SCRIPTPHOTOGRAPHY

Martin BOGREN                                                                  (Svezia) 

MARTIN BOGREN

Viaggio nell’Italia che cambia. Tra la fotografia e l’Italia c’è una grande, lunghissima e consolidata storia d’amore destinata a non finire mai. Non c’è fotografo straniero che non abbia indugiato a puntare l’obiettivo su luoghi, persone, monumenti, strade e chiese di ogni angolo del paese. Dai panorami da Grand Tour di Rive agli equilibrismi di Cartier-Bresson, dal neorealismo spensierato di Avedon alla svagata e divertita antropologia di Freed (e poi Capa, Seymour, Erwitt e altri in una lista interminabile) che abbia saputo resistere al richiamo di interpretare il clima, i colori, la vita stessa di un’Italia che ai loro occhi appariva esotica come a noi oggi può sembrare Sulawesi. L’Italia del dopoguerra non esiste più e non esiste più quella del boom economico, periodi cari ai fotografi. E’ cambiata. Spesso non in meglio. Ma la sua storia recente, i suoi cambiamenti continuano a incuriosire intere schiere di fotografi stranieri che, ognuno con i propri stile e sensibilità, raccontano un’Italia diversa ma sempre capace di lasciarsi ammirare. L’Italia raccontata dallo svedese Martin Bogren è un paese che vuole somigliare a sé stesso. Orgogliosamente. Nelle immagini della serie che porta lo stesso nome, “Italia”, affiora come il tentativo di ristabilire il senso dell’appartenenza alle piccole cose, a piccoli gesti, a consuetudini in grado di tenere vivo il sangue sotterraneo di una nazione attraverso la ripetizione di riti minimali, quasi domestici, ma carichi di un passato che sa di tradizione. Infatti “Italia” ci appare in forma di catalogo, una raccolta essenziale di “topos” fotografici. C’è quello che ci aspettiamo ci debba essere. Bogren ci dimostra che il suo amore per l’Italia è autentico: la conosce, ne ha percorso le strade e respirato l’aria, ha impressionato nella memoria i volti delle persone e i loro gesti. E tutto con una delicatezza che sottolinea la sua sensibilità. Un amore, un altro: l’Italia che cambia schiude le sue delle tradizioni: dei panni stesi ad asciugare che sventolano come una bandiera umiliata; una suora dall’espressione arcigna e volitiva; un campo di calcio di periferia, polveroso e, immaginiamo, sgangherato dove fare un tifo indiavolato; i simboli di un sacro tanto domestico da non incutere nessun timore, e infatti non scoraggia le profusioni amorose di due innamorati. E le donne. Attraverso una fotografia. Solo una, ma che rappresenta la sintesi della bellezza al femminile che ha incantato ogni poeta. “Italia”, con una delicata collezione di fotografie, è dedicato a noi Italiani. Chi da straniero giunge in Italia è certamente più attento, la sua sensibilità e più porosa dunque più incline ad assorbirne le peculiarità. L’Italia raccontata agli Italiani ha un altro sapore, braccia a un altro spasimante. Ed è ricambiata. “Italia” è un viaggio nella contemporaneità, un riassunto di cronaca. Nelle poche fotografie c’è tutto quello che si può trovare percorrendo il paese per mesi. Tutto è puntualmente segnalato dallo sguardo puntuale del cronista. Ecco un paese al culmine delle disparità, stretto nell’avanzare degli anni (gli anziani ritratti da Bogren, pensosi e alteri sono magnifici) e che non ha mai perduto una disperata vocazione a farsi del male (come dimostra la desolazione di una costruzione popolare in una periferia che potrebbe essere ovunque). Di mezzo c’è la tensione mai sopita distante, forse più vero. Noi paghiamo il prezzo alla consuetudine, siamo così avvezzi alla bellezza da non riconoscerla più. Gli occhi e la sensibilità di Martin Bogren invece ci restituiscono un paese allo specchio. Il suo. Il nostro si è infranto e la nostra immagine non è più riflessa.

 

Giuseppe Cicozzetti

da “Italia”

 

foto Martin Bogren

 

http://www.martinbogren.net/

 

 

Journey into changing Italy. Between photography and Italy there is a large, very long and consolidated love story destined to never end. There is no foreign photographer who has not hesitated to focus on places, people, monuments, streets and churches in every corner of the country. From views of the Grand Tour of Rive to the balances of Cartier-Bresson, from the thoughtless neorealism of Avedon to the vapid and amused anthropology of Freed (and then Capa, Seymour, Erwitt and others in an interminable list) that was able to resist the call to interpret the climate, the colors, the very life of an Italy that in their eyes seemed exotic as to us today may seem Sulawesi.

Post-war Italy no longer exists and there is no longer that of the economic boom, periods dear to photographers. It's changed. Often not for better. But its recent history, its changes continue to intrigue entire ranks of foreign photographers who, each with their own style and sensitivity, tell a different Italy but always able to be admired.

The Italy told by the Swedish Martin Bogren is a country that wants to look like itself. Proudly. In the images of the series that bears the same name, "Italy", emerges as the attempt to restore the sense of belonging to small things, small gestures, customs that can keep alive the underground blood of a nation through the repetition of minimal rites, almost domestic, but full of a past that smacks of tradition. In fact, "Italy" appears in the form of a catalog, an essential collection of photographic "topos". There is what we expect there to be.

Bogren shows us that his love for Italy is authentic: he knows it, he has traveled the streets and breathed the air, he has impressed the faces of people and their gestures in his memory. And all with a delicacy that emphasizes his sensitivity. A love, another: changing Italy opens up its traditions: clothes hanging out to dry, waving like a humiliated flag; a nun with a grim and volitional expression; a suburban soccer field, dusty and, we imagine, ramshackle where to make a cheerleader; the symbols of a sacred so domestic that it does not inspire any fear, and in fact does not discourage the loving profusion of two lovers. And women. Through a photograph. Only one, but representing the synthesis of feminine beauty that has enchanted every poet.

"Italia", with a delicate collection of photographs, is dedicated to us Italians. Those who come from foreign countries to Italy are certainly more attentive, their sensitivity more porous and therefore more inclined to absorb their peculiarities. Italy told the Italians has another flavor, arms to another suitor. And it is reciprocated. "Italy" is a journey into the contemporary, a summary of news. In the few photographs there is everything that can be found traveling through the country for months.

Everything is punctually signaled by the precise view of the reporter. Here is a country at the height of disparities, tight in the advance of the years (the elderly portrayed by Bogren, thoughtful and haughty are magnificent) and that has never lost a desperate vocation to get hurt (as evidenced by the desolation of a popular construction in a suburb that could be anywhere). In the middle there is the tension never ceased distant, perhaps more true. We pay the price to the custom, we are so accustomed to the beauty not to recognize it anymore. Martin Bogren's eyes and sensitivity instead give us back a country in the mirror. His own. Ours is broken and our image is no longer reflected.

 

Giuseppe Cicozzetti

from “Italia”

 

ph. Martin Bogren

 

http://www.martinbogren.net/

© 2014 - 2020 fototeca siracusana

largo empedocle,9 96100 - siracusa (Italy) -  CF 93087090895

  • Instagram - Bianco Circle
  • Pinterest - Bianco Circle
  • Facebook Clean