SCRIPTPHOTOGRAPHY

Alessandro BORGINI                                                             (Italia) 

 

ALESSANDRO BORGINI

Ci dev’essere un dio lassù nell’azzurrissimo cielo, o ovunque vogliate, che ha a cuore i fotoamatori. Si potrebbe obiettare: non tutti, considerata la messe di immagini travolte da una banalità senza pari, e sarebbe vero, ma quel dio attento e benevolo se distoglie il suo sguardo dai cacciatori di tramonti, dai feticisti delle battigie, dai persecutori di ignari, passanti benedice chi ha il coraggio di inerpicarsi su crinali scivolosi con l’audacia che proviene dallo sperimentare. La fotografia ama i temerari. Alessandro Borgini, fotoamatore, possiede la spavalderia e la sfrontatezza di colui che davanti a un progetto non arretra per accomodarsi su più sicure soluzioni – in questo la condizione di amatore è assai simile alla gioventù, periodo nel quale davanti agli errori la vita non ha la durezza di chiedere il conto, tutto è emendato. Ed è in questa frazione temporale, in questo momentaneo stato di grazia che un fotoamatore dovrebbe porsi alla ricerca di tematiche ardite, spesso difficili, complicate ma di cui si apprezzano onestà e volitiva sfrontatezza. Borgini si muove su questo registro. Le sue fotografie non descrivono, suggeriscono; non aggiungono, sottraggono; e sottraggono per giungere più velocemente alle nostre impressioni e lasciare che dilaghino e suggestioni. La realtà, sembra dirci Borgini, può essere scarnificata dal superfluo e come un gioco a sottrazione emerge un’essenzialità scarna e potente, sciolta dalle ridondanze dell’eccesso ottico. Una ricerca, un linguaggio espressivo che tende al minimalismo sensoriale nel quale galleggia solo l’assunto definitivo. Cose, arbusti, animali, ritratti sono restituiti in forme ectoplasmatiche, sfuggenti, fortemente allusive quasi che Borgini voglia invitarci alla decifrazione di lampi percettivi: tutto è riconoscibile ma tutto appare sotto una nuova lente e dunque si riabilita in nome di un inganno apparente in cui, a guardare bene, si dipana la sua chiave di lettura di una realtà altrimenti troppo conosciuta perché susciti il nostro interesse. E in questo gioco in cui l’allusione è potente fino al suo limite concettuale apprendiamo come il mistero a volte è più intrigante di una evidenza o, se preferite, come memoria e ricordi siano così naturalmente selettivi da imporsi sul ruminare del quotidiano. Borgini ci conduce nel suo mondo. Mistero e fabulazione, visioni e immaginazioni si alternano ponendoci interrogativi, dubbi e suggestioni. E dunque i volti che appaiono come maschere ci richiamano a un travaglio interiore affiorante da lineamenti contorti e drammatici. Nondimeno accade con arbusti solitari, quasi dimenticati in una prateria che confonde e che a una prima visione ha la capacità di creare sgomento, come tutto ciò che non conosciamo. Ed è in queste distorsioni che riconosciamo il valore del lavoro di Borgini, nelle naturali deformazioni del reale che assumono nuove e autonome categorie espressive. Questo deve fare la fotografia, sedurci, confonderci e poi tenderci la mano. Ed è proprio questo il lavoro di un fotoamatore di talento.

Giuseppe Cicozzetti

foto Alessandro Borgini

https://www.instagram.com/borginialessandro/?fbclid=IwAR2VG7qmoFkX3sWeIdeIP8Go6uDRilOhUVSe-5WJJXHeX9MbPkKg9ktGPfk

 

 

There must be a god over there up in the deep blu sky, or wherever you want, that loves photoamateurs.

One could object: not anybody, considered the harvest of images overwhelmed by an unparalleled banality, and it would be true, but that careful and benevolent god takes his eyes away from the sunsets hunters, shoreline fetishists, the persecutors of unsuspecting, passersby blesses those who dare to climb on slippery ridges with the audacity that comes from experimenting.

Photography loves daredevils. Alessandro Borgini, photoamateur, possesses the bravado and the boldness of the person who, in front of a project, does not move back to settle on more secure solutions - in this the condition of amateur is very similar to youth, a period in which life has no hard to ask for the bill, everything is amended.

And it is in this temporal fraction, in this momentary state of grace that a photoamateur should look for daring themes, often difficult, complicated but of which honesty and voluptuous audacity are appreciated. Borgini moves on this side. His photographs don’t describe, suggest; they don’t add, subtract; and subtract to reach more quickly our impressions and let them spread and suggestions.

The reality, Borgini seems to tell us, can be scarified by the superfluous and as a subtraction game emerges a lean and powerful essentiality, freed from the redundancies of the optical excess. A research, an expressive language that tends to sensorial minimalism in which only the definitive assumption floats.

Things, shrubs, animals, portraits are returned in ectoplasmic forms, elusive, strongly suggestive almost as if Borgini wants to invite us to the deciphering of perceptive flashes: everything is recognizable but everything appears under a new lens and therefore is rehabilitated in the name of an apparent deception in which to look at carefully, one unravels its key to a reality that is otherwise too well known for it to arouse our interest.

And in this game in which the allusion is powerful up to its conceptual limit, we learn how the mystery is sometimes more intriguing than evidence or, if you prefer, as memory and memories are so naturally selective to be imposed on the rumination of everyday life. Borgini leads us into his world. Mystery and fabulation, visions and imaginations alternate by asking questions, doubts and suggestions.

So the faces that appear as masks remind us of an inner labor emerging from twisted and dramatic features. Nevertheless it happens with solitary shrubs, almost forgotten in a prairie that confuses and that at first sight has the ability to create dismay, like everything we do not know. And it is in these distortions that we recognize the value of Borgini's work, in the natural deformations of reality that take on new and autonomous expressive categories. This must make photography, seduce us, confuse us and then stretch our hands. And this is precisely the work of a talented photoamateur.

Giuseppe Cicozzetti

ph. Alessandro Borgini

https://www.instagram.com/borginialessandro/?fbclid=IwAR2VG7qmoFkX3sWeIdeIP8Go6uDRilOhUVSe-5WJJXHeX9MbPkKg9ktGPfk

© 2014 - 2020 fototeca siracusana

largo empedocle,9 96100 - siracusa (Italy) -  CF 93087090895

  • Instagram - Bianco Circle
  • Pinterest - Bianco Circle
  • Facebook Clean