SCRIPTPHOTOGRAPHY

Thomas DWORZAK                                                             (DE)

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THOMAS DWORZAK

La giovane donna è colta in un’espressione raccolta. Ha gli occhi chiusi nel raccoglimento e la braccia chiuse a sé come a proteggersi. Sembrerebbe, nello spiraglio d’ombre in cui la vediamo, al centro di un travaglio personale. Lo è, ma ancora non sappiamo quale. Potenza della fotografia, che indica senza spiegare e che, in questo caso, rimanda per composizione alla fotografia americana degli anni ’50. Ma questa fotografia, e la momentanea astrazione dalle cose del soggetto, lascia uno spiraglio descrittivo, rappresentando la momentanea pausa da un dramma collettivo: la fotografie è del 1996 e la Cecenia è sotto l’occupazione russa. Poco dopo la situazione sarebbe precipitata. Grozny, 1999. La Cecenia, una repubblica della Federazione Russa, è infiammata dalle aspirazioni autonomiste. La durissima risposta dell’esercito Russo non si fa attendere. Grozny è rasa al suolo. Quella che almeno all’inizio sembrava essere un “conflitto locale”, si allarga a dismisura richiamando tra le fila dei separatisti le pulsioni jiadhiste già presenti nelle fasce più deboli della popolazione. Il fotografo tedesco Thomas Dworzak, nonché attuale presidente Magnum, è lì, in quell’inferno ingarbugliato di sangue e morte. Dirà che «a differenza degli altri conflitti documentati, la guerra in Cecenia porta con sé l’angoscia fratricida che ha smarrito il rispetto dei più elementari diritti umani». L’allargamento del fronte del conflitto, che si spingerà fino alle regioni circostanti, non consentirà stime sul numero delle vittime, molte dei quali sono civili. Dworzak concentra la sua attenzione sulle ricadute della guerra. Quanto fotografa è un immediato riassunto della tragedia, il diretto precipitato dell’insensatezza di questo come ogni altro conflitto e rivaluta, se mai qualcuno scommetta sull’agonia del reportage, come il lavoro documentale dei fotografi di guerra sia più utile che mai. A Dworzak interessa stabilire una connessione cognitiva: chi osserva le sue fotografie è portato a una consapevolezza che, alla sua radice, è ben lontana dallo stabilire torti e ragioni soffermandosi sulle sofferenze, causate e subite. Se, come si dice, a un fotoreporter non è chiesto di stabilire una verità, attività peraltro che lo obbligherebbe a schierarsi, è altrettanto vero che ogni fotografia riesuma proprio “la” verità, la prima vittima d’ogni guerra, ristabilendo il primato di un’immagine su mille parole scritte. Il senso del lavoro del reporter è tutto qui: metterci a conoscenza del mondo in cui viviamo. Il mondo è questo, i conflitti ancora aperti nel mondo si contano a centinaia causando diverse migliaia di vittime ogni anno, spesso nel silenzio della comunità internazionale. Una tragedia umana che ogni fotoreporter copre spesso a rischio della propria incolumità: la guerra piace solo a chi la dichiara. Ed è per questo che le parole di Robert Capa, «Come fotografo di guerra spero di rimanere disoccupato per il resto della mia vita», assumono un profondo senso di ragionevolezza su cui non possiamo non essere d’accordo.

Giuseppe Cicozzetti

foto Thomas Dworzak

https://www.magnumphotos.com/photographer/thomas-dworzak/  

 

 

The young woman is caught in a collected expression. Her eyes are closed in recollection and her arms closed to herself as if to protect herself. It would seem, in the glimmer of shadows in which we see it, at the center of personal labor. It is, but we still don't know which one. Power of photography, which indicates without explaining and which, in this case, refers by composition to the American photography of the 1950s. But this photograph, and the momentary abstraction from the subject's things, leaves a descriptive glimpse, representing the momentary pause from a collective drama: the photograph is from 1996 and Chechnya is under Russian occupation. Shortly thereafter the situation would precipitate. Grozny, 1999. Chechnya, a republic of the Russian Federation, is inflamed by autonomist aspirations. The harsh response from the Russian army won’t wait. Grozny is razed. What at least at the beginning seemed to be a "local conflict", expands dramatically, recalling the Jiadhist drives already present in the weaker sections of the population among the separatists. German photographer Thomas Dworzak, as well as current president Magnum, is there, in that hell tangled with blood and death. He will say that «unlike the other documented conflicts, the war in Chechnya brings with it the fratricidal anguish that has lost respect for the most basic human rights». The widening of the conflict front, which will go to the surrounding regions, will not allow estimates on the number of victims, many of whom are civilians. Dworzak focuses his attention on the fallout from the war. What a photographer is an immediate summary of the tragedy, the direct precipitate of the senselessness of this as any other conflict and reevaluates, if anyone ever bets on the agony of reportage, as the documentary work of war photographers is more useful than ever. Dworzak is interested in establishing a cognitive connection: whoever observes his photographs is led to an awareness that, at its root, is far from establishing wrongs and reasons by dwelling on the sufferings, caused and suffered. If, as they say, a photojournalist is not asked to establish a truth, an activity that would oblige him to take sides, it is equally true that each photograph resumes just "the" truth, the first victim of any war, restoring the primacy of an image on a thousand written words. The sense of the reporter's work is all here: to make us aware of the world in which we live. This is the world, there are hundreds of conflicts still open in the world, causing several thousand victims every year, often in the silence of the international community. A human tragedy that every photojournalist often covers at the risk of his own safety: war is enjoyed only by those who declare it. And that's why the words of Robert Capa, "As a war photographer I hope to remain unemployed for the rest of my life", take on a deep sense of reasonableness on which we can only agree.

Giuseppe Cicozzetti

ph. Thomas Dworzak

https://www.magnumphotos.com/photographer/thomas-dworzak/

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