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Alexander MIROSHNIKOV                            (Russia)

ALEXANDER MIROSHNIKOV

Cosa resta del viaggio. Le città sono come le persone, esse mostrano al viaggiatore le loro diverse personalità. A seconda della città e del viaggiatore, può scoccare un amore reciproco, o un’antipatia, un’amicizia o un’indifferenza. Solo attraverso il viaggio possiamo sapere dove c’è qualcosa che ci appartiene oppure no, dove siamo amati o dove siamo stati rifiutati. Il viaggio misura la nostra appartenenza al mondo. Ci sono dei viaggi che non terminano neanche quando abbiamo fatto ritorno a casa, il ricordo di luoghi lontani, di atmosfere prima estranee e poi rapidamente divenute familiari perché una volta che si viaggia questo si ripete infinite volte negli angoli più silenziosi della mente: la mente non sa separarsi dal viaggio. E nemmeno gli occhi, che guarderanno con delicata e compassionevole attenzione quello che di un viaggio abbiamo desiderato restasse al nostro fianco per sempre: le fotografie. Alexander Miroshnikov ha viaggiato per le città europee con un solo bagaglio, leggero e indispensabile come qualcosa cui non possiamo rinunciare perché parte essenziale di noi: una sconfinata sensibilità. Dalle sue fotografie ci accorgiamo di un particolare che le attraversa fino in fondo, e dal quale assumiamo la convinzione che l’osservazione è una pratica intellettuale, un accostamento alle cose che, mai come in questo caso, discrimina fatalmente il viaggiatore da un turista. Il viaggio nelle città europee di Alexander Miroshnikov è iniziatico, ha in sé una componente che attraversa la porosità della superficie delle nostre conoscenze artistiche e storiche di un luogo per radicare nello stordimento dello stupore, al punto che i monumenti, le vie, i palazzi assumono contorni essenziali, immaginifici e forse più vicini alla loro essenza. Una meraviglia. Un’eccellenza interpretativa in grado di restituire città come non le abbiamo mai viste, attraversate da una tensione che la sensibilità di Alexander Miroshnikov ha filtrato ed elaborato perché fosse restituita la sua stessa prima impressione. Ecco, nelle sue foto, lontane un secolo dalle fotografie senza storia di un qualsiasi turista, c’è un evidente tratto impressionista, una “scrittura” che non deroga mai dalle intenzioni iniziali. Il lavoro di Alexander Miroshnikov è generoso, egli ci presta i suoi occhi per osservare con stupore quanto conosciamo, cosicché Venezia, Firenze, Roma, Milano ci appaiono sotto una forma fantasmagorica, impalpabile e nuova. Alexander Miroshnikov è un costruttore di ricordi, senza dubbio. E i suoi ricordi ci invitano a una condivisione da celebrarsi nello spazio dei nostri. Le immagini della Sagrada Família, di Casa Batlló, di Parc Güell restituiscono una Barcellona misteriosa e lontana dalla conoscenza convenzionale. Delle immagini o, per meglio dire, delle “nuove” immagini” apprezziamo sia lo stile, cioè la cifra con cui Alexander Miroshnikov ha desiderato descrivere a noi come egli stesso ha visto quei luoghi, sia una capacità compositiva, un rigore formale e il desiderio di una composta eccentricità che gli proviene dalla sua professione di architetto. E infatti le fotografie corrono tutte su un binario nel quale scorrono insieme alchimie visive e compostezza, fantasia e ordine in un sapientissimo dosaggio che, superata la meraviglia dell’osservazione, si imprime nella nostra mente. Proprio come un viaggio. Riposta appena la valigia dopo il viaggio, ecco che Alexander Miroshnikov ci invita a un altro, insieme piccolo e grandioso, un cammino sorprendente lungo la meraviglia dei suoi “still life”. Un nuovo capitolo, tenuto insieme dalla stessa sensibile attenzione per le forme e da accuratezza descrittiva che affonda le sue radici nella storia dell’Arte degli ultimi due secoli. E qui, nello spazio evocativo delle fotografie, Fantin-Latour incontra la materia viva di Manet in un quadro che convince per misura e spazialità e che sa sganciarsi dai rimandi Ottocenteschi fino a introdurre elementi modernisti e contemporanei. Confesso che raramente ho trovato in un fotografo una misura così densa di sensibilità, un respiro eclettico che non rinuncia alla poesia quale cifra espressiva del proprio lavoro. Alexander Miroshnikov è questo, una magnifica e brillante scoperta. Lo diciamo convintamente, nella speranza che ci inviti al suo prossimo viaggio.

