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Silvia CAMPORESI                        (IT)

SILVIA CAMPORESI

C’è un Paese che dimentica la bellezza. La sua stessa bellezza, condannandola all’incuria e all’abbandono. “Terra matrigna è quella che il figlio sfortunato nasconde” ha scritto Keats “per pregiarsi del più vantaggiato”; e nelle parole del poeta romantico registriamo un monito che ci riguarda. Le immagini di “Atlas Italie”, un progetto del 2015 di Silvia Camporesi, si muovono nella direzione di una riflessione identitaria e dicono del territorio molto più di quanto non sappiamo. Ma non solo. Il lavoro di Silvia Camporesi è lontano dall’essere un “censimento dell’incuria”, è invece – almeno così vogliamo interpretarlo – un report sulla sospensione temporale e dei suoi risvolti nel contemporaneo, nella nostra stessa storia. In ogni fotografia infatti non vediamo soltanto l’incuria e l’abbandono ma vediamo la drammatica rottura della logicità del Tempo, che avvolge se stesso e rimodula i flussi: un presente eterno, svilito di linfa, che vince su un passato vitale di cui scorgiamo il riverbero. Una crisi che vede l’uomo, più o meno responsabile, vinto dalle sue scelte. E benché egli non sia presente è nell’assenza che cogliamo il suo passaggio. Luoghi silenziosi, fantasmi lontani di quanto furono si succedono rovinosi quale potente metafora di una distruzione svenduta alle incognite di un futuro sconosciuto. Tutto sa di amnesia e abdicazione. Questo cogliamo nella polverosa atmosfera di corpi scheletrici: l’uomo disertando i suoi luoghi abdica alla propria storia. E sono proprio i “luoghi dell’uomo”, quel delicato e insieme profondo legame saldato e costruito dal continuo vivere, che escono sotterrati dal ritorno a “ruinoso paesaggio in cui par che a semina l’uomo abbia disposto i semi del tradimento”.

“Atlas Italie”, l’Atlante di una Italia che non vorremmo vedere, è una dolente cartografia dell’abisso, di un Paese che dimentica se stesso e nella desolazione del progetto, una volta riavuti dallo sconcerto, vogliamo vedere i prodromi di una rinascita.

 

Giuseppe Cicozzetti

da “Atlas Italiae”

 

foto Silvia Camporesi

 

 http://www.silviacamporesi.it/

There is a country that forgets beauty. Its own beauty, condemning it to neglect and abandonment.

"Stepmother land is what the unfortunate son hides" wrote Keats "to pride for the most highly praised"; and in the words of the romantic poet we record a warning that concerns us.

The images of "Atlas Italie", a 2015 project by Silvia Camporesi, move in the direction of an identity reflection and they say of the territory much more than we know.

But not only. The work of Silvia Camporesi is far from being a "census of negligence", instead it is - at least so we want to interpret it - a report on the temporal suspension and its implications in the contemporary, in our own history.

In fact, in every photograph we not only see neglect and abandonment but we see the dramatic break of the logic of Time, which envelops itself and reformulates the flows: an eternal present, debased by lymph, which wins over a vital past of which we can see the reverberation. A crisis that sees man, more or less responsible, overpowered by his choices.

And although he is not present it is in the absence that we grasp his passage. Silent places, distant ghosts of what happened to be ruinous as a powerful metaphor for a destruction sold off to the unknowns of an unknown future. Everyone knows about amnesia and abdication. We gather in the dusty atmosphere of skeletal bodies: the man deserting his places abdicates his own history.

And it is precisely the "places of man", that delicate and at the same time profound bond welded and built by the continuous living that come buried from the return to "ruinous landscape in which it seems that man has sowing the seeds of betrayal".

"Atlas Italie", the Atlas of an Italy that we would not like to see, is a painful cartography of the abyss, of a country that forgets itself and in the desolation of the project, once recovered from confusion, we want to see the prodromes of a rebirth.

 

Giuseppe Cicozzetti

from “Atlas Italiae”

 

ph. Silvia Camporesi

 

http://www.silviacamporesi.it/

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