SCRIPTPHOTOGRAPHY

Roma VISHNIAC                                                                 (Russia) 

ROMAN VISHNIAC

Non ricordare è un crimine che accomuna al carnefice.

Guardate queste fotografie, e guardatele con rispetto. 
Guardatele tutte. Lo meritano. 
State vedendo dei bambini ebrei prima che la follia nazista arrivasse a mettere fine alle loro vite. Sono immagini che commuovono, fotografie di bambini che non hanno avuto il destino di vivere un’adolescenza, di continuare a giocare, di studiare, di diventare adulti, di innamorarsi, di avere una vita al pari di chi ebreo non è. 
Sono i bambini di Roman Vishniac (Pavlovsk, Russia 1897-New York, USA 1990). 
Nel 1935 a causa del crescente antisemitismo in Germania, il Jewish Joint Distribution Committee dà incarico a Vishniac di fotografare le condizioni di vita degli ebrei nei ghetti delle principali città del Centro e dell’Est Europa, come parte di un’iniziativa volta a raccogliere fondi da destinare alle popolazioni in gravi difficoltà. 
Il reportage dura circa tre anni durante i quali Vishniac scatta almeno 16.000 fotografie di uomini, donne e bambini ripresi durante lo svolgersi quotidiano della vita nei ghetti e negli “shtetl”. Non colpisca la naturalezza dei soggetti, come ha detto Marek Edelman, sopravvissuto alla distruzione del ghetto di Varsavia: “eravamo già morti prima di morire, solo non sapevamo d’esserlo”. Nessuno dei bambini ebrei poteva sapere di essere parte di un piano che prevedeva la loro sistematica cancellazione dall’Europa. La loro colpa era una sola: erano ebrei, e agli occhi nazisti era più che sufficiente per sterminarne il massimo possibile. In questo “inconsapevole” contesto, le fotografie di Roman Vishniac assumono un valore documentale di assoluto interesse, storico e umano, poiché rappresentano un mondo “prima del diluvio”, prima cioè che sulla comunità ebraiche si abbattesse la più disastrosa catastrofe della loro storia: la Shoah.
Anzi, prima che si abbattesse sull’intera umanità la più disastrosa catastrofe della sua storia millenaria. Qui troviamo intatta la forza della fotografia quale strumento di conservazione della memoria. Una fotografia documentale di elevatissimo valore storico nelle cui immagini degli occhi dei bambini leggiamo il loro drammatico destino, e di quanto ne fossero inconsapevoli.
Ha detto Shakespeare che “tormento assai grave proviene dal sapere dell’altro un destino ignoto a lui stesso”, e sono queste sensazioni di assoluta impotenza e dolore che accompagnano la visione dei loro sguardi, innocenti come i loro pochi anni. 
Un mondo non c’è più. Cancellato. Per sempre. A noi non spetta che ricordare le loro anime con quanta forza abbiamo, con la medesima compassione provata per i nostri cari, e rammentare a noi stessi che un crimine commesso contro un bambino è un crimine commesso contro l’intera umanità. Se non imprimiamo questa verità nelle nostre menti il loro sacrificio sarà stato vano.
E non ricordare è un crimine che accomuna al carnefice.

 

Giuseppe Cicozzetti

 

foto di Roman Vishniac

 

http://vishniac.icp.org/

 

 

Look at these photographs, and look at them with respect. Look at them all. They deserve it.

You are seeing Jewish children before Nazi madness came to end their lives. They are images that move, photographs of children who haven’t had the destiny to live an adolescence, to continue playing, to study, to become adults, to fall in love, to have a life like those who are not Jewish.

They are the children of Roman Vishniac. In 1935, due to growing anti-Semitism in Germany, the Jewish Joint Distribution Committee instructed Vishniac to photograph the living conditions of Jews in the ghettos of the main cities of Central and Eastern Europe, as part of an initiative to raise money to be allocated to the communities in serious difficulty.

The report takes about three years during which Vishniac shoots at least 16,000 photographs of men, women and children taken during the daily life of the ghettos and "shtetl". Not surprising the naturalness of the subjects, as said Marek Edelman, survivor of the destruction of the Warsaw ghetto: "we were already dead before dying, we just did not know we were."

None of the Jewish children could know that they were part of a plan that planned their systematic cancellation from Europe. Their fault was only one: they were Jews, and in the Nazi eyes it was more than enough to exterminate their maximum. In this "unconscious" context, the photographs of Roman Vishniac take on a documental value of absolute interest, both historical and human, since they represent a world "before the flood", that is to say that the most disastrous catastrophe of their history fell on the Jewish community: the Shoah.

Indeed, before the most catastrophic catastrophe of its millennial history fell on the whole of humanity. Here we find intact the power of photography as an instrument for the preservation of memory. A documentary photograph of very high historical value in whose images of children's eyes we read their dramatic destiny, and of what they were unaware of.

Said Shakespeare that "a very serious torment comes from knowing the other, a destiny unknown to himself", and these feelings of absolute impotence and pain accompany the vision of their looks, as innocent as their few years.

A world is gone. Deleted. Forever. It is not for us to remember their souls with all our strength, with the same compassion we have felt for our loved ones, and to remind ourselves that a crime committed against a child is a crime committed against all mankind. If we do not impress this truth in our minds, their sacrifice will have been in vain.

And not to remember is a crime that unites the persecuter.

 

Giuseppe Cicozzetti

 

ph. Roman Vishniac

 

http://vishniac.icp.org/

© 2014 - 2019 fototeca siracusana

largo empedocle,9 96100 - siracusa (Italy) - P.IVA 01990680892 - CF 93087090895

  • Instagram - Bianco Circle
  • Pinterest - Bianco Circle
  • Facebook Clean