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SCRIPTPHOTOGRAPHY

Jackson PATTERSON                 (USA)

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JACKSON PATTERSON

Il tempo, lo spazio sarebbero concetti privi di significato se non esistesse la memoria, il desiderio cioè di preservare nello scrigno dei ricordi un giorno o un solo attimo vissuto ovunque dalla minacciosa banalità di cui sono composti i giorni dell’uomo. Ha scritto Gabriel García Márquez che «la vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla». Ricordare è un sentimento, e con i ricordi cominciano le responsabilità. Nei ricordi il tempo e lo spazio si annullano, le immagini che affollano la mente non risiedono nel passato né nel presente ma si trovano da qualche parte in un tempo e in un luogo senza nome, a noi caro perché incorruttibile. Sono i “luoghi della memoria”, la cui carezzevole dolcezza ci invita a rivivere mille volte lo stesso amatissimo episodio. La fotografia ama la memoria, essa stessa è ontologicamente memoria. Guardare ad esempio una vecchia foto di famiglia, trovata magari in fondo a un cassetto mai aperto prima, ci induce a stabilire una relazione di contatti, ci chiama a far parte del numero dei testimoni di quel tempo, a dare un nome, a riconoscersi nelle persone ritratte anche se non le abbiamo mai viste prima. Niente come la fotografia ha il potere di interrompere un flusso che sappiamo essere lineare; essa, travalicando le coordinate spazio-temporali, ha il potere di condurci dove non siamo mai stati né potevamo esserci ma ci trasporta immediatamente in una dimensione che diviene immediatamente vivida, presente, rendendoci testimoni d’un qualcosa a cui non abbiamo assistito. Il fotografo americano Jackson Patterson con “Recollected Memories” ha affrontato proprio il tema della memoria. Una memoria postuma, dallo struggente sapore risarcitorio che intende annodare le fila del passato con quelle del presente, rivalutandosi in un’unica grandiosa e commovente memoria collettiva famigliare. Passato e presente nella fotografie di Patterson si ricongiungono mirabilmente con l’aiuto di tecniche digitali il cui risultato, come vediamo, è recuperare la memoria per salvaguardarne le radici. Così le vecchie foto di un album di famiglia tornano alla vita in un sapientissimo gioco d’incastri, attraverso una giustapposizione che perde i confini della geografia per entrare nello spazio infinito e appassionato dell’omaggio a una storia comune. Ciò che non c’è più, un fienile, un ranch rivive nell’innesto con lo spazio contemporaneo; gli stessi avi sembrano tornare alla vita nella collocazione dei luoghi che li ha visti attivi. La memoria è servita e la responsabilità trova la sua risposta. Nelle fotografie di “Recollected Memories” non c’è niente che sembri artificioso benché, come si è detto, larga parte hanno le tecniche digitali. A noi tutto appare “caldo”, partecipe, umano. Il rischio della freddezza esecutiva è vinta sotto i colpi del sentimento, e dove c’è sentimento non ci sono errori.

 

Giuseppe Cicozzetti

da “Recollected Memories”

 

foto Jackson Patterson

 

http://www.jacksonpatterson.net/     

Time, space would be meaningless concepts if memory did not exist, that is the desire to preserve in the treasure chest of memories a day or a moment experienced everywhere by the threatening banality of the days of man.

Gabriel García Márquez wrote that "life is not the one who lived, but the one who remembers and remembers it to tell it". Remembering is a feeling, and responsibilities begin with memories. In the memories time and space cancel each other out, the images that crowd the mind do not reside in the past nor in the present but are found somewhere in a time and place without a name, dear to us because it is incorruptible.

They are the "places of memory", whose caressing sweetness invites us to relive the same beloved episode a thousand times. Photography loves memory, it is itself memory ontologically. For example, looking at an old family photo, found at the bottom of a drawer never opened before, leads us to establish a relationship of contacts, calls us to be part of the number of witnesses of that time, to give a name, to recognize oneself in the people portrayed even though we've never seen them before.

Nothing like photography has the power to interrupt a flow that we know to be linear; crossing the space-time coordinates,it has the power to lead us where we have never been nor could we be but it immediately transports us into a dimension that immediately becomes vivid, present, making us witnesses of something we have not witnessed. The American photographer Jackson Patterson with "Recollected Memories" addressed the very theme of memory. A posthumous memory, with a poignant compensation taste that intends to tie the threads of the past with those of the present, re-evaluating itself in a single grandiose and moving collective family memory.

Past and present in Patterson's photographs are admirably reunited with the help of digital techniques whose result, as we see, is to recover memory to safeguard its roots. So the old photos of a family album come back to life in a very clever game of joints, through a juxtaposition that loses the boundaries of geography to enter the infinite and passionate space of homage to a common story.

What no longer exists, a barn, a ranch comes to life in its engagement with contemporary space; the same ancestors seem to return to life in the placement of the places that saw them active. Memory is served and responsibility finds its answer. In the photographs of "Recollected Memories" there is nothing that seems artificial, although, as we have said, a large part of them have digital techniques. Everything seems "warm" to us, a participant, a human being. The risk of executive coldness is overcome under the blows of feeling, and where there is feeling there are no mistakes.

 

Giuseppe Cicozzetti

from “Recollected Memories”

 

ph. Jackson Patterson

 

http://www.jacksonpatterson.net/     

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