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RASSEGNA ESTIVA DI AUTORI DI FOTOGRAFIA

6^ Ed. 2022 SIRACUSA

(Edizione dedicata agli autori in bianco e nero che non credono in ciò che vedono)

 

fotografia

IMPERFETTA

di Giuseppe Cicozzetti

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     L’appuntamento di Estate Fotografia, l’annuale rassegna fotografica a cura della Fototeca Siracusana, giunta alla sesta edizione, intende celebrare la fotografia in bianco e nero. Con Bienne, il titolo guida della rassegna contiene in sé una dichiarazione d’intenti, una precisa scelta tematica con cui omaggiare il linguaggio primigenio della fotografia. Si è molto discusso – e ancora si continua a discutere – di una presunta supremazia del colore sulle immagini in bianco e nero; una supremazia che però non ha saputo – forse nemmeno voluto – soppiantare un linguaggio che, come vediamo, è invece vivo e vegeto. Noi non ci accomoderemo nelle tribune delle tifoserie: chi ama la fotografia è ben consapevole di come i due linguaggi possano coesistere, convivere nel rispetto dello stile. Il tema tuttavia non si esaurisce con una reciproca pacificazione, perché il colore, già dalla sua nascita, ha saputo imporre una cifra precisa, molto spesso sperimentale e di grande effetto – i maestri che hanno fatto del colore la propria espressione, e con risultati sorprendenti, sono innumerevoli – ma il successo della “novità” (il primo rullino di una pellicola a colori, la Kodachrome, vede la luce nel 1933) è figlio dello stesso positivismo, di quel clima culturale e scientifico che ha favorito la nascita stessa della fotografia, una disciplina artistica sempre ben disposta a introiettare ogni novità tecnologica. Ma il bianco e nero non è mai retrocesso al rango, pur nobile, di lingua iniziatica, né con il tempo ha corso il pericolo di diventare una lingua in estinzione. Anzi, la sua massiccia frequentazione conferma un dato in controtendenza: i fotografi lo scelgono per sottolineare la cifra stilistica con cui offrirci la loro personale visione della realtà.

 

     «Il mondo è a colori, ma la realtà è in bianco e nero». Questo efficace aforisma di Wim Wenders ha il potere di introdurci nel cuore della questione e insieme – senza vocazioni apodittiche – ci aiuta nella riflessione attorno al tema che, è bene sottolinearlo ancora, non ha nessun desiderio agonistico – ma è pur vero che i puristi del bianco e nero non hanno mai rinunciato a esprimersi contro il colore (Sarah Moon, che attraverso il colore ci ha donato autentici capolavori, ha detto di credere “che l’essenza della fotografia sia in bianco e nero. Il colore è solo una devianza”), incapace, a loro dire, di penetrare il reale nella sua profondità. Il bianco e nero allude, suggerisce, introduce al mistero del momento, ci parla. E ci invita a un grande gioco, riempire cioè il vuoto cromatico della gamma dei grigi in ragione della nostra obiettività, della nostra sensibilità. Questo è il territorio in cui il bianco e nero sfida il colore; e non c’è dubbio su chi ne esca vincente. La materia con cui il colore veicola il suo senso dentro l’immagine, riflettendo la sua vocazione di “specchio del reale”, si infrange contro il potere evocativo del bianco e nero di una fotografia, un potere che ha la forza di trasportarci in una dimensione interpretativa che si ritaglia un ruolo preciso intorno alla nostra visione della realtà. Se dunque il “mondo a colori” cui allude Wenders è espressione di un mondo collettivo nel quale poche sono le deroghe dell’immaginazione, la “realtà in bianco e nero” lascia libero l’osservatore di attingere alle suggestioni provocate dalla visione. In questo senso la fotografia in bianco e nero dichiara sì una specie di imperfezione (attenzione, ogni buona fotografia dev’essere in qualche modo “imperfetta”, lasciare cioè al fruitore la libertà di vederci quanto è dettato dalla sua sensibilità), ma che si rivaluta nel momento della sua creazione, nello stesso momento in cui un fotografo conclama il suo talento con un clic.

Ha detto Ferdinando Scianna, che per una fortunata coincidenza è ospite di Estate Fotografia, che la sua lingua madre è il bianco e nero. Potrà anche destreggiarsi con il colore, ma il bianco e nero viene naturale come un pensiero che nasce prima della parola, o meglio, per usare una metafora, può esprimersi con destrezza in una lingua straniera (il colore), ma nulla supera la fluidità espressiva della lingua madre (il bianco e nero). Il bianco e nero come linguaggio, cioè un insieme di segni, codici stabiliti e riconosciuti, introduce quindi una scelta di campo operativa, fondante, irrinunciabile, che insieme sappia essere veicolo d’un linguaggio personale e universale, figlio di una passione assai simile a un’ossessione.

 

     Qui, a proposito di Scianna e delle sue fotografie che saranno in mostra, vogliamo condividere una storia che ha il sapore di un piccolo miracolo che ha sorpreso lo stesso fotografo. Si tratta di un numero di fotografie scattate a metà degli anni ’60 sul tema dei cantastorie. Ad aiutarci nella datazione è un indizio singolare, il nome che accompagna l’uscita di “Feste religiose in Sicilia” (1964), una storpiatura singolare che trasforma Ferdinando in Fernando. Le fotografie, recuperate da un rigattiere una ventina d’anni orsono e custodite gelosamente, rappresentano degli inediti e sono mostrate in anteprima durante la rassegna. Un piccolo miracolo, si è detto, ma dimostra come il cammino delle fotografie, il loro destino, sia simile a un fiume carsico in grado di scomparire per affiorare improvvisamente nella stessa città in cui sono state scattate.

