SCRIPTPHOTOGRAPHY

Édouard BOUBAT                                                                (F) 

ÉDOUARD BOUBAT

Se si osservano i lavori di Édouard Boubat (1923-1999) si resta colpiti dalla sensibilità con la quale il fotografo abbia inteso celebrare la vita, ricostruendo, immagine dopo immagine, una felicità creduta smarrita. Non c’è nulla di epico nelle sue foto né vi sono gesti che riassumino un “epos” sentimentale già descritto da alcuni suoi colleghi: la fotografia di di Édouard Boubat ha il côté ben educato di chi si muove con discrezione e rispetto tra le piccole grandi cose di cui è fatta la vita. Dirà: “Spesso ho creduto di essere un ladro di emozioni altrui. Fotografare due innamorati mentre si scambiano un bacio equivale a rubarlo, ma avendo deciso di fotografare – questo è il mio mestiere – sento il dovere di restituire quanto ho preso e riconsegnarlo con la massima discrezione”. Qui siamo nel pieno dell’”umanesimo fotografico” che ha fatto grande la fotografia francese del dopoguerra e che ha trovato, tra gli altri, in Lartigue, Ronis e Doisneau i più grandi interpreti “delle piccole cose, delicate come un fragile fiore”, come disse Prévert delle foto di Boubat.

Boubat fotografava la vita ma forse è meglio dire i suoi interpreti, che cercano di riappropriarsi della vita dopo aver conosciuto gli orrori della seconda Guerra Mondiale. Una vita semplice, che si nutre di cose semplici e sempiterne, perché è di questo che vive l’uomo. Nelle sue foto compaiono spesso bambini, quasi Boubat li abbia individuati portatori di un riscatto, di una speranza disattesa dagli adulti; li vediamo al gioco, abbracciati l’un l’altro, sorridenti e sognanti (l’immagine del bambino con la conchiglia alle orecchie e la successiva, quella della bambina che guarda oltre le vetrine di un negozio sono di una poesia delicatissima), al gioco (la foto che li ritrae su un campo innevato rimanda alla mente echi di Bruegel, o ancora di impressionisti cui sono stati sottratti i colori). Non meno gli adulti vi concorrono e la cui “evoluzione sentimentale” altro non è che un ritorno alla centralità di una sostanza mai assopita, nella quale ritrovare la joie de vivre ovunque sia possibile: due sposi in un bar, due amanti su un ponte. Il lavoro di Boubat è ricco di grazia, e d’amore. Si osservino a questo proposito le foto prese a Lella, sua musa e grande amore: qui l’obiettivo è tutt’altro che neutrale, c’è passione, ardore e riconoscenza per quella “vita che si nutre di vita”. Ovunque c’è rispetto c’è eleganza, e noi nel lavoro di Édouard Boubat intercettiamo la delicatezza di un poeta che si accinge al racconto della vita.

Giuseppe Cicozzetti

foto Édouard Boubat

 

 

If we observe the Édouard Boubat’s work (1923-1999) we’re struck by the sensitivity with which the photographer intended to celebrate life, reconstructing, image after image, a happiness believed to be lost. There’s nothing epic in his photos nor are there gestures that summarize a sentimental "epos" already described by some of his colleagues: the photograph by Édouard Boubat has the well-educated côté of those who move with discretion and respect among the little ones great things of which life is made. He will tell: “I often thought I was a thief of other people's emotions. Photographing two lovers while exchanging a kiss is equivalent to stealing it, but having decided to photograph - this is my job - I feel the duty to return what I have taken and return it with the utmost discretion ". Here we are in the midst of the "photographic humanism" that made French post-war photography great and that found, among others, in Lartigue, Ronis and Doisneau the greatest interpreters of "small things, delicate like a fragile flower", as he said Prévert on Boubat’s photographs. Boubat photographed life but perhaps it is better to say his interpreters, who try to regain life after knowing the horrors of the Second World War. A simple life, which feeds on simple and simple things, because this is what man lives. Children often appear in his photos, almost as Boubat has identified them as bearers of a ransom, of a hope unfulfilled by adults; we see them at play, embracing each other, smiling and dreaming (the image of the child with the shell on his ears and the next, that of the girl looking over the shop windows are of a very delicate poetry), at game (the photo depicting them on a snowy field recalls the echoes of Bruegel, or of impressionists whose colors have been subtracted). No less adults compete in it and whose "sentimental evolution" is nothing more than a return to the centrality of a substance never dormant, in which to find the joie de vivre wherever possible: two spouses in a bar, two lovers on a bridge. Boubat's work is full of grace and love. In this regard, look at the photos taken in Lella, his muse and great love: here the goal is far from neutral, there is passion, ardor and gratitude for that "life that feeds on life". Wherever there is respect there is elegance, and we in Édouard Boubat's work intercept the delicacy of a poet who is about to tell the story of life.

Giuseppe Cicozzetti

ph. Édouard Boubat

© 2014 - 2020 fototeca siracusana

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