SCRIPTPHOTOGRAPHY

Harry GRUYAERT                                                                     (Belgio)

HARRY GRUYAERT

Dal Belgio fiammingo soffia un vento colorato. Forte. Deciso. Come le fotografie di Harry Gruyaert. Qui la drammatica teatralità del bianco e nero è discussa e abbandonata a favore di tinte pregnanti, sapide; e chi afferma che il colore è banale è servito. E non da ora. Non ci sono allusioni, c’è solo il desiderio di raccontare la realtà piatta, priva del contenutismo concettuale, perché il più delle volte i giorni dell’uomo scorrono in assenza di accadimenti. Vita nuda, nella quale il colore è forma e volume, esso stesso è elemento catalizzatore di una narrazione che piace perché discreta e rispettosa e dove il “non accade nulla” è sovvertito e rivalutato grazie al sapiente dosaggio di “forme vestite di colore” in cui oggetti, uomini, edifici confondono il primato della soggettività per mischiarsi in un insieme paritario. Geometrie umanistiche rapprese in un dosaggio che pare indicato da Mondrian e ripreso da Egglestone, Webb o Leiter, dove un oggetto, un tavolo, uno scorcio suburbano ma anche le stesse figure umane assegnano al colore la descrizione delle loro forme. Lo sguardo di Gruyaert è discreto, silenzioso. Se si eccettuano alcuni scatti non c’è immagine da cui non traiamo la sensazione che l’obiettivo sia tenuto discosto, quasi a suggellare la ritrosia imposta dal linguaggio. Scorci, quasi dei bozzetti in cui vince una rigorosità formale mai disgiunta da una cromia vivida, saturata al punto da imporre al racconto una cifra capace di avvolgere l’osservatore in una nube di suggestioni. Eppure, come si è detto, “non accade nulla”. Ed è in questo vuoto che va individuata la ricerca di Gruayert, nella rivalutazione del gesto quotidiano – che pare essere la linfa di cui si nutre una nuova generazione di fotografi belgi, tra cui segnalo Bieke Deeporter – colto nella sua conclamazione, nello svolgersi di un apparente ripetersi. Non c’è epos, come si è già detto. Una scelta, coraggiosa e difficile. Una sfida: raccontare quanto conosciamo, e lasciarsene sedurre, prevede una robusta dose poetica, una lettura “laterale”, un linguaggio forte e personale. Servono nuovi occhi. Occhi che continuano a leggere dove altri non vedono più.

Giuseppe Cicozzetti

foto Harry Gruayert

https://www.magnumphotos.com/photographer/harry-gruyaert/

 

A colorful wind blows from Flemish Belgium. Strong. Decided. Like the photographs of Harry Gruyaert. Here the dramatic theatricality of black and white is discussed and abandoned in favor of pregnant, sapid colors; and those who say that color is trivial is served.

And not from now. There are no allusions, there is only the desire to tell the flat reality, devoid of conceptual content, because most of the time the days of man flow in the absence of events. Nude life, in which color is form and volume, it is itself the catalyst of a narrative that pleases because discreet and respectful and where "nothing happens" is subverted and revalued thanks to the skilful dosage of "forms dressed in color" in whose objects, men and buildings confuse the primacy of subjectivity in order to blend into an equal set.

Humanistic geometries clotted in a dosage that seems indicated by Mondrian and taken from Egglestone, Webb or Leiter, where an object, a table, a suburban glimpse but also the human figures themselves assign to the color the description of their forms. Gruyaert's gaze is discreet, silent. If we exclude a few shots, there is no image from which we do not get the feeling that the objective is kept clear, almost to seal the reluctance imposed by language.

Glimpses, almost sketches in which he wins a formal rigor never divorced from a vivid color, saturated to the point to impose on the story a figure able to wrap the observer in a cloud of suggestions. Yet, as we said, "nothing happens". And it’s in this emptiness that the research of Gruyaert should be identified, in the revaluation of the daily gesture - which seems to be the sap of which a new generation of Belgian photographers feeds, among which I mention Bieke Deeporter - caught in its conclusion, in the unfolding of a apparent repeating.

There is no epos, as already mentioned. A choice, courageous and difficult. A challenge: telling how much we know, and letting ourselves be seduced, provides a robust poetic dose, a "lateral" reading, a strong and personal language. New eyes are needed. Eyes that continue to read where others no longer see.

Giuseppe Cicozzetti

ph. Harry Gruayert

https://www.magnumphotos.com/photographer/harry-gruyaert/

© 2014 - 2020 fototeca siracusana

largo empedocle,9 96100 - siracusa (Italy) -  CF 93087090895

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