SCRIPTPHOTOGRAPHY

Fehrat BOUDA                                                                           (Algeria) 

FERHAT BOUDA

Non ricordare il giorno trascorso / e non perderti in lacrime su domani che viene / su passato e futuro non far fondamento / vivi dell’oggi e non perdere al vento la vita. (Omar Khayyam, 1048 – 1131), matematico, filosofo e poeta persiano). Nel cuore dell’arido cuore del Niger lontano da tutto, nel Sahara sabbioso le cui dune somigliano all’onde d’un mare che ha smarrito le acque, la vita si aduna intorno Agadez. Qui, in questa città simile a una porta dell’abisso, i più fortunati incontrano il loro disperato destino nel viaggio prima sabbioso e poi nella traversata d’un mare sempre più simile a una bara. Gli altri, tutti gli altri, forse ancor più fortunati, restano. Altri ancora, respinti dal sogno, vi sono gettati come cose che non vuole nessuno, come vite al macero. Tra Sahara e Sahel vi sono Stati segnati dal post-colonialismo con un tratto di penna su un foglio di carta, nella completa incuranza di chi vi abitasse divenendo stranieri nello spazio d’una notte che vuol farsi giorno. Qui, come si è detto, nell’arido cuore d’una terra assai simile a chi l’abita, vivono alcune tribù tuareg, in un isolamento che abbandonate le ragioni geografiche abbraccia quelle politiche. Il fotografo algerino Ferhat Bouda ha incontrato alcune di queste tribù per condurci, attraverso il reportage “Berber-Touareg in Agadez”, nella privacy di donne e uomini la cui vita è volta a rivendicare la propria esistenza, resistendo alle sirene di un’assimilazione che altro non vorrebbe dire che la scomparsa culturale di un’eredità e un’identità secolari. Ma non è facile. Come accennato, questo popolo non è stato preso in considerazione al momento della divisione arbitraria dell’Africa al momento della decolonizzazione, non solo per ciò che riguarda la distribuzione della terra, ma anche per quanto riguarda la nozione di confine, un concetto irrilevante per loro. Ufficialmente non sono autorizzati a muoversi. Niente terra, niente diritti. E quando hanno provato a rivendicarli la rivolta è stata soffocata nel sangue. Il loro sangue. Fehrat Bouda entra nell’intimità quotidianità di un popolo che dunque ha dovuto rimodulare la sua identità. I grandi spazi, le attraversate lungo i grandi spazi per il ristoro del bestiame si sono irrimediabilmente contratti in un ambito angusto, finendo per trasformare il nomadismo in una semi-stanzialità. E il quadro è allarmante, i segni visibili e minacciosi dell’influsso occidentale là, dove nella polvere c’era il disordine dell’Africa, la vita aveva una purezza sconosciuta, come un’inaspettata nota di completezza che dissipava la sensazione di caos. Tutto cambia, a ogni latitudine, ma in alcune i cambiamenti sono distruttivi. Il progresso, ammesso che si possa parlarne dal momento che il Niger è uno dei paesi più poveri al mondo, vuole le sue vittime. E dunque risuonano come un monito resiliente i versi in apertura di Omar Khayyam, il solo antidoto contro la polverizzazione dell’identità.

Giuseppe Cicozzetti

da “Berber-Touareg in Agadez” 

 

foto Fehrat Bouda

https://www.bouda-photographie.com/

 

 

Do not remember the day passed / and do not lose yourself in tears on tomorrow that comes / on the past and the future do not make the foundation / live of today and do not lose life to the wind. (Omar Khayyam, 1048 - 1131, mathematician, philosopher and Persian poet).

In the heart of the arid heart of Niger away from it all, in the sandy Sahara whose dunes resemble the waves of a sea that has lost its waters, life is united around Agadez. Here, in this city similar to an abyss door, the luckiest meet their desperate destiny in the first sandy journey and then in the crossing of a sea more and more like a coffin.

The others, all the others, perhaps even more fortunate, remain. Still others, rejected by the dream, are thrown into it like things that no one wants, like a screw in pulp. Between the Sahara and the Sahel there are states marked by post-colonialism with a stroke of the pen on a sheet of paper, in the complete neglect of those who lived there, becoming foreigners in the space of one night that wants to become day.

Here, as we have said, in the arid heart of a land very similar to those who inhabit it, some Tuareg tribes live, in an isolation that abandoned the geographical reasons embraces those policies. The Algerian photographer Ferhat Bouda met some of these tribes to lead us, through the report "Berber-Touareg in Agadez", into the privacy of women and men whose life is aimed at claiming their existence, resisting the sirens of an assimilation that nothing else would mean that the cultural disappearance of a secular heritage and identity. But it ain’t easy.

As mentioned, this people was not taken into consideration at the time of the arbitrary division of Africa at the time of decolonization, not only as regards the distribution of land, but also as regards the notion of borders, a concept irrelevant to them. Officially they are not allowed to move. No land, no rights. And when they tried to claim them the revolt was smothered in blood. Their blood.

Fehrat Bouda enters the daily intimacy of a people that therefore had to reformulate its identity. The large spaces, the crossed ones along the great spaces for the refreshment of the cattle are irremediably contracted in a narrow area, ending up transforming the nomadism in a semi-settledness. And the picture is alarming, the visible and threatening signs of Western influence there, where in the dust there was the disorder of Africa, life had an unknown purity, like an unexpected note of completeness that dissipated the feeling of chaos.

 Everything changes, at every latitude, but in some the changes are destructive. Progress, if we can talk about it since Niger is one of the poorest countries in the world, wants its victims. And so the opening verses of Omar Khayyam, the only antidote against the pulverization of identity resound as a resilient warning.

Giuseppe Cicozzetti

da “Berber-Touareg in Agadez”

  

foto Fehrat Bouda

https://www.bouda-photographie.com/

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