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SCRIPTPHOTOGRAPHY

Cecile BALDEWYNS                                                        (Belgio)

Cecile Baldewyins_04

CECILE BALDEWYNS

La fotografa belga Cecile Baldewyins possiede un cuore elettrico. I suoi lavori sono attraversati da una tensione che ci scuote, da una scossa costante che si ripete fotografia dopo fotografia, serie dopo serie, e che sollecita la nostra attenzione. Se le fotografie di Cecile Baldewyns avessero un “sound” questo sarebbe vicino all’acid jazz, nel quale sono assorbite le diverse esperienze musicali e sfornate in una dissonanza eclettica capace di divenire linguaggio a sé. I tratti sono quelli dell’indagine, della sperimentazione non solo tecnica ma contenutistica e dunque l’eccentricità della ricerca, l’ampiezza del campo non deve distrarci o condurci a conclusioni affrettate: al centro d’ogni altro aspetto, formale o contenutistico, c’è il rigoroso rispetto per l’osservatore a cui viene offerta la chiave per decodificare un concettualismo altrimenti fine a se stesso. I lavori di Cecile Baldewyns sono interpretabili. E pieni di rimandi, segno di un’educazione visiva ben radicata. La serie “B comme Bacon” è un omaggio al pittore irlandese, non c’è dubbio, ma qui le contorsioni fisiche e l’azione della mutazione sono declinate in una carnalità che seduce come un richiamo alla sensualità. I corpi mossi sono colti nell’atto di un’azione sì compulsiva, elettrica ma che al contempo suonano di lepidezze voluttuose e prive di impudicizie. Il corpo, e se stessa, sono al centro dell’attività della fotografa belga. Nella serie “Broken”, come suggerisce il titolo, ci troviamo dinanzi alla sua frammentazione, la cui scomposizione frammentata è raggiunta con l’aiuto di uno specchio (il tema dello specchio tornerà ancora) danneggiato. L’effetto di una frammentazione interna, psicologica ancorché fisica prevale sulla staticità cui spesso siamo abituati nel vedere interpretato lo smarrimento identitario; mentre il fondo rosso ci spinge verso la sincronizzazione interpretativa tra la modella (la stessa Cecile) e l’osservatore, innescando nella tensione visiva una nervosità elettrica. Ma c’è tempo ancora. Come una pausa la serie “Out of Focus” giunge a stemperare la tensione avvicinandosi a un rallentamento. I soggetti sono appena accennati, offuscati da un blurred che impedisce ai corpi di essere rappresentati con nitidezza. Tutto è allusivo, immaginato, proiettato nella dimensione nella quale ognuno, proprio perché nulla è esplicito, può versarvi ciò che desidera vedere. Cecile Baldewyns apre una finestra ma lascia le tende a guardia della nostra impertinenza e ciò che ci è concesso vedere sono corpi femminili “acquosi” sorprese al gioco con se stesse. Il tema degli specchi ritorna proprio con “Mirror”. Se c’è un “topos” nella fotografia questo è lo specchio. Ingannatore e moltiplicatore di oggetti e di profondità lo specchio seduce e illude (si pensi al mito di Narciso che vide e si innamorò di se stesso riflesso) ed è per questo che della fotografia è fedele alleato. Qui, in questa serie, assurge però al ruolo di protagonista, un elemento a cui è assegnato il ruolo di narrare una storia: non la riflette, è esso stesso racconto. E infatti è al centro della composizione e come un catalizzatore assume e rimanda gli echi visivi di un’azione che si compie al chiuso delle pareti. Un racconto nel racconto che come uno spin-off racconta qualcosa di parallelo. In “Death” Cecile Baldewyns si addentra più nello specifico dell’assenza. Morte, ma non necessariamente morte fisica. Non c’è dubbio che solo attraverso la morte siamo in grado di apprendere il vero senso dell’assenza: ciò che avevamo visto fino a ieri oggi non c’è più e non ci sarà mai più, ed è inutile sperare che possa accadere il contrario. Dunque il tema centrale della serie è l’assenza. Da se stessi. Infatti osserviamo in ogni fotografia il senso stesso di uno smarrimento profondo, della distanza e della sopraggiunta estraneità tra il soggetto e il suo intorno. Stanze vuote, disadorne. Suppellettili in disarmo e un senso di desolazione proveniente direttamente da una crisi dell’essere, ma tutto trasposto nello spazio di un dinamismo “acido”, elettrico, nervoso. Cecile Baldewyns sembra essere lei stessa attraversata da una febbre creativa che spinge sulla sperimentazione. Il suo lavoro è convulso, dissonante e appassionato. E ribollente di idee. 