Ma le suggestioni non finiscono qui. Esse sono numerose almeno quanto la creatività dei fotografi in mostra; e non potrebbe essere altrimenti. I fotografi che accorrono ad arricchire Bienne, la rassegna di quest’anno, rappresentano un vero spaccato della fotografia italiana e internazionale, utile per comprendere le tendenze, le indicazioni, le curiosità, il percorso felicemente incoerente come si addice alla creatività.

 

     Ecco che con Daniele Aliffi siamo trasportati nel lavoro del circo, dove tra acrobati e domatori si rinnova la meraviglia di uno spettacolo senza fine. Di Giacomo Brunelli, fotografo dal purissimo talento, abbiamo apprezzato le serie urbane di “Eternal London” e “New York”, ora ci propone degli estratti da “The Animals” in cui l’equilibrio delle forme, la ricercatezza delle visioni ci invitano a guardare la realtà degli animali con altri occhi. Mauro Cangemi è impegnato a risolvere il delicato equilibrio delle forme, e chiama a dialogo un bianco e nero pronto a confrontarsi con il rigore della composizione. Luciano Cannella transfigura il paesaggio marino con doppie esposizioni e tempi lunghi. Daniele Cascone ci trasporta nel campo delle invenzioni, e supera il limite immaginativo della realtà con composizioni umane di grande effetto compositivo. Mauro Colapicchioni ci propone uno studio delle linee di difesa della seconda Guerra Mondiale lungo il sud-est della Sicilia, un lavoro che restituisce un pezzo drammatico della storia del Novecento. Thierry Cron ci trasporta nel cuore della tradizione indiana offrendoci immagini suggestive di un matrimonio. Guido Gaudioso affronta corpi e volti ampliando la lunga tradizione ritrattistica della fotografia. Il lavoro di Francesca Romana Guarnaschelli sarebbe stato apprezzato da Diane Arbus: i suoi freaks infatti sembrano componenti di un’umanità libera e dolente. L’obiettivo di Karel Saelaert esplora il corpo dell’uomo, ferito, inciso in relazione dialettica con le ferite della Terra. Di Ferdinando Scianna si è già detto del miracolo del ritrovamento di immagini recuperate e ora restituite alla comunità degli appassionati di fotografia. Marie Sordat continua a sorprenderci con una street photography contaminata da suggestioni che sembrano fuoriuscire dal sottosuolo della nostra immaginazione. Giulio Speranza pone l’accento della sua ricerca nella grande tradizione della fotografia di paesaggio, individuando nei massicci montuosi un soggetto monumentale di grande impatto visivo. Il lavoro di Alfio Torrisi sprofonda nel concettuale – ecco un’altra categoria della fotografia –, con delle immagini digitali che richiamano alla mente la grande tradizione delle incisioni. La street Wouter Van Vaerenbergh, anch’essa assai contaminata, ci dice di come un genere, perché possa sopravvivere, abbia bisogno di nuovi stimoli; e infatti i suoi lavori ci conducono in una dimensione ora urticante ora capace di fornire inaspettate delicatezze. Umberto Verdoliva sta imponendosi sul panorama italiano come un fotografo di livello. Le sue immagini sono a un tempo sognanti, delicate, figlie della sensibilità che lo contraddistingue e dell’attenzione suprema alla composizione fotografica. Con le immagini di John Vink, scopriamo i vezzi e le abitudini di noi italiani: il suo lavoro è un micro viaggio in un’Italia che ci sorprenderà sempre. Di Lorenzo Zoppolato, giovane ma già apprezzatissimo fotografo, convince lo sguardo poetico del “realismo magico” caro non solo alla fotografia ma anche alla letteratura. Le fotografie, tratte dal fortunato “Le immagini di Morel” ci parlano d’un viaggio lungo fino alla radice della fine del mondo, là dove magia e immaginazione sono fatti della stessa materia.

     Diciotto autori per un lungo viaggio dentro la fotografia in bianco e nero. Diverso è lo stile, il linguaggio, la tenacia; diversa è l’ossessione che nutre le loro ambizioni, la loro strada. Questo è il segno che solo con una pluralità di voci si può produrre un ventaglio di emozioni, di sensazioni. Ma, oltre a questo, ogni autore ci dice qualcosa di fondamentale e cioè che la fotografia, a dispetto di quanti sono in attesa del suo funerale, è ancora giovane e in buona salute, e questa capacità resiliente è da attribuire alle diverse sensibilità autoriali, alle visioni lungimiranti, alla caparbietà con cui ogni autore persegue le proprie specificità. Genio, talento, maestria sarebbero voci mute, un coro senza voce se non fossero posti a confronto con le sempre nuove tendenze. E con Bienne la Fototeca Siracusana persegue proprio questo cammino, con coerenza e determinazione, esibendo anche quest’anno le voci più significative della fotografia italiana e internazionale.