 

Giuseppe Cicozzetti

 

oto Alexander Miroshnikov

 

https://www.flickr.com/photos/ae-mir/

 

 

What remains of the journey. Cities are like people, they show their different personalities to the traveler. Depending on the city and the traveler, a mutual love, or an antipathy, a friendship or an indifference can strike.

Only through the journey can we know where there is something that belongs to us or not, where we are loved or where we have been rejected. The journey measures our belonging to the world.

There are journeys that do not end even when we return home, the memory of distant places, of atmospheres that were previously foreign and then quickly became familiar because once you travel this is repeated endless times in the most silent corners of the mind: the mind he can not separate himself from a journey.

And not even the eyes, which will look with delicate and compassionate attention what we wanted to stay on our side forever: the photographs. Alexander Miroshnikov traveled through the European cities with only one baggage, light and indispensable as something we can not give up because it is an essential part of us: a boundless sensitivity.

From his photographs we notice a detail that goes through to the end, and from which we assume the belief that observation is an intellectual practice, a combination of things that, never as in this case, fatally discriminates the traveler from a tourist. Alexander Miroshnikov's journey into European cities is initiatic, he has in himself a component that crosses the porosity of the surface of our artistic and historical knowledge of a place to root in the amazement of wonder, to the point that the monuments, the streets, the buildings assume essential contours, imaginative and perhaps closer to their essence. Wonderful.

An interpretative excellence able to return cities as we have never seen them, crossed by a tension that Alexander Miroshnikov's sensibility has filtered and processed to give back to his first impression. Here, in his photos, a century away from photographs without any history of any tourist, there is an obvious impressionist line, a "writing" that never derogates from the initial intentions.

Alexander Miroshnikov's work is generous, he lends us his eyes to observe with astonishment what we know, so that Venice, Florence, Rome, Milan appear to us under a phantasmagoric, impalpable and new form. Alexander Miroshnikov is a builder of memories, no doubt. And his memories invite us to a sharing to be celebrated in the space of ours.

The images of the Sagrada Família, Casa Batlló, and Parc Güell return a mysterious Barcelona far from conventional knowledge. Of the images or, better to say, of the "new" images "we appreciate both the style, that is the figure with which Alexander Miroshnikov wanted to describe to us how he himself has seen those places, is a compositional ability, a formal rigor and desire of a composed eccentricity that comes from his profession as an architect.

In fact, the photographs all run on a track in which they flow together visual alchemy and composure, imagination and order in a wise dosage that, overcome the wonder of observation, is imprinted in our mind. Just like a trip. Just returned the suitcase after the trip, here Alexander Miroshnikov invites us to another, both small and grandiose, a surprising journey along the marvel of his "still life".

A new chapter, held together by the same sensitive attention to shapes and descriptive accuracy that has its roots in the history of the art of the last two centuries. And here, in the evocative space of the photographs, Fantin-Latour meets the living material of Manet in a framework that convinces by measure and spatiality and which is able to disengage from the nineteenth-century references to introduce modernist and contemporary elements. I confess that I have rarely found in a photographer a measure so dense with sensitivity, an eclectic breath that does not renounce poetry as an expressive element of one's work. Alexander Miroshnikov is this, a magnificent and brilliant discovery. We say this in conviction, in the hope that you invite us on his next trip. 

 

Giuseppe Cicozzetti

 

ph. Alexander Miroshnikov

 

https://www.flickr.com/photos/ae-mir/

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