SCRIPTPHOTOGRAPHY

Rodney SMITH         (Dicembre 1947 – Dicembre 2016)                     (USA) 

RODNEY SMITH

Rodney Smith (Dicembre 1947 – Dicembre 2016) amava definirsi un “segreto ottimista” e questa sensazione traspare dal suo stile delicato e ironico, lontanissimo dal crudo realismo che contraddistingue molti fotografi della sua epoca. Aveva un obiettivo, mostrare l’esistenza di una certa grazia ed eleganza nel mondo, come un senso di stravaganza e ironia. Rodney Smith pensava che la fotografia a lui contemporanea fosse in qualche modo nichilista, negativa e fredda e che, incomprensibilmente per lui, la maggior parte dei critici fotografici la considerava “profonda e originale”. Lui invece era come se dicesse “sì” alla vita. Tra le sue fotografie più famose, ci sono i ritratti scattati agli amministratori delegati di alcune importanti aziende americane. Amava fotografarli lontano dal loro contesto, per esempio su un viale alberato o su un molo lungo la riva di un fiume. Così facendo, riusciva a mostrare questi personaggi inaccessibili, e poco inclini al gioco, in tutta la loro umanità. Il suo surrealismo è delicato, aereo e distante dalle turbolenze di un genere che invece ama scavare nel profondo della psiche. Smith, al contrario dei suoi colleghi surrealisti che consideravano la loro arte un veicolo dell’inconscio, non era mai abbastanza sicuro di quale sarebbe stato il risultato finale dei suoi scatti; e questo atteggiamento gli ha permesso di lavorare in modo flessibile in qualsiasi luogo e catturare la storia mentre si svolgeva. “E’ la location” ha detto una volta “che guida tutte le foto. Una delle cose interessanti è che nonostante le persone pensino che le mie foto siano composte, invece sono estremamente spontanee: il 95% delle foto che ho scattato non sapevo nemmeno che avrei avuto intenzione di prenderle appena qualche minuto prima”. Tutto per Smith è lieve e allo stesso tempo eclettico come la sua formazione (Smith si laurea in teologia all’Università di Yale – dove tornerà da docente di fotografia – mentre studiava con Walker Evans), inafferrabile e curiosa. Ma non indisciplinata. Le sue fotografie sono segnate da un ordine compositivo molto attento, rigoroso, nel quale vediamo molto spesso come i soggetti dialoghino ordinatamente con il suo ambiente, quasi a stabilire una nuova ecologia dei rapporti, una nuova liturgia etica. E con quella leggerezza capace di strappare a chi le osserva un riservato sorriso che rivaluta l’intenzione del fotografo e infatti, per sua stessa ammissione, la sua missione era “trovare ordine dal caos”. Tuttavia le sue immagini possiedono una sensazione “classica” e senza tempo, come se i personaggi fossero sospesi in un limbo. Anche quando le loro spalle sono rivolte verso l’obiettivo o i loro volti sono oscurati, la sua abilità come fotografo d’arte mette in risalto emozioni inespresse. O note, come il costante omaggio a Magritte, motivo per cui i personaggi maschili molto spesso indossano la bombetta. Ma è un cenno, una più che visibile sottotraccia che sottende all’autonomia del genio, di un genio “ordinato e ribelle”.

 

Giuseppe Cicozzetti

 

foto Rodney Smith

 

http://www.rodneysmith.com/

 

Rodney Smith (December 1947 - December 2016) loved to call himself an "hidden optimistic" and this sensation shines through his delicate and ironic style, far away from the raw realism that distinguishes many photographers of his time.

He had a goal, to show the existence of a certain grace and elegance in the world, as a sense of extravagance and irony. Rodney Smith thought that contemporary photography was in some way nihilistic, negative and cold and that, incomprehensibly for him, most of the photographic critics considered it "profound and original".

Instead he was like saying "yes" to life. Among his most famous photographs, there are portraits taken by the CEOs of some important American companies. He loved to photograph them away from their context, for example on a tree-lined avenue or on a pier along the bank of a river. In doing so, he was able to show these characters inaccessible, and little inclined to play, in all their humanity.

His surrealism is delicate, aerial and far from the turbulence of a genre that instead loves to dig deep in the psyche. Smith, unlike his surrealist colleagues who viewed their art as a vehicle for the unconscious, was never quite sure what the final result of his shots would be; and this attitude allowed him to work flexibly anywhere and capture the story as it unfolded.

"It's the location" he once said "that guides all the photos. One of the interesting things is that although people think that my photos are composed, instead they are extremely spontaneous: 95% of the photos I took did not even know that I was going to take them just a few minutes before".

Everything for Smith is light and at the same time as eclectic as his training (Smith graduated in theology at Yale University - where he will return as a professor of photography - while studying with Walker Evans), elusive and curious. But not unruly. His photographs are marked by a very careful, rigorous compositional order, in which we often see how the subjects dialogue neatly with their environment, as if to establish a new ecology of relationships, a new ethical liturgy.

And with that lightness able to tear out a reserved smile to the observer who re-evaluates the photographer's intention and in fact, by his own admission, his mission was "to find order from chaos". However, his images have a "classic" and timeless feeling, as if the characters were suspended in limbo.

Even when their shoulders are turned towards the lens or their faces are obscured, his ability as an art photographer highlights unexpressed emotions. Or notes, such as the constant tribute to Magritte, that’s why male characters often wear a bowler hat. But it is a sign, a more than visible sub-track that underlies the autonomy of the genius, of an "ordered and rebellious" genius.

 

Giuseppe Cicozzetti

 

ph. Rodney Smith

 

http://www.rodneysmith.com/

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