Giuseppe Cicozzetti

da “B comme Bacon”; “Broken”; “Out of Focus”; “Mirror”; “Death”.

foto Cecile Baldewyns

http://www.cecilb-photography.com/

Belgian photographer Cecile Baldewyins has an electric heart. Her works are crossed by a tension that shakes us, from a constant shock that repeats itself photograph after photograph, series after series, and that solicits our attention. If Cecile Baldewyns’ photographs had a "sound" this would be close to acid jazz, in which the various musical experiences are absorbed and baked into an eclectic dissonance capable of becoming a language in itself.

The traits are those of inquiry, of experimentation not only technical but of content and therefore the eccentricity of research, the breadth of the field should not distract us or lead us to hasty conclusions: at the center of every other aspect, formal or content, c 'is the strict respect for the observer who is offered the key to decode a conceptualism that is otherwise an end in itself. The works of Cecile Baldewyns are interpretable. And full of references, a sign of a well-rooted visual education.

The series "B comme Bacon" is a tribute to the Irish painter, no doubt, but here the physical contortions and the action of the mutation are declined in a carnality that seduces like a call to sensuality. The wavy bodies are caught in the act of a compulsive, electric action, but at the same time they sound of voluptuous wiles and lacking in impudication. The body, and itself, are at the center of the Belgian photographer's activity. In the series "Broken", as the title suggests, we find ourselves in front of its fragmentation, whose fragmented decomposition is achieved with the help of a mirror (the mirror theme will come back again) damaged.

The effect of an internal, psychological but physical fragmentation prevails over the static nature to which we are often accustomed to seeing the loss of identity interpreted; while the red background pushes us towards the interpretative synchronization between the model (the same Cecile) and the observer, triggering an electric nervousness in the visual tension. But there’s still time. As a pause the series "Out of Focus" comes to temper the tension approaching a slowdown. The subjects are just mentioned, blurred by a blurred that prevents the bodies to be represented clearly. Everything is allusive, imagined, projected into the dimension in which everyone, precisely because nothing is explicit, can pour what he wants to see.

Cecile Baldewyns opens a window but leaves the curtains to guard our impertinence and what we are allowed to see are "watery" female bodies, surprised at the game with themselves. The theme of the mirrors returns with "Mirror". If there is a "topos" in the photograph this is the mirror. Deceiver and multiplier of objects and depth the mirror seduces and deludes (think of the myth of Narcissus who saw and fell in love with himself) and that is why photography is a faithful ally.

Here, in this series, however, it rises to the role of protagonist, an element that is assigned the role of narrating a story: it does not reflect it, it is itself a story. And indeed it is at the center of the composition and as a catalyst it takes on and returns the visual echoes of an action that takes place inside the walls. A story in the story that as a spin-off tells something parallel. In "Death" Cecile Baldewyns goes more specific than absence. Death, but not necessarily physical death. There is no doubt that only through death we are able to learn the true meaning of absence: what we had seen until yesterday is no longer there and will never be there again, and it is useless to hope that the contrary. Therefore the central theme of the series is absence. From themselves. In fact, we observe in every photograph the sense itself of a profound loss, of the distance and of the unexpected extraneousness between the subject and his surroundings. Empty rooms, unadorned. Supplements in disarmament and a sense of desolation coming directly from a crisis of being, but all transposed in the space of an "acid", electric, nervous dynamism. Cecile Baldewyns seems to be herself traversed by a creative fever that drives experimentation. His work is convulsive, dissonant and passionate. And seething with new ideas.

Giuseppe Cicozzetti

da “B comme Bacon”; “Broken”; “Out of Focus”; “Mirror”; “Death”.

foto Cecile Baldewyns

http://www.cecilb-photography.com/

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