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Lilian BASSMAN (15 giugno 1917 – 13 febbraio 2112)                        (USA)

LILIAN BASSMAN

Diciamo la verità, vivevamo in una società più elegante di quanto non sia adesso e non ce ne siamo accorti. O forse sì, tant’è che non lo è più. Nessuna nostalgia, in genere il passato ci piace proprio perché è passato e dunque un’eventuale analisi beneficia di uno sguardo benevolo per via della consapevolezza che non tornerà più. Tuttavia è innegabile che nel frattempo qualcosa sia andato per il verso storto. Chissà. Osservando le fotografie di moda di Lilian Bassman (15 giugno 1917 – 13 febbraio 2112) sembrerebbe di sì – ipotesi ancora più sostenibile se osserviamo le fotografie di Louise Dahl-Wolfe (da cui Bassman apprende il mestiere), di Sarah Moon e degli altri maestri (uomini e donne, che importa? la genialità non è una questione di genere) della fotografia di moda. Lo stile di Lilian Bassman si impone presto, fino a scardinare il linguaggio della fotografia di moda e attestarsi come un nuovo punto di riferimento. Harper’s Bazaar vendeva uno stile di vita – all’upper class americana, naturalmente – e dunque le immagini dovevano essere all’altezza delle aspettative di una classe che, dimenticato il conflitto mondiale, virava verso l’ostentazione del proprio benessere.
I sogni, ha detto qualcuno, se sono di tutti, sono aspirazioni democratiche; ma se sono di pochi allora diventano privilegi esclusivi. E le riviste di moda erano (e sono) lì per quello. Di mezzo però c’è il talento di chi produce quelle immagini sognanti, e nel lavoro di Lilian Bassman, il talento è ravvisabile in ogni singolo scatto. Se dunque da un lato la pubblicità imponeva la visibilità di un prodotto, e la sua riconoscibilità, Bassman ha sparigliato le carte aggiungendo al tema una variazione elegantissima nella quale non è più (o non solo, se preferite) il prodotto a prevalere ma la sua descrizione, il linguaggio cioè con il quale è descritto.
Le fotografie di Lilian Bassman sono elegantissime. Le donne sono raffigurate come dee irraggiungibili e altere che nulla perdono però in femminilità. I loro corpi sono perfetti e sinuosi, eleganti e misteriosi. Siamo all’esaltazione di una fisicità che più tardi sarà messa in discussione dalla furia iconoclasta del femminismo.
Solo un occhio sinceramente rispettoso può guardare all’universo femminile e ricavarne immagini così sofisticate nelle quali la figura della donna risulta un soggetto non più “strumento per abiti” ma soggetto autonomo, in grado di imporsi all’osservatore come protagonista. C’è dunque un ribaltamento semiotico. E da quel momento la fotografia di moda, in forza anche del talento di molti (cito per esempio Avedon (di cui Bassman è stata allieva), Newton ma la lista sarebbe oltremodo lunga) non sarà più la stessa.
Bassman è una sperimentatrice. A lei spetta un ruolo nella prima linea degli innovatori della grammatica visiva, una ricerca che si introdurrà in camera oscura per produrre immagini che aggiungono fascino alla bellezza, intrigo e mistero.
Forse sotto il vestito non ci sarà poco o niente. Noi ci teniamo a debita distanza da dispute di questo tipo che hanno il solo scopo di gettare uno sgraziato discredito verso le donne, ma è certo che se dietro l’obiettivo c’è l’occhio attento e geniale di una fotografa come Lilian Bassman, allora cambia tutto.

 

Giuseppe Cicozzetti

 

foto Lilian Bassman

Let's face it, we lived in a more elegant society than it is now and we didn’t notice it. Or maybe yes, so much so that it’s not anymore.

No nostalgia, we usually like the past because it has passed and therefore a possible analysis benefits from a benevolent look because of the awareness that it will never come back.

However, it’s undeniable that in the meantime something’s gone wrong. Who knows. Looking the fashion Lilian Bassman’s photographs (June 15, 1917 - February 13, 2112) would seem so - even more sustainable if we look at the photographs of Louise Dahl-Wolfe (from which Bassman learns the trade), Sarah Moon and other masters (men and women, who cares is genius is not a question of gender) of fashion photography.

The Lilian Bassman’s style is imposed soon, to undermine the language of fashion photography and attest as a new reference point. Harper's Bazaar sold a lifestyle - to the American upper class, of course - and therefore the images had to live up to the expectations of a class that, forgotten the world war, turned towards the ostentation of its own wealth.

Dreams, someone said, if they belong to everyone, are democratic aspirations; but if they are of a few then they become exclusive privileges. And fashion magazines were (and are) there for that. But there’s the talent of those who produce those dreamy images, and in the Lilian Bassman’s work, the talent is recognizable in every single shot. So if on one side the advertising imposed the visibility of a product, and its recognizability, Bassman has scattered the cards adding to the theme a very elegant variation in which it is no longer (or not only, if you prefer) the product to prevail but its description, the language with which it is described.

Lilian Bassman's photographs are very elegant. Women are portrayed as unreachable goddesses and alters who lose nothing in femininity. Their bodies are perfect and sinuous, elegant and mysterious. We are exalting a physicality that will later be questioned by the iconoclastic fury of feminism.

Only a genuinely respectful eye can look at the female universe and obtain such sophisticated images in which the figure of the woman is a subject no longer "tool for clothes" but an autonomous subject, able to impose itself on the observer as the protagonist. There is therefore a semiotic turnover. And from that moment on, fashion photography, thanks to the talent of many (for example, Avedon (of which Bassman was a student), Newton but the list would be very long) will no longer be the same.

Bassman is an experimenter. She plays a role in the forefront of the innovators of visual grammar, a research that will be introduced in the darkroom to produce images that add charm to beauty, intrigue and mystery.

Perhaps there will be little or nothing under the dress. We keep ourselves at a safe distance from disputes of this type that have the sole purpose of throwing a graceless discredit towards women, but it is certain that if behind the lens there is the careful and brilliant eye of a photographer like Lilian Bassman, then everything changes.

 

Giuseppe Cicozzetti

 

ph. Lilian Bassman

© 2014 - 2020 fototeca siracusana

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