, al punto che vi si accosta non può che produrre, al loro meglio, che “copie di copie” balbettanti e insicure. I colori di Fontana sono vibranti, corposi e saturi di rimandi a suggestioni che aggiungono al paesaggio una sensualità antropomorfa. Le colline, i clivi come le alture sembrano respirino, che si muovano indicandoci l’esistenza di uno spazio arcadico, affascinante e raggiungibile solo dalla nostalgia per la perfezione e in cui deflagra il lirismo poetico. La geometria nelle fotografie di Franco Fontana dialoga con la poesia, operando una sintesi minimale che supera l’incastro su cui è chiusa un’arte fotografica che tende a rappresentare la realtà (la stessa tensione concettuale che attraversa il lavoro del bravissimo Alberto Selvestrel). Fontana lavora, come è stato detto, “sull’estrazione contenutistica dello spazio” e infatti le sue inquadrature, siano esse puntate su un paesaggio o nella spazialità costruita, sono così strette da liberare il contesto nel quale i soggetti sono innestati perché perdano definitivamente ogni riferimento con il reale. La realtà dunque non è un’invenzione ma il suo riassunto, cioè quel che sedimenta negli occhi e nella mente di un fotografo; è la sua estrazione. Ma l’astrattismo è bandito, ciò che vediamo è esattamente quello che è: una terra coltivata, “vestita” dal lavoro dell’uomo, così come una nuvola sono elementi riconoscibili come parole appena dette, come un idioma conosciuto o occhi che visti una volta non si dimenticano più. Tutto però è intercettato e tradotto seguendo una grammatica nuova, una nuova sintassi visiva capace di imporsi a modello e con colori che ci obbligano ad ascoltarli, tanto pare che urlino, e ordinato secondo una interpretazione dell’essenziale. Tutto, abbiamo detto, obbedisce al colore. Ed è magnifico sottostare alla sua dittatura.

 

Giuseppe Cicozzetti

 

foto Franco Fontana

 

http://francofontanaphotographer.com/

 

 

Everything obeys the color, or the conscience of who invented a form. He, who invented it, is Franco Fontana and his expressive language is recognizable in the visual culture as a brand in focus, indelible, coherent. Everything obeys the color, and a geometry that becomes a synthesis in the disruptive chaos of the elements.

Fontana is a demiurge, he sees for us and gives us the landscapes of an ideal world, logical, absent of contradictions. Color is the absolute protagonist in a revolution that has upset the dogma of the prevailing black and white photography. «I see in color, that’s way I photograph in color», he said, and the polemic of the purists, of the vestals guarding the French lesson - Fontana looks at the American color rebels - has not yet stopped.

Many photographers owe him a lot, almost everything. They must first of all their vocation and the inscription in the register of "fontanini", the epigones of a language so perfect as to be inviolable, readable and obscure at the same time, accessible and inviolable, to the point that it approaches you can only produce, at their best, stuttering and insecure "copies of copies". Fontana's colors are vibrant, full-bodied and saturated with references to suggestions that add an anthropomorphic sensuality to the landscape.

The hills, the slopes as well as the heights, seem to breathe, moving to indicate the existence of an Arcadian space, fascinating and reachable only by nostalgia for perfection and in which the poetic lyricism explodes. Geometry in Franco Fontana's photographs communicates with poetry, operating a minimal synthesis that overcomes the junction on which a photographic art that tends to represent reality is closed (the same conceptual tension that runs through the Alberto Selvestrel’s excellent work).

Fontana, as has been said, works on “the content extraction of space" and in fact his shots, whether they are focused on a landscape or built space, are so narrow as to free the context in which the subjects are grafted in order to permanently lose every reference with the real. So reality isn’t an invention but its summary, that is what sediments in the eyes and in the mind of a photographer; is its extraction.

But abstraction is banned, what we see is exactly what it is: a cultivated land, "dressed" by the work of man, as well as a cloud are recognizable elements as words just said, like a known idiom or eyes that seen a time they never forget. Everything, however, is intercepted and translated following a new grammar, a new visual syntax capable of imposing itself as a model and with colors that force us to listen to them, so it seems to urge, and ordered according to an interpretation of the essential. Everything, we said, obeys the color. And it’s magnificent to submit to its dictatorship.

 

Giuseppe Cicozzetti

 

ph. Franco Fontana

 

http://francofontanaphotographer.com/

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