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Giovanni GASTEL                   (IT)

GIOVANNI GASTEL

Chi sostiene che gli angeli non hanno sesso è costretto a ricredersi. Lo hanno, insieme a una sensualità che a volte sa farsi carnale. Dimenticate dunque le immagini di angeli che volteggiano nei cieli, le loro silenziose apparizioni e l’eterea eleganza che affolla la nostra immaginazione: a volte gli angeli sospendono il loro volo, cadono, mettono piede sulla terra e se siamo fortunati riusciamo a vederli. Un attimo, rapido come il loro battito d’ali e prima che spariscano per non sappiamo dove, mentre ci resta giusto il tempo per comprendere che sono creature bellissime. La serie ‘Angeli caduti’ di Giovanni Gastel da un lato evapora l’intera iconografia angelica dall’altro, nella direzione di un citazionismo colto, cerca di coniugare la sacralità spirituale con la materia di cui noi mortali siamo fatti. Il risultato è una visione struggente che inquieta e seduce. Dunque d’Icaro vediamo il volo ardito, che poiché gli dèi volle sfidare da questi fu punito, nel fermo esatto d’un volteggio rovinoso adunarsi agli altri. Gli altri attendono, in un tempo che non è nostro come invece lo è il suolo. E degli uomini pare abbiano presto assunto le abitudini o vizi, chiamateli come più vi pare, che ancor più stridenti appaiono se misurati con la loro bellezza. C’è in ‘Angeli caduti’, dicevo, un’elegante e sontuosa carnalità che aleggia come un respiro antico, come un profumo dimenticato e insieme una sensualità ritrosa, a tratti soavemente disperata. Sono tra noi. Ora discosti, mentre scherniscono con una sigaretta alle labbra oppure sorpresi da un obiettivo che indaga con la riservata delicatezza che meritano; mentre altre volte non resistono alla posa di un ritratto da portare con sé, come un ricordo del loro soggiorno terreno. Ma tutto declina nell’inevitabile territorio della bellezza che Giovanni Gastel ha sempre imposto a se stesso quale cifra costante del suo lavoro. E dunque nella velata malinconia che adombra gli occhi e l’espressione degli angeli siamo invitati a leggervi un verso poetico, un pensiero caro a Emily Dickinson che cari a sua volta lo erano tanto da vederli, come caro è a ogni poeta il maestoso fruscio delle ali. Gli angeli, così distanti eppure così vicini che ognuno ha il suo al proprio fianco. Ci guidano, immobili e silenziosi ma nulla possono contro l’insensatezza degli umani. ‘Angeli caduti’ è la traduzione di un sogno, è l’ardire che vince sulla dubbiosità appannante della nostra conoscenza: è un racconto che prima non c’era e ora è qui, per restare quel tanto che basta, prima che le ali si dispieghino. Per sempre.

 

Giuseppe Cicozzetti

da “Angeli caduti”

 

foto Giovanni Gastel

 

http://www.giovannigastel.it/

Who claims that angels have no sex is forced to change his mind. They have it, along with a sensuality that sometimes knows how to be carnal.

So forget the images of angels circling in the skies, their silent appearances and the ethereal elegance that crowds our imagination: sometimes the angels suspend their flight, they fall, they set foot on the earth and if we are lucky we can see them.

A moment, as quick as their beating of wings and before they disappear for we don’t know where, while there is just enough time to understand that they are beautiful creatures. Giovanni Gastel's series 'Fallen Angels' on the one hand evaporates the entire angelic iconography, on the other hand, in the direction of a cultivated quotationism, tries to combine spiritual sanctity with the material of which we mortals are made of.

The result is a poignant vision that restless and seduces. So of Icarus we see the daring flight, that since the gods wanted to challenge them, he was punished, in the exact retention of a ruinous vault to join the others. Others wait, in a time that is not ours as the soil is instead. And men seem to have soon assumed habits or vices, call them as you please, which even more strident appear when measured with their beauty.

There’s in 'Fallen Angels', I said, an elegant and sumptuous carnality that hovers like an ancient breath, like a forgotten perfume and at the same time a sensuality that is backward, sometimes sweetly desperate. They are among us. Now away, while mocking with a cigarette to your lips or surprised by a lens that investigates with the confidential delicacy they deserve; while other times they do not resist the pose of a portrait to take with them, as a memory of their earthly stay.

But everything declines in the inevitable territory of beauty that Giovanni Gastel has always imposed on himself as a constant figure of his work. And so in the veiled melancholy that overshadows the eyes and the expression of the angels we are invited to read a poetic verse, a thought dear to Emily Dickinson that dear in turn were so to see them, as dear to every poet is the majestic rustling of the wings. The angels, so distant yet so close that everyone has his own side.

They drive us, still and silent but nothing they can against the senselessness of humans. 'Fallen Angels' is a translation of a dream, it is the daring that wins over the dull doubts of our knowledge: it is a story that was not there before and now it is here, to stay just long enough, before the wings unfold. Forever.

 

Giuseppe Cicozzetti

from “Fallen Angels”

 

ph. Giovanni Gastel

 

http://www.giovannigastel.it/

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