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Nino MIGLIORI                  (IT)

NINO MIGLIORI

E’ raro ma accade. Accade che il figlio (la fotografia) superi il padre (il fotografo), prendendo il sopravvento fino a divenire iconica. E’ il caso della celeberrima foto “il tuffatore” di Nino Migliori. Molto è stato scritto attorno a questa foto e ne parleremo anche qui. Dopo. Prima di tutto occorre dire che Nino Migliori è uno sperimentatore dalla mente raffinatissima, la cui ricerca non si è fermata alla cristallizzazione di un linguaggio espressivo ripetuto all’eterno – il che sarebbe l’esatto contrario della sperimentazione – ma alla esplorazione di filoni stilistici da conquistare per passare a una nuova sfida una volta esaurita la ricerca. Nino Migliori (classe 1926) conserva intatta la curiosità di un giovanotto curioso che trae stimoli da qualunque attragga la sua sensibilità. Ha detto: “Si può dire che scattiamo una fotografia quando incontriamo e riconosciamo noi stessi”. E Migliori si riconosce subito nei volti e negli sguardi della gente; della sua gente d’Emilia; negli occhi fieri della gente del Nord; nei volti segnati e speranzosi e mutili della gente del Sud e nella liquidità placida e acquosa dei volti della gente del Delta. Siamo agli inizi del periodo realista. Anni fa. Molti, subito dopo la guerra. Non ci vuole molto perché Migliori si dedichi ad altro, alla materia, al lavoro “off-camera”, convinto che la ricerca espressiva possa completarsi oltre lo scatto, nel territorio sperimentale di una camera oscura trasformata in fucina di suggestioni. Al bello Migliori preferisce la concretezza del progetto – un punto di vista oggi molto frequentato ma che a suo tempo stava accucciato nel back office dello stile strutturato e riconoscibile dei parametri classici – sebbene abbia coniugato prima e meglio d’altri estetica e concettualità, stile e contenuti.

Non c’è ambito tecnico che Migliori abbia tralasciato. Nella sua produzione in perenne fermento, nelle sterzate improvvise della sua creatività, ravvisiamo come un sincero tormento che lo ha condotto a padroneggiare la “materia” fotografica: i lavori “off-camera, come si diceva prima, (ossidazioni, lucigrammi, cellogrammi), i magnifici lavori sulle polaroid, fino alle installazioni, quasi a smarcarsi da una fotografia iconografica sempre uguale a se stessa, fatta di atletismo, volta cioè alla cattura dell’attimo. Nino Migliori ci accompagna nel dinamismo, nella liquida sostanza di un’intellettualità vivace e provocatoria.

Ora “Il tuffatore”, un marchio di fabbrica. La fotografia è più di una fotografia. Si direbbe, considerata la compostezza formale e la capacità di integrazione tra i soggetti, che siano due fotografie perfettamente integrate nella loro possibilità di essere scomposte. Staticità e movimento dialogano sul terreno di un’immobile velocità nella quale nessuna prevale sull’altro, conferendo all’immagine un equilibrio formale eccellente. La parte superiore è occupata dal tuffatore, una figura ancora distante dal raggiungere la superficie marina e perfettamente allineata alla linea dell’orizzonte – e in tempi assai lontani dall’avvento delle macchine fotografiche digitali, che consentono scatti a raffica, crediamo che la “cattura” della postura sia già per sé un capolavoro – contrapposta alla ferma pensosità del giovane che presumiamo abbia già effettuato il suo tuffo e che ora riposa. L’angolo destro dell’immagine è dunque occupati dal giovane seduto sullo scoglio e che a noi ricorda specularmente un altro giovane bagnante, quello ritratto da Seurat in “Une baignade à Asnieres” nel quale il pittore impressionista riversa la stessa vitale staticità riverberata più tardi da Migliori nella sua fotografia. E in cui noi scorgiamo con straordinaria chiarezza la meravigliosa metafora della ciclicità della vita.

Giuseppe Cicozzetti

foto di Nino Migliori

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