SCRIPTPHOTOGRAPHY

Dario MITIDIERI                                                                                (Italia)

DARIO MITIDIERI

Come può essere raccontato l’orrore di una guerra? Quale narrazione può restituirci l’insensatezza di un dramma che dispiega la sua brutalità e miete lutti? Domande non facili e la cui urgenza abita nell’infinita messe di immagini dei luoghi di guerra che giungono a noi in un linguaggio omogeneo, quasi omologato e la cui osservazione rischia di produrre nell’osservatore una “abitudine al dramma degli altri” o, peggio, “una distanza emotiva, una conoscenza senza coscienza”. 
Quando il fotografo Dario Mitidieri ha progettato “Lost Family Portraits” dev’essersi posto queste domande. Il suo è un lavoro secco e potente che punta dritto a sciogliere il nodo centrale della questione: la guerra miete morti, e la morte ha il fatale potere di consegnarci in pieno il senso dell’assenza perpetua
E l’assenza dunque è il centro del suo lavoro. Dario Mitidieri si è recato in un campo profughi della Valle della Beqaa, in Libano, in cui trovano riparo migliaia di siriani in fuga dall’inferno senza cielo e senza speranza del loro paese. Ha allestito un set e ritratto una umanità dolente e ferita, gente in attesa di una nuova vita, di un nuovo destino. Ma i protagonisti non sono loro. I veri protagonisti delle immagini sono coloro che non fanno più parte del nucleo familiare, quanti non sono presenti né potranno esserlo mai perché divorati dalle atrocità e strappati per sempre all’affetto dei cari. 
Costoro li vedete “non” prendere posto sulle sedie vuote, il loro posto è occupato dalla morte. E a noi non tocca che assistere allo sgomento di un dolore privato, negli abbracci vuoti che stringono chi non c’è, nel posto lasciato vacante. Siamo fuori, qui, dalle fredde statistiche, lontani dal folto numero di vittime che ci impedisce di comprendere il dramma; qui, grazie a “Lost Family Portraits” siamo colpiti dalle ricadute private della guerra, di ogni guerra, che pretende da ogni famiglia un durissimo tributo. Non ci sono vincitori in una guerra, ci sono solo vittime ma alcuni sono più vittime di altri. E lo saranno per sempre.
Progetto semplice e potente, incisivo come una rasoiata ed efficace come la verità.

 

Giuseppe Cicozzetti

da “Lost Family Portraits” 
 

foto Dario Mitidieri

 

https://www.lensculture.com/articles/dario-mitidieri-lost-family-portraits

 

 

How can the horror of a war be told? What narration can give us back the senselessness of a drama that unfolds its brutality and reaping all? Questions that aren’t easy and whose urgency lives in the infinite number of images of war sites that reach us in a homogenous, almost homologous language and whose observation risks producing in the observer a "habit to the drama of others" or worse, "An emotional distance, a knowledge without conscience".

When the photographer Dario Mitidieri projected "Lost Family Portraits" these questions must have been asked. His is a dry and powerful work that aims straight ahead to dissolve the central issue of the issue: the dead reaps war, and death has the fatal power to give us the full meaning of the perpetual absence

And the absence is therefore the center of his work. Dario Mitidieri went to a refugee camp in the Beqaa Valley, Lebanon, where thousands of Syrians are escaping from hell without heaven and without hope of their country. He set up a set and portrayed a painful and wounded humanity, people waiting for a new life, a new destiny. But the protagonists are not them. The real protagonists of the images are those who are no longer part of the family nucleus, those who are neither present nor can ever be because they are devoured by atrocities and torn forever from the love of beloved ones.

You see them "do not" take seats on empty chairs, their place is occupied by death. And we have nothing but to witness the dismay of a private pain, in the empty embraces that clasp those who are not there, in the place left vacant. We are out, here, from the cold statistics, far from the large number of victims that prevents us from understanding the drama; here, thanks to "Lost Family Portraits" we are struck by the private repercussions of the war, of every war, which demands a very hard tribute from every family. There are no winners in a war, there are only victims but some are more victims than others. And they will be forever.

Simple and powerful project, incisive as a razor and as effective as the truth.

 

Giuseppe Cicozzetti

from “Lost Family Portraits” 
 

ph. Dario Mitidieri

 

https://www.lensculture.com/articles/dario-mitidieri-lost-family-portraits

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