SCRIPTPHOTOGRAPHY

Alessandro DI MISE                     (IT)

ALESSANDRO DI MISE

Vi sono regioni di specchiata bellezza, che si offrono a tutti con malcelato compiacimento. Ve ne sono altre la cui bellezza segreta ama farsi scoprire, lentamente, per poi dilagare e restare nel cuore. Dalle altissime Alpi alle pianure bagnate dal Po, la sua storia somiglia alle braccia che l’uomo spalanca a chi mostra rispetto. È schiva e civile; è operosa e sdegnosa; è ricca e ritrosa. È la Lombardia dall’azzurrissimo cielo – quando è azzurrissimo – con il cuore tra le dita e lo sguardo verso l’Europa. La Lombardia accoglie tutti, e a tutti offre un futuro, come una madre generosa, e non c’è nessuno che una volta staccatosi dalle sue braccia non senta l’obbligo d’un ringraziamento. Chi scrive ha vissuto a Milano l’interezza della sua vita lavorativa. Qui, giunto ancora poco più che ragazzo, sono diventato uomo e completato la mia formazione. Non lo dimenticherò. Chi inoltre non intende dimenticarlo ma, anzi, intende già adesso omaggiarne lo spirito, è Alessandro Di Mise. Posto a Monza e dintorni il fulcro della sua attenzione, Di Mise con “Bagai” (in milanese “ragazzi”) discende nelle pieghe di un’umanità fortemente connessa con il territorio. E senza tralasciare alcunché, quasi che il suo obiettivo fosse diretto dall’intenzione di non tralasciare nulla di quanto in lui ha suscitato emozioni. “Bagai”, un ricco fotolibro di immagini e suggestioni completa il suo viaggio nell’esplorazione di un tempo che cambia inevitabilmente e che conduce crisi, spesso, ma che, come vediamo, preserva riti e tradizioni quali parti fondanti di un’identità condivisa. La fotografia di Di Mise è a un tempo inclusiva e ricca di riferimenti. E non potrebbe non essere così. “Bagai” infatti si articola lungo le suggestioni della fotografia di paesaggio, in quella Lombardia rurale così orgogliosamente resistente all’avanzata industriale, come la fotografia di strada nella quale il centro è posto in equilibrio tra la rappresentazione dei soggetti nell’interazione del paesaggio urbano. Ma c’è di più. Molto di più. C’è, ad esempio, il desiderio di raccontare le contraddizioni (si veda la foto del ciclista a Consonno, una scommessa perduta nel tentativo di farne una piccola Las Vegas brianzola, esperimento mai partito e oggi completamente abbandonato), i mutamenti sociali e politici che la società lombarda ha saputo introiettare in se stessa per veicolarli più tardi nel Paese. Di Mise racconta quello che vede, ma noi vediamo in ogni sua foto la grande tradizione dei fotografi che una generazione prima ha raccontato le città lombarde attraverso gli inevitabili cambiamenti, ed anche questo è un bellissimo omaggio che la fotografia rende alla sua tradizione. Lo vediamo nel desiderio di raccontare, senza omettere nulla, le crisi sindacali, le grandi manifestazioni in difesa del lavoro e dei diritti femminili. Lo vediamo nel racconto di una gioventù fluida, in cerca di nuovi modelli. Lo vediamo – e questa è una prerogativa del welfare lombardo – nel racconto della vita sociale degli anziani o dentro gli istituti di cura. Questo fa di “Bagai” un trattato di sociologia per immagini capace di stornare la fotografia da oggetto a funzione. Poi in “Bagai” Di Mise ha voluto omaggiare il suo mondo, quello della fotografia e dei suoi interpreti. Un omaggio nell’omaggio. Ecco dunque una galleria di personaggi – qui è mostrata in forma riassuntiva – che sicuramente hanno avuto grande influenza su Di Mise e i cui ritratti segnano ammirazione e devozione. Così un pensoso Maurizio Galimberti, il regale Giovanni Gastel, i due “ragazzacci” Gianni Berengo Gardin e Francesco Cito nel momento di un selfie e il sempre accogliente Ryuichi Watanabe, scorrono per dirci che la fotografia è una famiglia che riconosce i suoi figli. “Bagai” è un lavoro indispensabile. Senza avere la presunzione d’essere un punto finale, si impone all’attenzione per una completezza d’argomento che non ha uguali. E noi che amiamo la Lombardia, la sua gente, le sue città, i suoi cieli non possiamo che dirci convinti del lavoro di Alessandro Di Mise.

