SCRIPTPHOTOGRAPHY

Alex MAJOLI                              (Italia)   

ALEX MAJOLI

Siamo tutti attori inconsapevoli. Nel grande palcoscenico della vita ognuno di noi, più o meno inconsapevolmente, è chiamato a recitare un ruolo, il più difficile: essere se stessi. Vivere sulla scena dell’esistenza è un continuo piano sequenza, non ci sono interruzioni né l’occasione di ripetersi: vivere è recitare senza mai aver provato. C’è un passaggio in ‘Amori ridicoli’ di Milan Kundera che sembra introdurci direttamente al centro del nuovo lavori di Alex Majoli, “Scenes”: “(…) vanno così le cose della vita: uno pensa di recitare la sua parte in uno spettacolo e nemmeno si immagina che sul palcoscenico nel frattempo, di soppiatto, hanno cambiato lo scenario e senza saperlo si ritrova nel mezzo di uno spettacolo completamente diverso”; e infatti i soggetti fotografati da Majoli fuoriescono dalle quinte, quasi sottratti dalla recitazione loro assegnata per essere catapultati nell’eterno della cattura fotografica. “Scenes” è un progetto a lunga gestazione, un lungo girovagare tra le condizioni dell’uomo, tra le sue paure, le sue aspirazioni, le sue tragedie e ci consegna un lavoro che è stato sviluppato come una performance. Nella consapevolezza che ogni cosa accade mentre accade – e il cui senso è il precipitato della condizione umana – Majoli attende lo svilupparsi dell’azione, con aspettative che potremmo definire epifaniche. Ma un fotografo non è mai parte a latere dell’azione. Egli, attraverso lo scatto, è partecipante attivo d’un processo che lo coinvolge emotivamente e i cui oneri si chiariscono alla luce del ruolo testimoniale. Lo dimostra l’ampiezza dello studio. In un palcoscenico grande quanto il mondo Majoli irrobustisce l’essenza di quello che Eraclito chiamava “il male che non conosce orizzonti né il tramontare del sole e in cui l’uomo è immerso”, per confermare come sia la tragedia a unire i destini e irrorare le vene del dolore. Tuttavia nelle fotografie di “Scenes” la retorica è bandita per consegnarsi all’asciuttezza del “fatto” e che, lontano persino dalle sollecitazioni elegiache, colpisce per una compattezza d’intenti rispondendo all’urgenza di farsi testimone. Con una luce nuova, una luce che ridisegna la nostra esperienza visiva, il portato della nostra connotazione estetica. Se osserviamo la sequenza delle immagini si nota come si fa urgente la fondazione di un nuovo linguaggio che entri in connessione con la teatralità della scena. E come soggetti sul palco – tenuto conto appunto della loro presenza – le fotografie di “Scenes” si traducono in un apparato scenico che dà contezza filologica al progetto. Dagli scuri fondali emergono plasticamente ora un allucinato assertore della supremazia Cristiana ora i volti disperati di giovani africani a un funerale, illuminati da una luce “caravaggesca” che sottolinea la drammaturgia imposta dalla fatale sceneggiatura che la vita ha scritto per noi. Un’influenza, forse, ma soprattutto una precisa interpretazione, una chiave di lettura personale ed efficacissima che sta per intero nel quadro di quella teatralità che pervade il lavoro. “Scenes” conferma, e rilancia, lo spirito testimoniale di Majoli, una prerogativa unita a una compassionevole visione delle vicende umane che da “Leros” a “Congo” stabiliscono il recinto d’azione di uno tra i più apprezzati fotografi al mondo, quel mondo in cui tutti, più o meno, siamo attori inconsapevoli.

Giuseppe Cicozzetti

da “Scenes” 

foto Alex Majoli

https://www.magnumphotos.com/arts-culture/alex-majoli-scene-theatricality-life/

We are all unaware actors. In the great stage of life each of us, more or less unconsciously, is called to play a role, the most difficult: to be ourselves.

Living on the scene of existence is a continuous sequence, there are no interruptions or the opportunity to repeat: living is acting without ever having tried. There is a passage in 'Laughable Loves’ by Milan Kundera that seems to introduce us directly to the center of Alex Majoli's new work, "Scenes": "(...) the things of life go like this: one thinks of playing his part in one show and even imagine that on the stage in the meantime, stealthily, have changed the scenery and without knowing it is found in the middle of a completely different show "; and in fact the subjects photographed by Majoli come out from the theatrical scenes, almost subtracted from the recitation assigned to them to be catapulted into the eternal photographic capture. "Scenes" is a long-running project, a long wander around the human condition, its fears, its aspirations, its tragedies and gives us a job that has been developed as a performance.

In the awareness that everything happens while it happens - and whose meaning is the precipitate of the human condition - Majoli awaits the development of the action, with expectations that we could define as epiphany. But a photographer is never part of the action. Through the shot, he is an active participant in a process that involves him emotionally and whose obligations are clarified in the light of the testimonial role. The amplitude of the study demonstrates this.

In a stage as big as the world Majoli strengthens the essence of what Heraclitus called "the evil that knows no horizons or sunset and in which man is immersed", to confirm how it is the tragedy to unite the destinies and spray the veins of pain. However, in the photographs of "Scenes" the rhetoric is banned to surrender to the dryness of the "fact" and that, far away even from the solicitations elegiacs, strikes for a compactness of intent responding to the urgency of becoming a witness.

With a new light, a light that redraws our visual experience, the result of our aesthetic connotation. If we look at the sequence of images we notice how urgent is the foundation of a new language that enters into connection with the theatricality of the scene. And as subjects on the stage - considering their presence - the photographs of "Scenes" are translated into a scenic apparatus that gives philological knowledge to the project.

From the dark backdrops, now a hallucinated assertor of Christian supremacy, now emerge the desperate faces of young Africans at a funeral, illuminated by a "Caravaggesque" light that underlines the dramaturgy imposed by the fatal script that life has written for us. An influence, perhaps, but above all a precise interpretation, a key to personal and very effective reading that lies entirely within the framework of that theatricality that pervades the work.

"Scenes" confirms, and re-launches, the testimonial spirit of Majoli, a prerogative united to a compassionate vision of human events that from "Leros" to "Congo" establish the action fence of one of the most appreciated photographers in the world, that world in which all, more or less, we are unaware actors.

Giuseppe Cicozzetti

from “Scenes” 

ph. Alex Majoli

https://www.magnumphotos.com/arts-culture/alex-majoli-scene-theatricality-life/

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