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Fabio MOSCATELLI                                                                     (IT))

FABIO MOSCATELLI

Vogliate crederci o no, è la nostalgia che nutre l’anima dell’uomo, non l’appagamento; e il senso della nostra vita è il cammino, non la meta. Poiché non c’è risposta che luccichi di verità, ogni appagamento ci scivola tra le dita come sabbia, e la meta non è più tale proprio appena è stata raggiunta. Ingannevole, dolcissima nostalgia, tra i mali dell’uomo la più amata: quando la sentiamo affiorare, quando crediamo di sentire la nostalgia per un luogo lontano, ci sussurra beffarda che forse abbiamo nostalgia del tempo che abbiamo trascorso laggiù, quando eravamo più giovani e freschi. Tempo e spazio sono le dimensioni in cui ogni essere umano vive i suoi giorni, ma lo spazio flette la ragionevolezza del tempo e questo, all’incrocio della memoria, smarrisce la vocazione lineare per farsi ellittico per obbligarci a ricordare quello che siamo stati, per scoprire che niente di quanto abbiamo vissuto può andare perduto. Ma qui, nell’assumere una nuova consapevolezza, siamo condotti e poi lasciati in quel regno che Umberto Saba definiva come “terra di nessuno”, quel sentimento cioè di sentirsi a un tempo estranei e familiari, distanti eppure mai così vicini. Non c’è viaggio più misterioso di quello che l’uomo intraprende percorrendo se stesso; a ogni passo egli sentirà il pungolo d’un dolore crudele e bellissimo, la spinta la cui meta è il ritorno, il “Nostos”, culla di misteri, profondità d’abissi senza fine. “Nostos” è il titolo della serie con cui il fotografo Fabio Moscatelli ci introduce al suo viaggio, al suo “ritorno”. I suoi luoghi, dove ha sentito il primo vociare, dove è cresciuto, dove ha imparato a riconoscere odori e profumi sono squassati da un terribile terremoto: una terra divenuta tremolante, in pochi secondi cancella nomi, volti, vite umane. A un tratto, i segni d’una storia millenaria che ha saputo forgiare l’identità di una comunità scompaiono sotto la polvere delle macerie. Il dolore preannuncia una difficile e lenta ricostruzione. Quanto però Fabio Moscatelli intende “ricostruire” è il forte legame che scopre d’avere con l’Umbria verdissima e amica; un legame sopito dagli anni distanti, dormiente forse nella dimenticanza, ma che ora il sisma ha portato alla luce, quasi che l’epicentro oltre alle città di Norcia e Castelluccio sia individuato sotto pelle, lì, tra la carne e l’anima d’un corpo tornato a sentire. Il senso d’un viaggio, abbiamo detto, è il cammino non la meta. Moscatelli pare condividere questo assunto. Ne abbiamo la conferma quando lungo una strada lunga quanto la vita, raccoglie frammenti di memoria e li dispone alla nostra fruizione. Nulla gli è sconosciuto; egli stesso non è più uno sconosciuto. Riconoscendo il tratto d’una strada, un oggetto, le vaste pianure come le ombrosità d’una boscaglia; e ancora il profilo d’un cane a bada del gregge e un cielo che chiude a volta come un riparo, dimostra come potente è il riverbero che gli scuote l’anima alla vista d’ognuna di queste apparizioni. “Nostos”, culla di misteri, profondità d’abissi senza fine. Crediamo che assistere a una tragedia che ha cambiato volto e carattere ai propri luoghi sia una tragedia anch’essa. La distanza geografica non conta, tutto è azzerato e reso prossimo dalla “vicinanza sentimentale”, una vicinanza indissolubile, eterna. Fabio Moscatelli compie il suo viaggio interiore; un viaggio che si dirama nelle tradizionali coordinate, ma che sterza subito verso una più intima geografia della memoria. E dove c’è memoria c’è sentimento, con la sua potente voce narrante. A noi non spetta che ascoltarla e scoprire che ovunque si annida una voce conosciuta, una visione che pur nella frammentazione d’una memoria lontana conserva intatto il suo richiamo, una forza che ci chiama all’arrendevolezza. “Nostos” di Fabio Moscatelli è un diario intimo, personale, ma come ogni esperienza intima rivaluta il suo senso nella dimensione universale; e dunque parlando di sé egli parla a tutti noi, parla di tutti noi. Ecco perché il “ritorno” di ogni uomo è anche il nostro.

