SCRIPTPHOTOGRAPHY

Massimo CACCIAPUOTI                                      (Italia) 

MASSIMO CACCIAPUOTI

Ha scritto Curzio Malaparte: “Napoli è la più misteriosa città d’Europa, è la sola che non sia perita come Ilio, come Ninive, come Babilonia. È la sola città al mondo che non è affondata nell’immane naufragio della civiltà. Napoli è una Pompei che non è mai stata sepolta”. Esistono città più forti dei secoli, il tempo non ha la forza di mutarle. Le dominazioni si succedono, le civiltà vi si depositano come sedimenti geologici ma esse conservano attraverso i tempi il loro carattere, il loro profumo, il loro ritmo, il loro rumore. E la loro umanità. Napoli è così, e sorprende oggi come prima ai viaggiatori del Grand Tour e prima ancora di questi, con le sue anime latina e africana ormai divenute una cosa sola, mescolate nel crogiolo dei secoli. Qui, tra i vicoli affollati, tutte le cose, il bene, il male, la salute come lo spasimo, la felicità e il dolore più profondo si rincorrono amalgamandosi in un respiro comune, inevitabile come un destino scritto alla sua fondazione. “Napoli”, ha detto Benedetto Croce con una sintesi formidabile “è un paradiso abitato da diavoli”. Ma una città così profondamente ricca di contraddizioni, attraversata da un sincretismo che opera nelle sue viscere e dove il sacro si destreggia convivendo tra miracoli e forse occulte offre se stessa a una lettura caleidoscopica, spesso frutto di pregiudizi volti a narrarne gli aspetti più coloriti, più superficiali. Per raccontare Napoli bisogna obbedire a un solo comandamento: occorre amarla. Il fotografo Massimo Cacciapuoti, figlio di questa città, con “Napoli”, un progetto dal lungo respiro, ne ha raccontato ogni singolarità, ogni aspetto, ogni momento inserendosi nella grande tradizione dei fotografi napoletani, da Di Vaio a Garrubba e Jodice privilegiando una contemporaneità asciutta, lontana dai luoghi comuni. Nelle fotografie di “Napoli” c’è tutto quello che ci si aspetta di vedere, tuttavia c’è molto di più ed è offerto alla nostra osservazione con un linguaggio che ribalta le nostre aspettative per condurle nel territorio dove “l’amore sposa l’atroce lavoro della verità”. Cacciapuoti ama Napoli e dunque ne rispetta lo svolgersi di una vita non facile; eppure non c’è fotografia che cade nell’oleografia o, peggio, nel ripetersi imbolsito di conferme folcloriche. La Napoli di Cacciapuoti si offre con la consapevole onestà di chi, essendo profondamente consapevole della propria condizione – metafora che si estende inevitabilmente all’uomo – non prova a farsi altro da sé, a imbastire cioè un racconto improprio, fallace e non veritiero. Ecco, nelle fotografie di Massimo Cacciapuoti si respira un gradevole e ristoratore senso di verità. Una verità rispettosissima, della città e dei suoi abitanti, pronunciata con ammirevole pudore e un’eleganza d’intenti che trova la sua strada in ognuna delle immagini. Le fotografie dei “femminielli”, figure che a Napoli esistono da tempo immemore e infinitamente prima che si parlasse di teorie transgender, convincono per la restituzione di una quotidianità che gareggia per rispetto con la foto in cui il mago di Toledo esercita i suoi chissà quali “poteri” su una cliente e che insieme contendono la nostra doverosa attenzione alla figura racchiusa in una coperta, per strada, chiusa nel silenzio, vittima del terremoto del novembre 1980.  È solo l’esempio di un percorso che non deroga mai e che Cacciapuoti dimostra di districarsi con abilità perché, come si diceva, nulla è nascosto, nulla prende la scorciatoia della ricerca della commozione o della facile presa emotiva. La Napoli che vediamo è una città viva e dolente, ferita eppure mai doma, una città che offrendosi urla il suo disagio. In questo alternarsi di contraddizioni Cacciapuoti si dimostra fotografo sensibilissimo, colto e dunque accoglie il vissuto della sua città restituendolo in forma di poesia urbana, trasferendone una dose nelle immagini di Scampia, un luogo dove non sembra esserci spazio per alcuna poetica, se non quella della fatica di vivere se non fosse, com’è stato detto, che “a Napoli tutto è azzurro, anche la malinconia”. Ma Napoli è, e resta, una città operosa, di gente che va a “faticare” (così si dice “lavorare” nella lingua napoletana), continuando a continuare caparbiamente e con profondissima dignità, che da queste parti risuona per ogni vicolo dei Quartieri Spagnoli fino a raggiungere le nobili arterie del Vomero. Le anime di Napoli dunque ci sono tutte e trasposte in immagini che evidenziano, dal punto di vista fotografico, una grande cultura visiva di Cacciapuoti, attento a scegliere di volta in volta quale linguaggio sia più adatto a tradurre una specifica realtà. Del resto, si è sempre detto, le influenze sono necessarie. Esse rivelano umiltà e passione, ma poi, e questo è il caso di Massimo Cacciapuoti, occorre mettere a punto un proprio linguaggio, riconoscibile e sicuro. E con “Napoli”, una serie struggente ed essenziale, direi necessaria, Cacciapuoti rivela una maturità encomiabile.

