SCRIPTPHOTOGRAPHY

EMMET GOWIN                                                                            (USA)

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EMMET GOWIN

Un’ombra sacra si allunga a un momento nella mente d’un uomo e nulla più gli apparirà più misterioso e vero degli occhi dell’amata. Una vertigine domestica risolta nell’urgenza ossessiva di scrivere il proprio personale libro delle relazioni amorose. E pazienza se fotografare mogli e figli sia stato fatto e sempre si farà, l’amore, la devozione amano essere declinati, raccontati nel perpetuo divenire delle emozioni. Non è necessario cercare il trascendente oltre il proprio ambiente: è forse la cornice a rendere pregevole un dipinto? E dopotutto, quale materia si conosce più intimamente del nostro amore? Stieglitz, Freedlander, Callahan, Mann fotografando il corpo vivente del loro amore hanno raccontato un sentimento riconoscibile, privato e universale, nel quale il personale non teme di essere disperso sotto il cumulo dell’esperienza comune. E il fatto che Emmet Gowin abbia fatto del suo lavoro un’indagine, un’esplorazione della sua vita interiore, privata e vulnerabile lo colloca – come anche gli altri colleghi appena citati – nella dimensione resa unica dalla autenticità. Lei, Edith Morris, per Emmet è il centro di una costellazione orbitante intorno all’indispensabilità di averla al proprio fianco. Le fotografie che la ritraggono la identificano come giocosa e spontanea rivelano un’aperta sensualità da cui traspare fiducia e tenerezza. Lei è trattata con calore, ma mai candidamente: Emmet non tratta Edith come una creatura mistica, di quelle le cui “mani bianche non sanno il sudore umiliante dei contatti”; al contrario tutto è carnale, vivo, derivante da quella particolare intimità di coppia stabilita in quel luogo, in quel momento, in quella luce ma certamente in risposta alla reciproca attrazione. Ecco perché i ritratti di Edith ci appaiono come momenti di riflessione e liberatori d’uno stato che dal privato e trasloca nella dimensione pubblica. Ma fino a un certo punto, naturalmente, perché quanto vediamo è quanto possiamo vedere, il resto, la privacy come la dignità non sono mai stati disponibili al pubblico: solo entrambi avevano la chiave personale di queste fotografie. E non potrebbe essere altrimenti. Il tempo passa, le rughe solcano i volti, impietose. Solo il sentimento non muta, quello è cristallino, fermo, luccicante come un astro notturno. Ecco perché a distanza di anni (le fotografie sono state prese nell’arco di due decenni) ancora si percepisce una profondità crescente nella rappresentazione di Edith, aggiungendo al portfolio maggiore intuizione e sensibilità rendendolo ancor più misterioso e sfuggente. Ho chiamato portfolio questo insieme di fotografie, e non è un errore. Ma è molto più che questo, è lo statement di un grande invincibile, irrinunciabile amore, così grande da potere essere esibito senza possibilità di essere frainteso. Del resto l’amore – comprendente ovviamente i componenti della famiglia – ha un solo linguaggio, intellegibilmente onesto. I cattivi pensieri, per favore, lasciateli fuori.

Giuseppe Cicozzetti

foto di Emmet Gowin

 

A sacred shadow stretches out for a moment in the mind of a man and nothing will appear more mysterious and true to him than the eyes of his beloved. A domestic vertigo resolved by the obsessive urge to write your own personal book of love. And never mind if photographing wives and children has been done and always will be done, love and devotion love to be expressed, told in the perpetual flux of emotions. It is not necessary to look for the transcendent beyond one's own environment: is it perhaps the frame that makes a painting valuable? And after all, what matter is more intimately known than our love? Stieglitz, Friedlander, Callahan, Mann, photographing the living body of their love, told of a recognizable, private and universal feeling, in which the staff are not afraid of being dispersed under the accumulation of common experience. And the fact that Emmet Gowin made his work an investigation, an exploration of his inner, private and vulnerable life places him - as well as the other colleagues just mentioned - in the dimension made unique by authenticity. She, Edith Morris, for Emmet is the center of a constellation orbiting around the indispensability of having her at your side. The photographs that portray her identify her as playful and spontaneous reveal an open sensuality which reveals trust and tenderness. She is treated warmly, but never candidly: Emmet won’t treat Edith as a mystical creature, one whose "white hands do not know the humiliating sweat of contacts"; on the contrary, everything is carnal, alive, deriving from that particular couple intimacy established in that place, in that moment, in that light but certainly in response to mutual attraction. This is why Edith's portraits appear to us as moments of reflection and liberators of a state that moves from the private to the public dimension. But up to a point, of course, ‘cause what we see is what we can see, the rest, privacy as well as dignity have never been available to the public: only both of them had the personal key to these photographs. And it couldn't be different. Time passes, wrinkles furrow the faces, merciless. Only the feeling does not change, that is crystalline, still, shimmering like a nocturnal star. This is why after years (the photographs were taken over two decades) we still perceive a growing depth in the representation of Edith, adding greater intuition and sensitivity to the portfolio, making it even more mysterious and elusive. I called this set of photographs portfolio, and that's not a mistake. But it is much more than that, it is the statement of a great invincible, indispensable love, so great that it can be exhibited without the possibility of being misunderstood. After all, love - obviously including family members - has only one language, intelligibly honest. Bad thoughts, please leave them out.

 

Giuseppe Cicozzetti

foto di Emmet Gowin

FOTOTECASIRACUSANA