Giuseppe Cicozzetti

da “Nostos”

 

foto Fabio Moscatelli

 

http://www.fabiomoscatelli.com/

 

 

Believe it or not, it’s nostalgia that feeds the soul of man, not contentment; and the meaning of our life is the path, not the destination. Since there’s no answer that glitters of truth, every fulfillment slips through our fingers like sand, and the destination is no longer just as soon as it has been reached. Misleading, sweet nostalgia, among the evils the most loved by man: when we hear it emerge, when we believe we feel nostalgia for a distant place, we mocking whispers that perhaps we long for the time we spent there, when we were younger and fresh. Time and space are the dimensions in which every human being lives his days, but space flexes the reasonableness of time and this, at the crossroads of memory, loses the linear vocation to become elliptical to force us to remember what we have been, for discover that nothing of what we have experienced can be lost. But here, while we takin’ on a new awareness, we are led and then left in that kingdom that Umberto Saba defined as "no man's land", that feeling of feeling at the same time foreign and familiar, distant yet never so close. There is no more mysterious journey than what man undertakes by traveling himself; at every step he will feel the sting of a cruel and beautiful pain, the drive whose goal is the return, the "Nostos", the cradle of mysteries, the depth of endless abysses. "Nostos" is the title of the series with which the photographer Fabio Moscatelli introduces us to his journey, to his "return". His places, where he heard the first chatter, where he grew up, where he learned to recognize smells and perfumes are shaken by a terrible earthquake: a land that has become shaky, in a few seconds erases names, faces, human lives. Suddenly, the signs of a thousand-year history that has been able to forge the identity of a community disappear under the dust of the rubble. Pain anticipates a difficult and slow reconstruction. However, what Fabio Moscatelli intends to "rebuild" is the strong bond he discovers he has with green and friendly Umbria; a bond dormant from distant years, perhaps dormant in oblivion, but that now the earthquake has brought to light, as if the epicenter in addition to the cities of Norcia and Castelluccio is identified under the skin, there, between the flesh and soul of a body returned to feel. The sense of a journey, we said, is the path not the destination. Moscatelli seems to share this assumption. We have confirmation of this when, along a road as long as life, it collects fragments of memory and arranges them for our use. Nothing is unknown to him; he himself is no longer a stranger. Recognizing the stretch of a road, an object, the vast plains like the shadows of a bush; and again the profile of a dog at bay of the flock and a sky that vaulted like a shelter, shows how powerful the reverberation that shakes his soul at the sight of each of these apparitions. "Nostos", cradle of mysteries, endless depths of abysses. We believe that witnessing a tragedy that has changed the face and character of its places is also a tragedy. Geographical distance does not matter, everything is zeroed and brought near by the "sentimental closeness", an indissoluble, eternal closeness. Fabio Moscatelli makes his inner journey; a journey that branches off in the traditional coordinates, but which immediately turns towards a more intimate geography of memory. And where there is memory there’s feeling, with its powerful narrative voice. It’s up to us to listen to it and discover that wherever a known voice lurks, a vision which, despite the fragmentation of a distant memory, still retains its appeal, a force that calls us to surrender. "Nostos" by Fabio Moscatelli is an intimate, personal diary, but like any intimate experience it re-evaluates its meaning in the universal dimension; and therefore speaking of himself he speaks to all of us, speaks of all of us. That's why the "return" of every man is also ours.

Giuseppe Cicozzetti

from “Nostos”

 

ph. Fabio Moscatelli

 

http://www.fabiomoscatelli.com/

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