SCRIPTPHOTOGRAPHY

Ferdinando SCIANNA                                                 (Italia) 

FERDINANDO SCIANNA

Voglio dirlo subito: le fotografie di Ferdinando Scianna si leggono. Non c’è fotografia che non sia attraversata da una tensione letteraria e che non rimandi alla grande tradizione degli scrittori siciliani. E non importa che gli scatti siano stati presi ai quattro angoli del mondo, perché il modo di fotografare di un siciliano, così come la scrittura di un autore siciliano sono connotazioni imprescindibili, caratterizzanti. Dentro lo spirito umanistico dello stile di Scianna, tra le pieghe di quel meraviglioso mestiere che è narrare, c’è il desiderio di raccontare un momento nel quale ogni cosa magicamente si allinea per la nostra comprensione, dove tutto acquista improvvisamente senso; in una parola Scianna racconta la vita. Nella “lettura” delle sue fotografie echeggiano di volta in volta il turbinio mirabolante delle pagine di De Roberto, la ricchezza indulgente dei racconti di Brancati così come si incontra l’asciuttezza descrittiva e priva di sbavature delle parole di Leonardo Sciascia, suo mentore e maestro. E altrettanto prive di sbavature sono le fotografie di Ferdinando Scianna che si agitano all’incrocio compassionevole d’un Verga catturato a dialogare con la vocazione al disincanto di Tomasi di Lampedusa, di Consolo e con il disperato lirismo di Piccolo. Ma sopra tutto, e prima d’ogni altra considerazione – perché è di fotografia che parliamo – c’è per intero la maestosa, indimenticabile lezione di Henry Cartier-Bresson, di cui Scianna era amico personale e che lo volle alla Magnum perché l’agenzia si arricchisse con l’anima e lo spirito di una latitudine umana ancora assente. Qualcuno ha detto che le fotografie di Scianna potrebbero essere state scattate dal grande maestro francese se solo avesse imparato il dialetto siciliano. Non sappiamo se è un complimento o cos’altro ma certo, e per quanto si diceva prima sulla “natura” di un fotografo, lo stile di Scianna è stato – ed è – così così fortemente innervato di una curiosità a un tempo nobilissima e vernacolare che ha saputo imporsi fino a determinare il linguaggio espressivo di molti fotografi italiani (compresi i siciliani, naturalmente, i più numerosi) che a distanza di circa sessant’anni da ‘Feste religiose in Sicilia’ ancora non hanno terminato di confrontarvisi. Il senso, la memoria, il racconto sono cardini attorno a cui ruota l’interesse di Ferdinando Scianna: il senso per le cose, le più piccole, da stringere perché ne fuoriesca un contenuto nascosto tra le ore di una quotidianità capace di riservare sorprese a patto che si sappia interpretare, leggere; la memoria e la sua celebrazione, un omaggio che non sta solo nell’ontologia fotografica ma vista come argine alla corruzione temporale, un freno alla caducità dei ricordi e insieme la sua conservazione (guardate la fotografia in cui una bambina compie una giravolta degna della “gonna di Jenny in un ballo di tanti anni fa” (De André): è sua figlia che indossa una veste regalo al ritorno d’un viaggio. Gli oggetti rinascono a nuova vita, la memoria si vivifica nel perpetrarsi d’una azione). Poi il racconto, la ricca affabulazione che Scianna (ottimo scrittore peraltro) affida alle fotografie quale eredità degli antichi cantastorie. E di storie “cantate” è piena la sua carriera. Anzi, pare che raccontare per Scianna sia il primo degli imperativi. Così, suggerendo allusioni che presto si divincolano in ognuno dei “lettori” delle sue fotografie, siamo prede d’un gioco grandioso nel quale siamo chiamati a rispondere della nostra sensibilità. Osservate la foto d’apertura. Proviene diritta da quel “Gente di Bagheria” con cui Scianna ha voluto raccontare se stesso ancorché i suoi concittadini. Guardate l’espressione del ragazzino: se da un lato, e a una prima osservazione, ci appare ricco d’una felicità e d’un innocenza a noi sconosciute da un altro scorgiamo nel suo sorriso un tratto che abbiamo già visto e che sta dentro la nostra cultura visiva. Quel sorriso, quella beffarda espressione levantina a metà strada tra l’inganno e l’innocenza, ci fa pensare, in un gioco di rimandi che il ragazzino altro non sia che lo sconosciuto ignoto marinaio di Antonello e che Scianna l’abbia scovato in un gioco a ritroso nel tempo. Tuttavia il ritratto contende una naturale regalità con quello della bambina indiana ferma sulla soglia di casa. Questa foto è un’epifania, una visione mistica e plebea: la bambina è un angelo che sta per spiccare un volo verso un cielo a noi ignoto, indecifrabile. Così com’è indecifrabile lo sguardo sognante e impenetrabile di Borges colto mentre “osserva” qualcosa a noi preclusa da ogni comprensione. Scianna gioca con il mistero, accarezza l’arcano che pervade i giorni dell’uomo e lo propone alla nostra lettura con la neutrale curiosità del reporter. Gli echi, i rimandi letterari e visivi ci convincono d’un assunto che Scianna non dimentica e cioè che “la fotografia ha molto più in comune con la letteratura che con le altre discipline”. E si vede, ed è per questo che le fotografie di Ferdinando Scianna si leggono.

