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Augusto CANTAMESSA  (1927 - 2018)                        (Italia) 

AUGUSTO CANTAMESSA

Lo ha confessato lui stesso in una dichiarazione profonda quanto disarmante: “Ho provato, negli anni ’80, a usare il colore ma è stato il periodo più grigio della mia vita. Per me il bianco e il nero sono i colori più belli”. E noi nelle fotografie di Augusto Cantamessa (1927-2018) siamo invitati a una contemplazione in cui cogliere la bellezza di tutte le sfumature di un bianco e nero che sembrano radunare tutti i colori dello spettro cromatico. Le fotografie di Augusto Cantamessa, sospese tra una naturale vocazione umanista e un rigorosissimo minimalismo, ci indicano come la “sottrazione”, arrivare cioè al cuore del messaggio con la sola essenzialità d’un segno, sia un valore nella fotografia. E qui, nel silenzio delle sue composizioni, nei pensieri naufragati nell’orizzonte della campagna, nella laboriosa umiltà del lavoro degli uomini o nella testimonianza d’una vita ai margini della vita cogliamo come Cantamessa abbia convocato due grandi a un dialogo a distanza: Ronis e Bischof in una sintesi delicata e struggente dei piccoli episodi della vita umana. La storia, la vita di Cantamessa sembra conformarsi a quella di un altro grande e misconosciuto fotografo, Ulisse Bezzi. E come Bezzi anche Cantamessa, dopo una vita spesa tra i circoli fotografici amatoriali, sul finire del secolo scorso sarà scoperto da chi meglio ha saputo apprezzare quelle opere rigorosamente in bianco e nero dove il superfluo non ha spazio, gli americani della De Lellis Gallery. Nelle fotografie di Cantamessa l’elemento umano, come abbiamo visto, rappresenta la centralità descrittiva, un’umanità cangiante e mutevole che cambia con il passare degli anni. Osservandole siamo colti come da uno struggimento per una vita passata e dimenticata troppo in fretta ma che per lunghi anni ha rappresentato, nella provincia piemontese come in ogni altra, un sottofondo silenzioso, quasi astratto e nelle cui scene di straordinaria quotidianità compiamo un viaggio nel tempo. Cantamessa è stato testimone del suo tempo, un tempo che non ha voluto andasse disperso nella frenesia di una società che cambia umore e costumi troppo frettolosamente. Dunque nell’atmosfera del doloroso distacco per la partenza di una nave al porto di Genova, così come tra i sensibilissimi ritratti del lavoro avvertiamo come la sensibilità del fotografo sia volta a narrare una dignità silenziosa e perduta per giungere al sacro delle cose, a una verità, perché la “verità” come è stato detto “è figlia del silenzio”. Le opere di Cantamessa sono, si diceva, attraversate da un rispettoso pudore che declina rapidamente nella sacralità dell’immagine; ogni fotografia ne è pervasa, trasudando una poetica delle piccole cose, le stesse che giorno dopo giorno fanno grande la vita.

Giuseppe Cicozzetti

foto Augusto Cantamessa

https://www.augustocantamessa.it/

He himself confessed in a statement as profound as disarming: "In the 1980s, I tried to use color but it was the grayest period of my life. For me white and black are the most beautiful colors ". And we in the photographs of Augusto Cantamessa (1927-2018) are invited to a contemplation in which to capture the beauty of all the shades of black and white that seem to bring together all the colors of the color spectrum.

The photographs of Augusto Cantamessa, suspended between a natural humanist vocation and a very rigorous minimalism, show us how the "subtraction", that is to arrive at the heart of the message with the only essentiality of a sign, is a value in photography.

And here, in the silence of his compositions, in the thoughts wrecked in the horizon of the countryside, in the laborious humility of the work of men or in the testimony of a life on the fringes of life we realized how Cantamessa has called two great men to a dialogue at a distance: Ronis and Bischof in a delicate and poignant synthesis of the small episodes of human life. The story, the life of Cantamessa seems to conform to that of another great and unrecognized photographer, Ulisse Bezzi.

And just like Bezzi also Cantamessa, after a life spent among amateur photographic circles, at the end of the last century will be discovered by those who have known how to appreciate those works strictly in black and white where the superfluous has no space, the Americans of De Lellis Gallery. In the photographs of Cantamessa the human element, as we have seen, represents the descriptive centrality, a changing and changeable humanity that changes with the passing of the years. Looking at them we are caught as if by a yearning for a past life that was forgotten too quickly but that for many years has represented, in the Piedmontese province as in every other, a silent, almost abstract background in which we perform a journey through time in extraordinary scenes.

Cantamessa was a witness of his time, a time that did not want to be lost in the frenzy of a society that changes moods and customs too hastily. So in the atmosphere of the painful detachment for the departure of a ship at the port of Genoa, as well as among the highly sensitive portraits of the work we feel that the sensitivity of the photographer is aimed at narrating a silent and lost dignity to reach the sacred of things, to a truth, because the "truth" as it was said "is daughter of silence". The works of Cantamessa are, it was said, crossed by a respectful modesty that rapidly declines in the sacredness of the image; every photograph is pervaded by it, exuding a poetic of small things, the same ones that make life big every day.

Giuseppe Cicozzetti

ph. Augusto Cantamessa

https://www.augustocantamessa.it/

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