SCRIPTPHOTOGRAPHY

Olga KARLOVAC                                                                      (Croazia)

OLGA KARLOVAC

Muto frastuono di stormire di foglie agitate dal vento, c’è un soffio d’urgenza nell’aria e nuvole ansiose di rubare al sole gli ultimi raggi. L’inverno è in arrivo, inquieto e possente, ansioso soltanto di stendere ovunque la mestizia d’un velo di raccoglimento. C’è fretta nell’aria, e un lieve sentore di intimità che presto consiglia il riparo a un nuovo tepore. Buio non è ancora, ma presto lo sarà. La fotografa croata Olga Karlovac ha voluto descrivere un tempo di passaggio, quello che “accolto un sole smarrito ora passa e declina”, nel suo transitare di tinte. Questa sospensione, colta nel suo interregno, è ben restituita in “Before Winter”. Osservando le fotografie di Olga Karlovac affiora intatta la sensazione d’essere parte di una trasformazione che, più che climatica, ha più a che fare con la condizione umana. Si cambia, sembra avvisarci la fotografa casomai l’avessimo dimenticato, ogni volta, e rapidamente. Quel tempo dunque ci somiglia: sfumato, nebbioso, dilegua nel farsi impreciso. La cifra visiva, la grammatica con cui Olga Karlovac sceglie di narrare è attinente: tutto è rapido, appena accennato come un abbozzo in via di definizione, ma è questo che convince. E così i dettagli riverberano di senso. “Before Winter” è una struggente metafora fotografica che dispiega il suo significato nell’interezza della composizione. I soggetti che vediamo camminare lungo le strade urbane sono figure ectoplasmatiche, scorrono frettolose e non sembrano interagire. Ognuno di loro pare stia correndo verso un riparo – ricordiamo che l’inverno è alle porte – e dunque pervaso da un’ansia che frena l’agire. Figure allungate, distorte come un paradosso infelice si agitano, e ci agitano, non meno d’un paesaggio che deve anch’esso passare al vaglio della lunga esposizione perché concorra a un mondo transitorio ed effimero. Ma è quando i due soggetti, l’umano e lo spaziale, si incontrano e l’uno diviene interprete dell’altro che deflagra la fascinazione delle immagini. Qui, in una serie di scene mutuate da un certo cinema espressionista, l’intreccio si innerva magicamente di contenuti segnalando una comunanza d’effetti, una contiguità di suggestioni indossate in un corpo, un unico corpo, che sta trasfigurandosi rapidamente. E in questa “momentaneo inarrestabile” cogliamo per intero la progressiva caducità dell’uomo e la sua successiva rinascita. Olga Karlovac è abile narratrice. Il suo è un racconto dell’uomo nel suo ambiente, ingegnosamente intinto nell’inchiostro della metafora; e dunque, osservato in controluce, “Before Winter” ci introduce quasi iniziaticamente a un rito esplorativo, a un viaggio interiore da compiersi, in osservanza al titolo, prima che “arrivi l’inverno”, una delle stagioni della nostra vita.

Giuseppe Cicozzetti

da “Before Winter”

foto Olga Karlovac

https://www.olga-karlovac-photography.com

Mute noise of rustling of leaves agitated by the wind, there’s a breath of urgency in the air and clouds anxious to steal the last rays from the sun. Winter is coming, restless and powerful, anxious only to spread the sadness of a veil of recollection everywhere.

There is a hurry in the air, and a slight hint of intimacy that soon advises shelter to a new warmth. It's not dark yet, but it’s getting there. The Croatian photographer Olga Karlovac wanted to describe a time of transition, the one that "welcomed a lost sun now passes and declines", in its passing of colors.

This suspension, caught in its interregnum, is well returned in "Before Winter". Looking at Olga Karlovac's photographs, the sensation of being part of a transformation that has more to do with the human condition, rather than climate, emerges intact. We change, it seems to warn the photographer in case we forgot it, every time, and quickly.

That time therefore resembles us: faded, foggy, vanishes in becoming inaccurate. The visual figure, the grammar with which Olga Karlovac chooses to narrate is relevant: everything is quick, barely hinted at as a sketch being defined, but this is what convinces. And so the details reverberate with meaning. "Before Winter" is a poignant photographic metaphor that unfolds its meaning in the entirety of the composition. The subjects we see walking along the urban roads are ectoplasmic figures, they rush and don’t seem to interact.

Each of them seems to be running towards a shelter - let's remember that winter is at the gate - and therefore pervaded by an anxiety that holds back action. Elongated figures, distorted like an unfortunate paradox, are agitated and agitate us, no less than a landscape that must also be examined by long exposure because it contributes to a transient and ephemeral world. But it’s when the two subjects, the human and the environment, meet and one becomes the interpreter of the other that deflagrates the fascination of the images.

Here, in a series of scenes borrowed from a certain expressionist cinema, the intertwining magically innervates contents signaling a commonality of effects, a contiguity of suggestions worn in a body, a single body, which is rapidly transfiguring. And in this "unstoppable momentary" we fully grasp the progressive transience of man and his subsequent rebirth. Olga Karlovac is a skilled narrator.

Her story is a story of man in his environment, ingeniously dipped in the ink of metaphor; and therefore, observed in backlight, "Before Winter" introduces us almost immediately to an exploratory rite, to an inner journey to be accomplished, in observance of the title, before "winter arrives", one of the seasons of our life.

Giuseppe Cicozzetti

from “Before Winter”

ph. Olga Karlovac

https://www.olga-karlovac-photography.com

© 2014 - 2020 fototeca siracusana

largo empedocle,9 96100 - siracusa (Italy) -  CF 93087090895

  • Instagram - Bianco Circle
  • Pinterest - Bianco Circle
  • Facebook Clean