 

Giuseppe Cicozzetti

da “Napoli”

 

foto Massimo Cacciapuoti

 

https://www.massimocacciapuoti.com/

Curzio Malaparte wrote: "Naples is the most mysterious city in Europe, it’s the only one that didn’t perish like Ilium, like Nineveh, like Babylon. It’s the only city in the world that has not sunk in the immense shipwreck of civilization. Naples is a Pompeii that has never been buried ".

There are cities stronger than the centuries, time doesn’t have the strength to change them. The dominations follow one another, the civilizations settle there as geological sediments but they preserve through time their character, their perfume, their rhythm, their noise. And their humanity.

Naples is like that, and it is as surprising today as before to the Grand Tour travelers and even before them, with its Latin and African souls that have now become one, mixed in the melting pot of the centuries. Here, among the crowded alleyways, all things, good, evil, health like spasms, happiness and deepest sorrow chase each other, amalgamating in a common breath, inevitable as a destiny written to its foundation.

"Naples", said Benedetto Croce with a formidable synthesis "is a paradise inhabited by devils". But a city so profoundly rich in contradictions, crossed by a syncretism that operates in its bowels and where the sacred juggles through miracles and perhaps occult offers itself to a kaleidoscopic reading, often the result of prejudices aimed at narrating its most colorful aspects, more superficial. To tell Naples one must obey a single commandment: one must love it.

The photographer Massimo Cacciapuoti, son of this city, with "Napoli", a long-term project, has told each singularity, every aspect, every moment, entering the great tradition of Neapolitan photographers, from Di Vaio to Garrubba and Jodice privileging a contemporaneity dry, far from common places. In the photographs of "Naples" there is everything you expect to see, however there is much more and is offered to our observation with a language that reverses our expectations to lead them to the territory where "love marries the atrocious work of truth ".

Cacciapuoti loves Naples and therefore respects the unfolding of an uneasy life; yet there’s no photography that falls into the oleograph or, worse, in the staled repetition of folkloric confirmations. Cacciapuoti Naples offers itself with the conscious honesty of those who, being deeply aware of their condition - a metaphor that inevitably extends to man – doesn’t try to do anything else, to set up an improper, fallacious and untruthful story.

Here, in the photographs of Massimo Cacciapuoti you can breathe a pleasant and restorative sense of truth. A very respectful truth, of the city and its inhabitants, pronounced with admirable modesty and an elegance of intent that finds its way into each of the images. The photographs of the "femminielli", figures that have existed in Naples since immemorial times and infinitely before anybody spoke of transgender theories, convince for the return of a daily life that competes for respect with the photo in which the magician of Toledo exercises his who knows what "powers" on a client, and that together contend our due attention to the figure enclosed in a blanket, on the street, closed in silence, victim of the earthquake of November 1980.

This is only the example of a path that never derogates and that Cacciapuoti proves to extricate with skill because, as we said, nothing is hidden, nothing takes the shortcut of the search for emotion or easy emotional grip. The Naples we see is a city that is alive and painful, wounded yet never tamed, a city that offers screams its unease.

In this alternation of contradictions Cacciapuoti proves to be a sensitive photographer, cultured and therefore welcomes the experience of his city by returning it in the form of urban poetry, transferring a dose in the images of Scampia, a place where there seems to be no room for any poetics, except that of it is difficult to live if it were not, as has been said, that "in Naples everything is blue, even melancholy".

But Naples is, and remains, an industrious city, of people who are going to "faticare" (so they say "to work" in the Neapolitan language), keep on keepin’ on stubbornly and with profound dignity, which resounds through every alley of the Quartieri Spagnoli (Spanish Neighborhoods) reachin’ the Vomero noble streets.

So the souls of Naples are all transposed in images that highlight, from the photographic point of view, a great visual culture of Cacciapuoti, careful to choose from time to time which language is more suitable to translate a specific reality. After all, it has always been said, influences are necessary. They reveal humility and passion, but then, and this is the case of Massimo Cacciapuoti, whoever must to develop his own language, recognizable and secure, and then bring it all back home. And with "Napoli", a poignant and essential series, I would say necessary, Cacciapuoti reveals a commendable maturity.

 

Giuseppe Cicozzetti

from “Naples”

 

ph. Massimo Cacciapuoti

 

https://www.massimocacciapuoti.com/

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