SCRIPTPHOTOGRAPHY

Martin MUNKÁCSI                                                    (Ungheria))

MARTIN MUNKACSI

Nulla nasce dal caso, tutto ha un inizio. E, nel caso della fotografia di moda, l’inizio ha un nome e cognome: Martin Munkácsi (Kolozavar, 1986 – New York, 1963). Di più, Munkácsi è il “Ground Zero” della fotografia di moda. Nato con il nome di Marton Mermelstein cambia nome per sfuggire alle discriminazioni razziali e quando il vento dell’intolleranza soffierà minaccioso sull’Europa Munkácsi saluta il vecchio Continente e si trasferisce negli Stati Uniti. Ma prima ha fatto in tempo, come si vede in ogni fotografia, ad assorbire lezione di Rodčenko che userà a suo vantaggio per definire uno stile tanto personale quanto rivoluzionario. Nuove visioni, immagini oblique, diagonali su cui, come dirà Avedon, “ha introdotto nella moda una ventata di gioia”. E Avedon non è il solo estimatore di Munkácsi. Chi si dirà affascinato da suo linguaggio è Cartier-Bresson, che non negherà mai di averne subito l’influsso e la cui ammirazione per Munkácsi nasce a prima vista dopo che il fotografo francese ha sotto gli occhi la fotografia di tre ragazzi sul lago Tanganika, una foto dalla quale non si separerà mai. Ma gli omaggi non finiscono qua. Sia Cartier-Bresson che Avedon hanno voluto misurarsi con Munkácsi in un gioco citazionista, replicando entrambi quasi pedissequamente la celebre fotografia della “modella che salta”, un’immagine la cui paternità finirà fatalmente per confondere l’osservatore meno attento ma che si imporrà come un vero archetipo linguistico. Leggerezza e stile. E grazia. E movimento. E invenzioni, come la modella che in costume da bagno che vola in studio, una fotografia che rimanda al “tuffatore” di Migliori. Munkácsi diverrà il fotografo di punta di Harper’s Bazaar, all’epoca la Bibbia della moda ma conserverà fino alla fine un carattere spigoloso dai tratti non negoziabili e che sarà causa dell’interruzione del rapporto con la rivista. Si narra un aneddoto – a raccontarlo fu lo stesso Munkácsì – che la ragione della fine della collaborazione fu il rifiuto di fotografare il repubblicano Thomas Dewey, all’epoca candidato alla presidenza degli Stati Uniti, con la seguente motivazione: “Non ho nessuna intenzione di far sembrare, con il mio lavoro, un repubblicano buono”. Poco dopo iniziò il declino. Il suo, che coincise, come si è visto, con il sorgere di numerosi fotografi che hanno attinto alla sua lezione fino a diventare dei giganti della fotografia. Tutti in piedi, quindi, davanti a Martin Munkácsi.

 

Giuseppe Cicozzetti

 

foto Martin Munkácsi 

 

 

Nothing comes from chance, everything has a beginning. And, in the case of fashion photography, the beginning has a name and surname: Martin Munkácsi (Kolozavar, 1986 - New York, 1963). Moreover, Munkácsi is the "Ground Zero" of fashion photography.

Born as Marton Mermelstein, changes his name to escape racial discrimination and when the wind of intolerance will blow menacing Europe Munkácsi greets the old continent and moves to the United States. But first he did in time, as seen in each photograph, to absorb Rodčenko's lesson that he will use to his advantage to define a style that is as personal as it is revolutionary.

New visions, oblique images, diagonals on which, as Avedon will say, "has introduced a breath of joy into fashion". And Avedon is not the only admirer of Munkácsi. Who will say fascinated by his language is Cartier-Bresson, who will never deny having suffered the influence and whose admiration for Munkácsi was born at first sight after the French photographer has under his eyes the photograph of three boys on Lake Tanganyika, a picture from which it will never separate.

But the tributes do not end here. Both Cartier-Bresson and Avedon wanted to measure themselves against Munkácsi in a citation game, almost repeating the famous photograph of the "jumping model", an image whose paternity will inevitably end up confusing the less attentive observer, but who will impose himself as a true linguistic archetype. Lightness and style. And grace. And movement.

And inventions, like the model in a swimsuit that flies in the studio, a photograph that refers to the "diver" of Best. Munkácsi will become the leading photographer of Harper's Bazaar, at the time the Bible of Fashion but will preserve until the end an angular character with non-negotiable traits and which will be the cause of the interruption of the relationship with the magazine.

It is narrated an anecdote - to tell it was the same Munkácsì - that the reason for the end of the collaboration was the refusal to photograph Republican Thomas Dewey, then presidential candidate of the United States, with the following motivation: "I have no intention of make a good republican appear with my work ". Shortly thereafter, the decline began. His, which coincided, as we have seen, with the rise of numerous photographers who drew on his lesson to become the giants of photography. All standing, therefore, in front of Martin Munkácsi.

 

Giuseppe Cicozzetti 

 

ph. Martin Munkácsì

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