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Stefan DRASCHAN                                                               (Austria)

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STEFAN DRASCHAN

In principio fu Elliott Erwitt a mostrarci le curiose interazioni umane nei musei alle prese con le opere d’arte, con un catalogo divertito e divertente di tic, stranezze e bizzarrie irresistibili che rompevano il galateo della fruizione artistica. Il museo per Erwitt è, al pari di altri luoghi d’aggregazione sociale e culturale, una palestra nella quale sperimentare l’esistenza desacralizzante, i limiti dell’uomo di fronte alla strabordante bellezza delle opere d’arte. Molti anni dopo, nel 2015, il fotografo Stefan Draschan riprende lo stesso tema, ma elimina la tensione antropologica di Erwitt per sostituirla con l’ironia detonante del casuale e che proprio nella sua improvvisa eventualità ci consegna alla sorpresa: uomini e donne che, attraverso abbigliamento e acconciature, sembrano dialogare con la materia e la pittura. Un lavoro lungo, attento, leggero e privo di qualunque tentativo di scherno: c’è ironia, ma non sarcasmo.

Un lavoro, come si immagina, nel quale la pazienza e l’attesa giocano un ruolo fondamentale. Ma ne vale la pena. Se è vero che la pazienza ha un limite è altrettanto vero che un sorriso, quel limite, può spostarlo in avanti.

Le persone della serie “People matching Artwork” sembrano “portatori sani d’arte”, nel senso che ne sono attraversati ma che non manifestano sintomi. Almeno finché non si trovino di fronte a un capolavoro. Allora dettagli fino a quel momento di trascurabili effetti come una giacca, una sciarpa, una particolare acconciatura si animano fatalmente, si abbinano fino a dialogare in una specie di rimandi cromatici. Una trasmigrazione, in cui si perdono momentaneamente i limiti dell’opera e dell’uomo per ritrovarli nella composizione sincretica di un’improvvisa congiunzione. E il tutto con un sorriso.

Senza scomodare Jung né il suo concetto di Sincronicità, qui siamo di fronte a nessi senza causa, fortuiti, ben lungi dall’essere organizzati e che stabiliscono un “mimetismo ragionato” nello spazio fisico del casuale. Il risultato di “People matching Artwork” va dunque oltre il semplice quanto divertito accoppiamento – che tuttavia noi cogliamo per intero – c’è il tentativo di dare senso a un “incontro” altrimenti disciolto nelle pieghe della accidentalità. Invece Draschan, spingendo sul tema, ci dice il contrario: è l’accidentale, il contingente a prevalere e imbastire una narrazione: ne ordina il sincrono, raggruma l’episodico fino alla sua esplicitazione e ce lo consegna nei termini del reale. Ed è per questo che “People matching Artwork” è un lavoro più concettuale di quello che vuole apparire.

 

Giuseppe Cicozzetti

da “People matching Artwork”

foto Stefan Draschan        

 

https://stefandraschan.com/

 

 

First was Elliott Erwitt to show us the curious human interactions in museums with works of art, with an amusing and entertaining catalog of tics, irresistible oddities and bizarre ones that broke the galateo of artistic fruition.

According to Erwitt museum is, like other places of social and cultural aggregation, a ground where you experience the desacralizing existence, the limits of man in front of the stunning beauty of works of art.

Many years later, in 2015, photographer Stefan Draschan resumes the same theme, but removes Erwitt's anthropological tension by replacing it with the casual detonating irony and that in his sudden chance he gives us the surprise: men and women who, through clothing and hairstyles, seem to interact with matter and painting.

A long, careful, light, and devoid of temptation: there is irony, but not sarcasm.

A job, as you imagine, where patience and anticipation play a crucial role. But it's worth it. If it is true that patience has a limit, it is equally true that a smile, that limit, can move it forward.

People in the "People matching Artwork" series seem to be "healthy carriers" in the sense that they are crossed but have no symptoms. At least until they are faced with a masterpiece. So far, details of negligible effects such as a jacket, a scarf, a particular hairstyle are fatally livened up, to match up in a sort of chromatic remarks.

A transmutation, in which moment the work and man's limits are lost momentarily to find them in the syncretic composition of a sudden conjunction. And all with a smile.

Without compromising Jung's or his concept of Synchronicity, here we are facing ungovernable, fortuitous unions, far from being organized and establishing a "reasoned mimetism" in the physical space of random.

The result of "People Matching Artwork" goes beyond the mere amusement of mating - however, which we take in its entirety - there is an attempt to give meaning to a "meeting" otherwise dissolved in the folds of accidentality.

Instead Draschan, pushing on the subject, tells us the opposite: it is the accidental, the contingent to prevail and embellish a narration: he orders the synchrony, thickens the episodic until his explication and gives it in the terms of the real. And that's why "People matching Artwork" is a more conceptual work than what it wants to appear.

 

Giuseppe Cicozzetti

from “People matching Artwork”

ph. Stefan Draschan       

                                     

https://stefandraschan.com/

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