 

Giuseppe Cicozzetti

foto Ferdinando Scianna

 

https://www.ferdinandoscianna.it/

 

https://www.magnumphotos.com/photographer/ferdinando-scianna/

I want to say it right away: we can read any Ferdinando Scianna's photographs. There’s no photograph that it ain’t crossed by a literary tension and that doesn’t refer to the great tradition of Sicilian writers. And it doesn’t matter that the shots were taken at the four corners of the world, because the way of photographing a Sicilian, as well as the writing of a Sicilian author, are essential and characteristic connotations.

Within the humanistic spirit of Scianna's style, in the folds of that wonderful craft that is narrating, there is the desire to tell a moment in which everything magically aligns for our understanding, where everything suddenly acquires meaning; in a word, Scianna tells about life. In the "reading" of his photographs, from time to time the ecstatic whirlwind of De Roberto's pages echo, the indulgent richness of Brancati's stories as well as the dull descriptive and dryness of the words of Leonardo Sciascia, his mentor and teacher. 

Ferdinando Scianna's photographs are equally lacking in smudging, stirring at the compassionate intersection of a captured Verga conversing with the vocation to disenchantment of Tomasi di Lampedusa, Consolo and the desperate lyricism of Piccolo. But above all, and before any other consideration - because we are talking about photography - there is the whole majestic, unforgettable lesson of Henry Cartier-Bresson, of which Scianna was a closest friend and who wanted him at Magnum because the agency was enriched with the soul and spirit of a still absent human latitude.

Someone said that Scianna's photographs could have been taken by the great French master if he had only learned the Sicilian dialect. We do not know if it is a compliment or anything else but certainly, and as we said before about the "nature" of a photographer, Scianna's style was - and still is it - so so strongly innervated by a curiosity that is at the same time noble and vernacular which has been able to impose itself to determine the expressive language of many Italian photographers (including the Sicilians, of course, the most numerous) who, after about sixty years from 'Religious festivals in Sicily', have not yet finished comparing them.

The sense, the memory, the story are the cornerstones around which Ferdinando Scianna's interest revolves: the sense for things, the smallest, to be tightened because a hidden content emerges from the hours of a daily life capable of reserving surprises for provided that we know how to interpret, read; the memory and its celebration, a tribute that is not only in photographic ontology but seen as a barrier to temporal corruption, a brake on the transience of memories and at the same time its preservation (look at the photograph in which a little girl makes a turnabout worthy of the " Jenny's skirt in a dance many years ago "(De André): sh’s her daughter who wears a gift robe when she returns on a journey. The objects are reborn to new life, the memory is enlivened by the perpetuation of an action). Then the story, the rich narration that Scianna (an excellent writer, moreover) entrusts to photographs as a legacy of the ancient storytellers. And his career is full of "sung" stories.

Indeed, it seems that telling Scianna is the first of the imperatives. Thus, suggesting allusions that soon break free in each of the "readers" of his photographs, we are prey to a grandiose game in which we are called to respond to our sensitivity. Look at the opening photo. It comes straight from that "Peolple from Bagheria" with which Scianna wanted to tell himself even though his fellow citizens.

Look at the expression of the little boy: if on the one hand, and on first observation, he appears to us rich in a happiness and an innocence unknown to us by another, we see in his smile a trait that we have already seen and that is inside the our visual culture. That smile, that mocking Levantine expression halfway between deception and innocence, makes us think, in a game of cross-references that the boy is nothing but the unknown sailor of Antonello and that Scianna found him in a play backwards in time.

However the portrait contends a natural regality with that of the Indian girl standing on the doorstep. This photo is an epiphany, a mystical and plebeian vision: the child is an angel about to take a flight towards a sky unknown to us, indecipherable. Thus the dreamy and impenetrable gaze of Borges is unreadable as he "observes" something precluded from us by any understanding. Scianna plays with the mystery, caresses the mystery that pervades the days of man and proposes it to our reading with the neutral curiosity of the reporter. The echoes, the literary and visual references convince us of an assumption that Scianna does not forget, namely that "photography has much more in common with literature than with other disciplines". And it shows, and this is why we can read any Ferdinando Scianna's photographs.

Giuseppe Cicozzetti

foto Ferdinando Scianna

https://www.ferdinandoscianna.it/                                                                            

https://www.magnumphotos.com/photographer/ferdinando-scianna/

© 2014 - 2020 fototeca siracusana

largo empedocle,9 96100 - siracusa (Italy) -  CF 93087090895

  • Instagram - Bianco Circle
  • Pinterest - Bianco Circle
  • Facebook Clean