SCRIPTPHOTOGRAPHY

Maurizio COGLIANDRO       (IT)

MAURIZIO COGLIANDRO 

La professione di fotogiornalista prevede una dose necessaria di distacco, una distanza emotiva tra sé e i fatti chiamato a fotografare. Non è questione di etica (Ferdinando Scianna non crede che esista “un'etica specifica del fotogiornalismo: l’etica è l’etica”) ma del giusto riconoscimento del ruolo nella trama di un episodio in cui il fotografo non ha alcuna responsabilità se non quella testimoniale. La partita dunque sembrerebbe chiusa, ma non lo è ancora. A complicare le cose c’è di mezzo una sensibilità, un ritorno emotivo cioè occultato in fase di scatto – o quantomeno professionalmente tenuto a freno – e che sebbene continui a esserlo anche “dopo” non ci è difficile credere che assistere a una tragedia non lasci dei graffi indelebili nell’animo di un fotografo. La questione della “distanza” però concorre a definire proprio questa crisi. Il problema diviene drammaticamente “partecipata” quando, come nel caso preso in questione, il fotografo decide di documentare il dramma vissuto da un proprio caro. E’ il caso del giovane fotografo laziale Maurizio Cogliandro che documenta gli ultimi due anni di vita della madre (cui era stato diagnosticato un tumore alle ovaie), dalle attese in ospedale, alle cure, fino agli ultimi istanti di vita. Nel 2010 quella tragica e terribile esperienza è confluita in una proposta editoriale dal titolo (bellissimo) ‘Lidia, il cielo cade’. La perdita della madre è devastante per chiunque, specie se si assiste impotenti al rapido spegnersi della sua vita e non c’è nulla che ci prepari ad affrontarla. L’uomo non ha esperienza della morte e dunque è giusto che tema il suo accadere, al pari di ogni cosa che gli è ignota. Il resto sono speculazioni che interessano le dottrine religiose, le sole capaci di conciliare l’uomo con le paure del “grande ignoto”. Quello che interessa qui è sapere con quali occhi Cogliandro ha guardato dentro l’obiettivo per cercare la madre sofferente. E cosa vi ha visto mentre insieme all’obiettivo metteva a fuoco tutto il suo dolore. Nulla è prezioso come la figura che ci ha consegnato alla vita e vederla spegnersi per andare via, per sempre, è un’esperienza che ci conduce dritti al centro di un sordo sgomento dal quale non ci riavremo mai più. Ecco cosa ci insegna la morte: il vero significato dell’assenza. Nei suoi delicati scatti (il bianco e nero è raffinatissimo), Maurizio Cogliandro ci invita ad assaporare, come ha fatto lui, la tenerezza nella quale il professionista ha incontrato il figlio dolente. Siamo certi che avrebbe voluto fare molto di più, un miracolo o chissà ancora cosa, per vedere sua madre guarita e in buona salute, ma sa di non potere e allora intende consegnare e sé e condividere con noi tutti una preziosa testimonianza documentale che ha la forza di un’eredità. Noi siamo chiamati alla compassione, ed è questa la forza di ‘Lidia, il cielo cade’ e insieme – sotto il profilo artistico – ad ammirare la potenza espressiva e formale di ognuna delle immagini. I momenti della vita quotidiana, nei suoi aspetti intimi, la rappresentazione di un’oggettistica che rimanda ai momenti di serenità e speranza, il riappropriarsi di una femminilità violata attraverso il segno sulle labbra del rossetto: tutto è trattato con una forza evocativa che commuove conducendoci al centro del dolore provato da Cogliandro, perché il suo dolore è stato il nostro e sarà per chiunque. Sempre.

 

Giuseppe Cicozzetti

da ‘Lidia, il cielo cade’

 

foto Maurizio Cogliandro

 

http://mauriziocogliandro.com/

The profession of photojournalist requires a necessary dose of detachment, an emotional distance between himself and the facts called to photograph. It is not a question of ethics (Ferdinando Scianna doesn’t believe that there is "a specific ethics of photojournalism: ethics is ethics") but the right recognition of the role in the plot of an episode in which the photographer has no responsibility except the testimonial one.

The game would seem closed, but it’s not yet. To complicate things there is a sensitivity, an emotional return that is hidden during shooting - or at least professionally held in check - and that although it continues to be "after" it’s not difficult to believe that witnessing a tragedy leave indelible scratches in any photographer’s soul.

However, the question of "distance" contributes to defining this crisis. The problem becomes dramatically "participated" when, as in the case in question, the photographer decides to document the drama lived by a loved one. This is the case of the young photographer from Lazio, Maurizio Cogliandro, who documents the last two years of his mother's life (who had been diagnosed with ovarian cancer), from waiting in hospital, to treatment, to the late moments of life.

In 2010 that tragic and terrible experience was merged into an editorial proposal with the title (beautiful) 'Lidia, the sky falls'. The loss of the mother is devastating for anyone, especially if you are helpless to the rapid turning off of his life and there is nothing that prepares us to deal with it. Man has no experience of death and therefore it’s right that he’s afraid of its happening, like everything that is unknown to him. The rest are speculations that affect religious doctrines, the only ones able to reconcile man with the fears of the "great unknown".

What interests us here is to know which eyes Cogliandro looked into the lens to look for the suffering mother. And what did he see you while together with the lens he focused all his pain. Nothing is as precious as the figure who has given us to life and see it extinguished to go away, forever, is an experience that leads us straight to the center of a dull dismay from which we will never recover again. Here is what death teaches us: the true meaning of absence.

In his delicate shots (black and white is very refined), Maurizio Cogliandro invites us to try, as he did, the tenderness in which the professional has met his grieving son. We are sure that he wanted to do much more, a miracle or who knows what, to see his mother healed and in good health, but he knows he can not and then intends to deliver and share with us all a precious documentary testimony that has the strength of an inheritance.

We are called to compassion, and this is the strength of 'Lidia, the sky is falling' and together - under the artistic profile - to admire the expressive and formal power of each of the images. The moments of everyday life, in its intimate aspects, the representation of a objects that refers to moments of serenity and hope, the reappropriation of a femininity violated through the sign on the lips of the lipstick: everything is treated with an evocative force that moves us in the middle of the pain experienced by Cogliandro, because his pain was ours and will be for anyone. Always.

 

Giuseppe Cicozzetti

from ‘Lidia, the sky is falling

 

ph. Maurizio Cogliandro

 

http://mauriziocogliandro.com/

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