SCRIPTPHOTOGRAPHY

Christy LEE ROGERS                                                         (USA)

CHRISTY LEE ROGERS

“Sembianze mortali parevano avessero, se non che dall’acqua traevano vita e non dall’aria. E d’inganno mortale fu agli stolti volerle uguagliare” (Eraclito, ‘Della Natura’). Suggestioni amniotiche e riverberi pittorici si rincorrono fino a fondersi nei lavori di Christy Lee Rogers. L’acqua, da sempre simbolo di rinascita, qui è elemento catartico di una conversione immaginifica di una simbologia convulsa e manieristica. Impigliati e come sospesi in una dimensione onirica e umida, i personaggi della fotografa statunitense ci restituiscono echi di una pittura barocca, ma lì i panneggi eleganti sono preda del vento, non dell’acqua. Ma tutto torna ugualmente. Per rinascere. I soggetti sono catturati nel breve frammento di un attimo, eppure la loro fermezza rimanda a un movimento incontrollato e convulso, come se il singolo o l’intero groviglio di creature fossero congelate all’istante. E c’è più movimento in un corpo frenato che nell’agitazione vorticosa. Echi. Mille e più. Ma è questo che piace, perché Christy Lee Rogers manda a dirci d’essere stata studente di una grande tradizione artistica in cui noi italiani cogliamo, oltre il barocco della composizione, i rimandi settecenteschi della pittura del Tiepolo e gli affollati “assemblage” di Tintoretto. Poi c’è la corporeità dei singoli. Qui ravvediamo note già incontrate nel lavoro eccellente di Ilaria Facci, ma senza lo stesso pathos struggente che lega le fotografie della fotografa italiana alle lacerazioni delle opere di Lucian Freud. Qui tutto è più chiaro, e allo stesso tempo allusivo, e nel manierismo di Christy Lee Rogers avvertiamo come un sentore di placida tragedia, qualcosa di potentemente shakespeariano che si consuma in un naufragio (si veda Delacroix) e che sancisce il compiersi di un destino avverso. E nella liquidità della materia la forza emotiva di un abbraccio assume il valore di un ultimo disperato tentativo di celebrare ancora quell’attimo restante di vita. Ma c’è anche il suo contrario, come in ogni intreccio narrativo che si rispetti. I corpi subacquei appaiono vitali, quasi creature anfibie e che nella profondità dell’acqua trovano una dimensione altrettanto favorevole. Si direbbe un “naufragio riuscito”, una tragedia perfetta e dunque svuotata dal dramma. Christy Lee Rogers spiazza e seduce, come spiazza e seduce Bill Viola con le sue creature anfibie e dove all’acqua è affidato il senso della rinascita, del salvifico. Ancora una volta. Per sempre. 

 

Giuseppe Cicozzetti

da “Of Smoke and Gold”; “Elan”; “Muses” “Celestial Bodies”

 

foto Christy Lee Rogers

 

http://www.christyleerogers.com

 

"Mortal appearance they seemed to have, if not from the water they drew life and not from the air. What a mortal deception it was foolish to want them to equalize "(Heraclitus, 'Of Nature'). Amniotic suggestions and pictorial reverberations chase each other to merge into the works of Christy Lee Rogers.

Water, which has always been a symbol of rebirth, is a cathartic element of an imaginative conversion of a convulsive and manneristic symbolism. Entangled and suspended in a dreamlike and humid dimension, the characters of the American photographer give us echoes of a Baroque painting, but there elegant drapes are prey to the wind, not water.

But everything comes back anyway. To be reborn. The subjects are captured in the brief fragment of a moment, yet their firmness refers to an uncontrolled and convulsive movement, as if the single or the whole tangle of creatures were frozen at once. And there is more movement in a braked body than in the whirling agitation. Echoes. A thousand and more.

But this is what we like, because Christy Lee Rogers sends to tell us that she was a student of a great artistic tradition in which we Italians, beyond the baroque composition, the 16th century references of the painting of Tiepolo and the crowded "assemblage" of Tintoretto.

Then there is the individual corporeity. Here we replay notes already encountered in the excellent work of Ilaria Facci, but without the same tormenting pathos that links the photographs of the Italian photographer to the lacerations of Lucian Freud's works.

Here everything is clearer and at the same time allusive, and in the mannerisms of Christy Lee Rogers we perceive as a hint of placid tragedy, something powerfully shakespearian that is consumed in a shipwreck (see Delacroix) and which sanctions the fulfillment of an adverse destiny.

And in the liquidity of matter the emotional force of a hug takes on the value of a last desperate attempt to celebrate that remaining moment of life. But there is also its opposite, as in every respectable narrative plot. The underwater bodies appear vital, almost amphibious creatures and in the depth of the water find an equally favorable dimension.

One would say a "successful shipwreck", a perfect tragedy and therefore emptied of drama. Christy Lee Rogers displaces and seduces, as she displaces and seduces Bill Viola with her amphibious creatures and where the water is entrusted with the sense of rebirth, of salvific. Once again. Forever.

 

Giuseppe Cicozzetti

from “Of Smoke and Gold”; “Elan”; “Muses” “Celestial Bodies”

 

ph. Christy Lee Rogers

 

http://www.christyleerogers.com

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