SCRIPTPHOTOGRAPHY

Alisa RESNIK                                                                        (Russia) 

ALISA RESNIK

 

Tra tutti i sentimenti la speranza è “la bugiarda alla quale non rinunciamo a credere”. E facciamo bene: il momento in cui la perdiamo è lo stesso in cui vediamo avverarsi i nostri timori. Nulla è più triste dello spettacolo di un uomo che ha conosciuto l’amarezza del disincanto: della sconfitta porta negli occhi i solchi dell’ingiuria, nel corpo l’onta, nello spirito l’addiaccio della disillusione.

La solitudine è una pace inaccettabile. I ritratti della fotografa russa Alisa Resnik (è sorprendente come l’ultima generazione di fotografi russi sia così prolifica sotto il profilo creativo) raccontano questo cupo disagio. I protagonisti di “One Another” attraversano il mare senza approdi dell’invisibilità, uomini e donne smarriti su strade sdrucciole la cui voce non è sentita e le grida inascoltate. Della solitudine Alisa Resnik è consapevole, forse, chissà, ne ha esperienza; e infatti è capace di declinare con sensibilità le diverse sfumature. E sono molteplici, da riempirci un catalogo. La solitudine è un abito che si cuce addosso da solo e dunque ognuno veste il suo e infatti nelle fotografie vediamo che giunge a impugnare le membra fino a contrarle e stiparle nell’angolo estraneo alla vita. Ad altri vediamo come stagna dei pensieri il beccheggio e li addensa collosi, li lascia languire perché li tormentino al pari di morsi di cani rabbiosi. Poi altri scorgiamo al chiuso mutismo, poiché vano è narrare la fame a chi colmo ha il ventre. Qualcuno ha perduto postura da uomo: afferrato da mano invisibile ed empia poggiare di sbieco quel bruscolo di dignità. E ancora sguardi, perduti a seguire un punto lontano i cui occhi offerti al dileggio mirano vitrei ombre illusorie. E se qualcuno combatte è per poco, non dura lo sfogo, perché il mulinare degli arti nulla può contro un nemico che alligna all’interno. 

Buio. Tutto intorno e dentro. E freddo, che neppure il calore di un tenero abbraccio sa dileguare, perché la solitudine ama se stessa fino a doppiarsi. “One Another” ci intriga. E commuove il tentativo (riuscito) di Alisa Resnik di rendere visibile quello che non è, di dare forma all’astrazione, di restituire una voce a chi l’ha smarrita.

 

Giuseppe Cicozzetti

da “One Another”

 

foto Alisa Resnik

 

http://www.alisaresnik.com/

Of all the feelings, hope is "the liar to whom we don’t give up believing". And we’re right: the moment when we lose it’s the same when we see our fears come true.

Nothing is sadder than the spectacle of a man who has known the bitterness of disenchantment: of defeat he brings the furrows of insult into his eyes, in his body he is shamed, in the spirit he is the sum of disillusion.

Loneliness is an unacceptable peace. The portraits of the Russian photographer Alisa Resnik (it’s surprising how the last generation of Russian photographers is so prolific from a creative point of view) recount this dark unease.

The protagonists of "One Another" cross the onslaught sea of invisibility, men and women lost on slippery roads whose voice is not heard and cries unheard. Alisa Resnik is aware of her loneliness, perhaps, who knows, she has experience with it; and in fact he is able to sensitively decline the various nuances.

And there are many, to fill a catalog. Loneliness is a dress that is sewn on its own and therefore everyone dresses his own and in fact in the photographs we see that he comes to grip the limbs until they contract and cram them in the corner extraneous to life. To others we see how pitching and thickens them sticky thoughts, leaves them languishing because they torment them like angry dog bites. Then others we see in silence indoors, because it is vain to tell the hunger to those who have their belly full.

Someone has lost his posture as a man: seized by an invisible hand and impious to place that bit of dignity sideways. And again looks, lost to follow a distant point whose eyes offered to mockery aim at glassy illusory shadows. And if someone fights for a while, the outburst doesn’t last, because the wobbling of the limbs can do nothing against an enemy that lurks inside.

Dark. All around and inside. And cold, that not even the warmth of a tender embrace can disperse, because solitude loves itself to the point of doubling. "One Another" intrigues us. And it moves the (successful) attempt of Alisa Resnik to make visible what is not, to give form to abstraction, to give back a voice to those who lost it.

 

Giuseppe Cicozzetti

from “One Another”

 

ph. Alisa Resnik

 

http://www.alisaresnik.com/

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