 

Giuseppe Cicozzetti

da “Bagai”

 

foto Alessandro Di Mise      

 

chi è intenzionato all’acquisto di “Bagai”, può contattare l’autore a questo indirizzo: alessandrodimise5@gmail.com       

There are places of clear beauty, which are offered to all with ill-concealed complacency. There are others whose secret beauty loves to be discovered slowly, then spread and remain in the heart. From the high Alps to the plains bathed by the Po, its history resembles the arms that man opens wide to those who show respect. It’s shy and civilized; it’s industrious and disdainful; it’s rich and backward. It’s Lombardy with a very blue sky - when it is very blue - with your heart between your fingers and your gaze towards Europe. Lombardy welcomes everyone, and offers everyone a future, like a generous mother, and there’s no one who, once detached from his arms, doesn’t feel the obligation to give back a huge thank. Who’s writing lived in Milan the entirety of his working life. Here, having arrived little more than a boy, I became a man and completed my training. I won't forget it. Who also does not intend to forget it but, on the contrary, already intends to pay homage to its spirit, is Alessandro Di Mise. Located in Monza and its surroundings, the focus of his attention, Di Mise with "Bagai" (in Milanese dialect means "boys") descends into the folds of a humanity strongly connected with the territory. And without neglecting anything, almost as if his goal was directed by the intention not to leave anything out of what aroused emotions in him. "Bagai", a rich photo book of images and suggestions completes his journey in the exploration of a time that inevitably changes and leads to crises, often, but which, as we see, preserves rites and traditions as the founding parts of a shared identity. Di Mise's photography is both inclusive and full of references. And it could not be different. "Bagai" is in fact articulated along the suggestions of landscape photography, in rural Lombardy so proudly resistant to industrial progress, like street photography in which the center is balanced between the representation of the subjects in the interaction of the urban landscape. But there is more. Much more. There is, for example, the desire to tell the contradictions (see the photo of the cyclist in Consonno, a bet lost in an attempt to make it a small Las Vegas, an experiment that has never started and is now completely abandoned), social and political changes that Lombard society has been able to introject in itself to convey them later in the rest of Country. Di Mise tells what he sees, but we see in each of his photos the great tradition of photographers that a generation before has told the Lombard cities through the inevitable changes, and this too is a beautiful tribute that photography pays to its tradition. We see it in the desire to tell, without omitting anything, the trade union crises, the great demonstrations in defense of work and women's rights. We see it in the story of a fluid youth, looking for new models. We see it - and this is a prerogative of the Lombard welfare - in the story of the social life of the elderly or inside the care institutions. This makes "Bagai" a treatise on sociology for images capable of diverting photography from object to function. Then in "Bagai" Di Mise wanted to pay homage to his world, that of photography and its interpreters. A tribute in homage. So here is a gallery of characters - shown here in summary form - who certainly had a great influence on Di Mise and whose portraits mark admiration and devotion. So a pensive Maurizio Galimberti, the regal Giovanni Gastel, the two "bad boys" Gianni Berengo Gardin and Francesco Cito in the moment of a selfie and the always welcoming Ryuichi Watanabe, scroll to tell us that photography is a family that recognizes its children. "Bagai" is an indispensable job. Without having the presumption of being an end point, it imposes attention for a completeness of argument that has no equal. And we who love Lombardy, its people, its cities, its skies can only say we are convinced of the work of Alessandro Di Mise.

 

Giuseppe Cicozzetti

from “Bagai”

 

ph. Alessandro Di Mise      

 

who’s willing to purchase "Bagai", can contact the author at this address:

alessandrodimise5@gmail.com       

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