SCRIPTPHOTOGRAPHY

Franco CARLISI                                                                                 (Italia) 

FRANCO CARLISI

Nulla come la fotografia ha il potere di catturare il presente nello stesso momento in cui diventa passato. Ci sono giorni che si vorrebbe durassero in eterno, come un lunghissimo e interminabile giro di valzer ma che, per quanto intensi ed emozionanti, sono costretti ad osservare la stessa scansione temporale, lo stesso numero di ore di ogni altro: sorgono con il sole, tramontano con l’apparire delle stelle; di mezzo, come a fermare un irripetibile interludio, c’è il desiderio di renderli interminabili. Un giorno che si vorrebbe interminabile è la cerimonia di un matrimonio. Ma anche questo, come segnala il fotografo Franco Carlisi già nel titolo del suo fotobook, “Il Valzer di un Giorno”, obbedisce alla sua consumazione: tutto inizia, si svolge e si estingue e più tardi di quel bellissimo giorno non resterebbero che vaghi brandelli di ricordi dilatati nel tempo e recitati a memoria come un sistema di trasmissione orale. A fermare per sempre quei momenti altrimenti, come si è detto, condannati a sfumare o corrotti da ricordi che desiderano farsi storia, accorre la fotografia, che con la sua ontologica prerogativa a “fissare” un episodio riporta tutto negli argini di un avvenimento non solo non più incancellabile ma anche in grado di restituire lo spirito, le emozioni, le trepidazioni di chiunque, a partire dagli sposi, vi abbia partecipato. Le fotografie di Franco Carlisi assecondano il desiderio degli sposi di lasciare dietro di sé le tracce di un giorno memorabile – e infatti non mancano gli scatti che precedono una cerimonia che inizia ben prima che ci si rechi in chiesa – ma aggiunge un forte timbro autoriale che lo allontana dalla rappresentazione cui siamo molto spesso abituati a vedere. Non c’è dubbio che la cerimonia di un matrimonio rechi con sé, al netto dell’ufficialità del sacramento, una nuvola di retorica fatta di successioni guidate dall’effimero, da un romanticismo che impera in ogni sospiro e che conduce lacrime di commozione agli occhi dei genitori. In “Il Valzer di un Giorno” invece si arriva all’essenza: la memoria di un giorno è vivificata e consegnata all’eterno con la solida asciuttezza del reportage. Ecco dunque che momenti di trepidazione, quella sincera commozione che traspare da ognuno dei volti dei soggetti ha una sua drammaturgia, un pathos che fotografia dopo fotografia ci accompagna al centro esatto dell’evento che, sappiamo, è puntellato d’emozioni da catturare e tramandare. Carlisi, in forza del suo linguaggio, è l’aedo di un giorno, responsabilità che assolve mantenendosi invisibile; presente ma invisibile così da non inquinare il fluire di scene che si avverano seguendo ritualità prestabilite. Eppure, una volta colti gli immancabili momenti Carlisi ci narra le fasi di un matrimonio, con un canovaccio da cui è assente ogni tentazione di ridondanza, con quella lateralità soggettiva che aggiunge al racconto una temperatura personale sicché gesti, tic, espressioni normalmente tenuti a margine della narrazione entrano a far parte del corpus descrittivo. Carlisi, da fotografo sensibile qual è, sa bene che i suoi occhi sono abituati all’attesa e dunque scatta nel preciso momento del compiersi di un’azione, la stessa che arriva all’osservatore gravida della sua forza espressiva. Con “Il Valzer di un Giorno” la fotografia di matrimoni dimostra di potersi immergere nella teatralità dell’evento e tradurlo visivamente in un linguaggio assai distante da quello che, sia detto rispettosamente, circonda il nostro immaginario: qui la carnalità ha una cifra precisa, ed è compagna di una sensualità così dilagante da seppellire i barocchismi neo-romantici sul terreno della concretezza. Non sappiamo, come si suole dire, se l’amore è eterno. Certo lo è finché dura ma i ricordi, quelli, se impressi su carta, non svaniscono. Ed è soltanto così che il valzer di un solo giorno può durare per sempre.

 

Giuseppe Cicozzetti

da “Il Valzer di un Giorno”

 

foto Franco Carlisi

 

http://www.francocarlisi.com/

 

http://www.ilvalzerdiungiorno.it/

Nothing like photography has the power to capture the present at the same time it becomes a past. There are days you would like to last forever, like a very long and endless round of waltzes but which, though intense and exciting, are forced to observe the same time scales, the same number of hours as any other: they arise with the sun, they fade with the appearance of the stars; in the middle, as if to stop an unrepeatable interlude, there is the desire to make them interminable.

A day that some would like endless is the ceremony of a marriage. But even this, as the photographer Franco Carlisi already points out in the title of his photobook, "The Waltz of a Day", obeys his consummation: everything begins, unfolds and extinguishes and later on that beautiful day would remain only vague shreds of memories dilated over time and recited from memory as an oral transmission system.

To stop those moments forever, otherwise, as we have said, condemned to fade or corrupted by memories that want to make history, the photograph rushes, that with its ontological prerogative to "fix" an episode brings everything back in the banks of an event not only no longer indelible but also able to restore the spirit, emotions, and trepidation of anyone, starting with the spouses, has participated.

The Franco Carlisi’s photographs support the desire of the spouses to leave behind the traces of a memorable day - and in fact there are plenty of shots that precede a ceremony that begins well before we go to church - but adds a strong authorial stamp that it takes him away from the representation we are very often used to seeing. There is no doubt that the ceremony of a marriage carries with it, net of the official status of the sacrament, a cloud of rhetoric made up of successions guided by the ephemeral, by a romanticism that reigns in every sigh and that leads tears of emotion to the relatives eyes.

In "The Waltz of a Day" instead we arrive to the essence: the memory of one day is vivified and delivered to the eternal with the solid dryness of the reportage. Here then are moments of trepidation, that sincere emotion that shines from each of the subjects' faces has its own dramaturgy, a pathos that photography after photography takes us to the exact center of the event which, we know, is punctuated with emotions to capture and pass on.

Carlisi, by virtue of his language, is the aedo of a day, a responsibility he fulfills by remaining invisible; present but invisible so as not to pollute the flow of scenes that come true following pre-established rituals. And yet, once the inevitable moments have been grasped, Carlisi tells us the phases of a marriage, with a canvas from which every temptation to redundancy is absent, with that subjective laterality that adds a personal temperature to the story so gestures, tics, expressions normally kept in the margin of narrative become part of the descriptive corpus.

Carlisi, as a sensitive photographer as he is, knows well that his eyes are accustomed to waiting and therefore snaps into the precise moment of the action's completion, the same that comes to the observer who is pregnant with his expressive power. With "The Waltz of a Day", wedding photography demonstrates that it can immerse itself in the theatricality of the event and translate it visually into a language very distant from what, respectfully said, surrounds our imagination: here carnality has a precise figure, and is the companion of a so pervasive sensuality to bury the neo-romantic Baroque on the ground of concreteness.

We don’t know, as they say, if love is eternal. Of course it is while it lasts but the memories, those, if imprinted on paper, don’t vanish. And this is the only way that the waltz of a single day can last forever.

 

Giuseppe Cicozzetti

from "The Waltz of a Day"

 

ph. Franco Carlisi

 

http://www.francocarlisi.com/

 

http://www.ilvalzerdiungiorno.it/

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