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Lisetta CARMI                    (IT)

LISETTA CARMI

Febbraio 1966. Il direttore dell'Ansa, Gaetano Fusari, si reca nei dintorni di Rapallo per intervistare il grande poeta Ezra Pound. Non va solo, chiede alla fotografa Lisetta Carmi di accompagnarlo per un reportage. Pound vive in miseria, pressoché dimenticato. E’ rientrato da qualche anno in Italia dagli Stati Uniti, dove ha vissuto gli ultimi quindici anni recluso in un manicomio criminale di Washington. Giunti sulla soglia i due bussano e dopo qualche istante di silenzio Pound esce. Sta lì, sulla soglia, solitario come un hidalgo stanco e provato, taciturno e selvatico, avvolto in una vestaglia e con le ciabatte ai piedi. Non dice una parola. Lisetta Carmi scatta, lì, in un improvvisato corpo a corpo, velocemente, come consapevole dell’irripetibile epifania. Poi il poeta si ritrae, silenzioso e schivo. La casa, spoglia come la sua anima lacera e ispida, lo inghiotte. Poche cose lo circondavano: un letto, un tavolo e dei libri riposti su delle cassette della frutta adattate a libreria; solo, in compagnia dei suoi demoni, estraneo al mondo a lui contemporaneo. Contestato e amato, Pound ha incarnato meglio d'altri la figura dell'intellettuale "pensante" (non è un caso che Pier Paolo Pasolini lo ammirasse), capace di difendere le proprie idee fino a alla consunzione. Aderì al Fascismo, e non gli fu perdonato. Ma la sua "vicinanza organica" al Fascismo (come ebbe a definirla Moravia) nasceva dall'idea utopica di riscoprire una cultura contadina che in America aveva già abbracciato la via dell'industrializzazione e che il Fascismo invece sembrava conservare persino nei suoi tratti borghesi, facendo opere moderne nel solco di un'antichità da rispettare. Andò come sappiamo.
Il Fascismo terminò nel sangue, disilluse ogni aspettativa e da lì a poco più di un ventennio il Paese si avviò in una grande spinta modernista, la cui industrializzazione ne avrebbe mutato per sempre il volto e il destino economico. La vita e i tumulti di Ezra Pound sono magnificamente restituiti dai ritratti di Lisetta Carmi. Ha detto la fotografa: “Quando ho sviluppato il rullino e ho selezionato le dodici fotografie finali, ho visto in esse esattamente quello che avevo provato mentre stavo scattando. Non abbiamo incontrato il poeta, ma l'ombra di un poeta”. E infatti noi, nei pochi scatti confluiti nel libro ‘L’ombra di un poeta’, non vediamo che il fantasma sgualcito e polveroso di un uomo preda dei suoi tormenti. Il poeta sembra stanato, affranto e smarrito come un animale ferito dalle ingiurie del tempo e dagli uomini. Il suo sguardo è distante, i suoi occhi vedono distanze per noi incomprensibili. E’ altro, il suo reale non è il nostro. Pound morì qualche anno dopo, nel 1972. La sua anima tornò a essere libera. Di quelle foto Umberto Eco disse: Le immagini di Pound scattate da Lisetta dicono più di quanto si sia mai scritto su di lui, la sua complessità e natura straordinaria”. Noi non possiamo che essere d’accordo.

 

Giuseppe Cicozzetti

da "L'ombra di un poeta"

 

foto Lisetta Carmi

February 1966. The director of Ansa, Gaetano Fusari, goes near Rapallo to interview the great poet Ezra Pound. His not alone, asks the photographer Lisetta Carmi to accompany him for a report. Pound lives in misery, almost forgotten. He returned to Italy from the United States for a few years, where he lived in the last fifteen years imprisoned in a criminal asylum in Washington.

When they reach the threshold, the two knock and after a few moments of silence Pound comes out. He stands there, on the threshold, lonely as a tired and tried hidalgo, taciturn and wild, wrapped in a dressing gown and with slippers on his feet. He does not say a word. Lisetta Carmi takes pictures, there, in an improvised body to body, quickly, as aware of the unrepeatable epiphany. Then the poet withdraws, silent and shy.

The house, as bare as its ragged and bristly soul, swallows him. Few things surrounded him: a bed, a table and books placed on fruit boxes adapted to bookcase; alone, in the company of his demons, a stranger to the contemporary world. Contested and loved, Pound has embodied better than others the figure of the "thinking" intellectual (it is not by chance that Pier Paolo Pasolini admired him), able to defend his ideas up to consumption.

He joined Fascism, and he was not forgiven. But his "organic closeness" to Fascism (as Moravia defined it) was born from the utopian idea of rediscovering a peasant culture that in America had already embraced the path of industrialization and that Fascism instead seemed to preserve even in its bourgeois features, doing modern works in the wake of an antiquity to be respected. It went as we know.

Fascism ended in the blood, disillusioned all expectations and from there to little more than twenty years the country started in a great modernist push, whose industrialization would have changed forever its face and economic destiny. The life and turmoil of Ezra Pound is beautifully restored by the portraits of Lisetta Carmi. The photographer said: "When I developed the film and selected the twelve final photographs, I saw in them exactly what I had felt while I was shooting. We have not met the poet, but the shadow of a poet ". And in fact, in the few shots merged in the book 'The shadow of a poet', we see only the rumpled and dusty ghost of a man prey of his torments. The poet seems exhausted, broken and lost like an animal wounded by the insults of time and by men. His gaze is distant, his eyes see distances for us incomprehensible.

He’s another one, his real is not ours. Pound died a few years later, in 1972. His soul returned to being free. Umberto Eco said of those photos: “The images of Pound taken by Lisetta say more than ever written about him, its complexity and extraordinary nature". We can only agree.

 

Giuseppe Cicozzetti

da "'The shadow of a poet'"

 

foto Lisetta Carmi

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